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Analisi finanziarie. Questa sezione raccoglie articoli di analisi su titoli azionari, indici e altre attività finanziarie. Gli strumenti utilizzati saranno molteplici e riguarderanno i classici dell'analisi tecnica (autori vari), alcune tecniche di W.D. Gann e studi personali. Riguarderanno sia il breve sia il medio e lungo termine e cercheranno di individuare, senza pretesa alcuna, situazioni di ipercomprato/ipervenduto, divergenze, tentativi di break-out ecc. Tutte le analisi, in ordine cronologico dal 2014 (dalla più recente) saranno corredate di grafici per permettere una migliore e più immediata percezione dello studio in oggetto.

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Ftsemib iindex

24 marzo 2017. Il minimo del 27 giugno 2016 a 15017 punti, barra settimanale, rappresenta il principale punto di riferimento del nostro mercato principale per il medio termine; il recupero che è seguito, deciso e duraturo, sta performando, proprio di recente, marginalmente sopra il 50% del range di prezzi compreso tra il massimo relativo importante del 20 luglio 2015 a 24157 punti. Le ottave temporali dello stesso portano a una scadenza interessante a cavallo tra la fine della settimana in corso e la metà della prossima, condizione coadiuvata da un set-up di medio periodo da pivot di minimo che scade proprio nello stesso periodo; la coincidenza di due set-up di primo e secondo grado, in riferimento al medio termine chiaramente, potrebbero indurre gli operatori a liquidare almeno in parte le posizioni rialziste in attesa di una fase correttiva in grado di smaltire l’ipercomprato delle ultime quattro/cinque settimane. Per quanto riguarda i set-up dal minimo di periodo (giugno 2016), si può notare come il primo rialzo nove/dieci settimane (a seconda che si valute il massimo infrasettimanale o la close weekly), il secondo quattro settimane, il terzo sei settimane e l’ultimo, attuale, per ora sei settimane; viene spontaneo valutare in tredici settimane totali circa i primi due rialzi, in dodici settimane, per ora, gli ultimi due rialzi (con un’altra settimana o frazione della stessa si riequilibrerebbe la situazione) mentre i ritracciamenti hanno avuto una progressione regolare di tre, quattro e cinque settimane. I primi due massimi superiori  consecutivi sono giunti a poca distanza di prezzo tra loro, situazione che, almeno per il momento, sembra ripetersi sugli ultimi due massimi superiori consecutivi (salvo nuovo allungo ampio e deciso nei prossimi giorni); in mezzo, il rialzo molto più interessante che ha portato le quotazioni in area 19600. Fermo restando che la rottura sopra 18500 e successivamente sopra 19600 proiettano, per il medio termine, almeno in area 20600/20700, non sarebbe scandaloso né eccessivamente penalizzante per la tendenza di fondo se si verificasse uno storno più o meno salutare nell’immediato; in tal caso, di nuovo 19600 prima, 19050/19200 successivamente e 18550/18600 in estremo saranno gli obiettivi da valutare per la futura ripresa del trend rialzista tuttora in corso.

 

 

 

FTSEMIB future

14 marzo 2017. Su base giornaliera il nostro mercato mantiene una view decisamente rialzista dopo che, nella prima metà di dicembre dello scorso anno, il derivato ha effettuato la decisa rottura sopra area 17300/17400, resistenza statica e, contestualmente, ostacolo dinamico che lo tratteneva da tempo in condizione di ampio trading range di medio termine. La salita, veloce e importante, realizzata nell’arco di un mese dal suddetto break, si è fermata creando le condizioni per una evidente lateralità che, per il momento, sta ancora impedendo la continuazione rialzista sopra i massimi precedenti; in particolare, dopo una prima discesa di classico ritracciamento da ipercomprato grave, il mercato ha effettuato un affondo più deciso in area 18400 circa e, da questi valori, la risalita è culminata ora nuovamente e precisamente sui massimi stessi per la terza volta da gennaio. La condizione generale non è cambiata ma è presumibile che l’incapacità del fib di rompere, finalmente, i livelli di congestione stia preoccupando una parte degli operatori; osservando il grafico si può desumere un probabile motivo per questa latitanza che potrebbe essere causata dal fatto che il ritorno sui massimi è coinciso con una fase di ipercomprato lieve e, dunque, tale situazione potrebbe causare la mancanza della necessaria pressione rialzista in grado di proporre l’accelerazione attesa.

Se ragioniamo sul brevissimo termine, infine, proprio un eventuale ritracciamento, purché leggero e misto a un laterale poco esteso temporalmente, potrebbe portare un po’ di ipervenduto e dare coraggio ai compratori che, finalmente, spingerebbero i prezzi anche sopra la resistenza citata. Il precedente minimo di brevissimo termine nonché minimo infrasettimanale, a 19320 diventerà fondamentale per la tenuta della tendenza (in chiusura, estensione intraday concessa fino a 19100/19200 circa): una close giornaliera sotto seguita dall’immediata continuazione rischierebbe di sconvolgere l’assetto grafico e tecnico per le prossime quattro/sei settimane almeno.

 

 

 

Unicredit

30 settembre 2016. Unicredit è nuovamente sui minimi storici e, da qualche mese, si muove in un range abbastanza stretto (sempre in relazione ai movimenti di lungo termine). Nell’ultimo periodo, inoltre, è in atto una fase di assestamento a cavallo di area 2 euro e, per il secondo mese consecutivo, i minimi non hanno rotto il livello raggiunto nel mese di luglio a ridosso di 1,70 euro; si aggiunga che gli oscillatori di momentum sono in ipervenduto e, statisticamente, è frequente che il titolo risalga dopo il rientro in area neutrale. La situazione generale non è incoraggiante, proprio in virtù del fatto che supporti statici, dinamici e algoritimici hanno ceduto o, nella migliore delle ipotesi, stanno provando a cedere in questo periodo; in caso di recupero occorrerà verificare tra 2,6 e 2,9 euro circa, area dove si rileva il primo ostacolo (resistenza dinamica indiretta e di ritorno). Considerando prezzi e volumi, in ogni caso, se le quotazioni dovessero riuscire a portarsi abbastanza stabilmente almeno sopra 2,4/2,5 potremmo assistere a un nuovo braccio di ferro tra compratori e venditori, proprio nell’area tra 2,2 e 2,6 euro circa.

Grafico

 

Apple

19 febbraio 2016. Il rendiconto del primo trimestre dell’anno fiscale 2016, chiusosi il 26 dicembre 2015, ha mostrato ancora ottime e positive evidenze per la società, sia a livello economico che finanziario. I dati positivi riguardano l’utile netto (18,4 miliardi di dollari),  in crescita dell'1,9%, mentre il livello di vendite dell'iPhone registra un calo delle vendite per la prima volta dalla sua commercializzazione, calo dovuto principalmente all'indebolimento del mercato cinese (74,8 milioni di unità, inferiori alle attese, il 66% delle vendite totali).

Le dichiarazioni della dirigenza (Fonte: AGI, 26/1/2016): "Il nostro team ha portato a termine il più grande trimestre di sempre per Apple, grazie ai prodotti più innovativi al mondo e alle vendite record di sempre per quanto riguarda iPhone, Apple Watch e Apple TV. La crescita del nostro business dei Servizi ha accelerato nel corso del trimestre fino a produrre risultati record, e la nostra base installata recentemente ha raggiunto l'importante traguardo di un miliardo di dispositivi attivi. Le nostre vendite record e i forti margini hanno guidato i record di sempre per quanto riguarda l'utile netto e l'utile per azione nonostante un contesto macroeconomico molto difficile. Abbiamo generato un flusso di cassa operativo di 27,5 miliardi di dollari durante il trimestre, e restituito oltre 9 miliardi di dollari agli azionisti attraverso il riacquisto di azioni e i dividendi. Abbiamo portato a termine 153 miliardi dei 200 miliardi previsti dal nostro programma di ritorno del capitale.  Le vendite di iPhone sono state 74,8 milioni contro le stime di 75,46 mln.". 

L’aspetto tecnico è interessante e andrebbe visto sul medio termine e anche sul lungo termine.

apple

Medio termine. Il titolo è a ridosso di un minimo relativo realizzato alla fine di agosto dello scorso anno e che ha segnato i valori più bassi dalla metà del 2014, con un ritracciamento, dai massimi, pari a circa 30 punti percentuali, la discesa maggiore dal 2012 (dicembre2013 – aprile 2013) che dimezzò quasi il prezzo delle azioni in circa quattro mesi. Se sarà doppio minimo lo vedremo presto: una chiusura settimanale sopra 101,5/102 seguita da un immediato break potrebbe chiudere per il momento il ribasso e concedere un discreto spazio di recupero ai compratori che potrebbero gestire una posizione rialzista con uno stop cautelativo tutto sommato contenuto, se si considera la natura e la temporalità di un’eventuale operazione, con primo obiettivo in area 108/109 dollari e ambizioso a 118/119 dollari. L’attesa per un possibile break in stop è a mio avviso giustificabile dal fatto che il mercato potrebbe trovare la via del rialzo con una certa fatica a causa di un valore sensibile a 96/97 dollari, area sulla quale si muove attualmente l’azione e, dunque, il rischio che un fallimento nel suo recupero possa creare nuove aspettative ribassiste rimane concreto. Qualora invece anche il precedente minimo cedesse (conferma necessaria), i rischi che le quotazioni possano raggiungere l’obiettivo inferiore e sicuramente ambizioso a 78/79 dollari diventerebbero realistiche (possibili escursioni anche in area 74/76 dollari in caso di affondi decisi e veloci).

 appe

Lungo termine. La situazione vede i prezzi ingabbiati tra area 92 e area 122/123 dollari da almeno sei mesi; attualmente, le quotazioni premono sulla parte inferiore del range e, da quel che si può notare su basi dinamiche e algoritmiche, la condizione che si potrebbe registrare con una close mensile su questi valori sarebbe di ipervenduto lieve e, allo stesso tempo, a rischio per una possibile ripresa della discesa in caso di cedimenti dei minimi suddetti. Se ciò dovesse accadere, obiettivi inferiori potrebbero essere 84/85 dollari (intermedio), 79/80 dollari (di grado inferiore, primario) e 72/74 dollari (primario, di grado superiore e importante). Una decisa ripresa ambirebbe probabilmente a un livello superiore a ridosso della parte superiore del range considerato, presumibilmente tra 119 e 120 dollari.

 

 

 

Unicredit

20 gennaio 2016. Il piano di riorganizzazione dell’istituto recentemente rivelato al mercato prevede un taglio del 14 per cento del personale e una ristrutturazione ampia e sostanziosa e, secondo i vertici di Unicredit, permetterà alla banca di operare in futuro con tranquillità e rigore finanziario. Unicredit è un colosso internazionale con oltre 150 mila dipendenti e, se questo è un bene in fasi di espansione economica, oggi trova non pochi detrattori a causa del fatto che l’espansione attuata negli anni precedenti ha creato non pochi problemi in termini di governante e doppioni a livello organizzativo. Una tale politica espansionistica in un periodo di problematiche legate al mondo della finanza ma anche a situazioni di politica internazionale espongono l’istituto a rischi geopolitici attraverso l’Europa: Turchia, Ucraina, Russia e altre situazioni delicate creano o potrebbero creare in futuro aspettative non particolarmente positive sul futuro di Unicredit che, attualmente, ha in carico oltre 80 miliardi di crediti in sofferenza, circa il 20% dei prestiti totali.

 

Dal punto di vista tecnico: le quotazioni si sono appoggiate, in questi ultimi giorni, nell’area compresa tra 3,8 e 4 euro che rappresenta un livello di potenziale supporto di natura statica di medio/lungo termine; qualora lo stesso non dovesse riuscire a sostenere la pressione in vendita che attualmente si sta abbattendo sul mercato, è presumibile che i prezzi possano scendere a testare anche il successivo livello inferiore rilevabile tra 3,15 e 3,30 euro circa e che, presumibilmente, dovrebbe creare qualche aspettativa di rimbalzo almeno per l breve termine. A livello algoritmico i valori sono in ipervenduto, sebbene non in maniera critica, ma normalmente una tale condizione si verifica in prossimità di punti di svolta più o meno interessanti; manca ancora una vera e propria divergenza con relativo punto di appoggio e successivo break ma i livelli statici di cui sopra potrebbero comunque aiutare una seppur rischiosa gestione operativa ad alto rischio (speculazione/acquisti sulla debolezza e contro il trend principale di medio termine).

Grafico settimanale grafico

 

Saes getters

 

23 dicembre 2015. Il 2015, almeno fino a settembre e in attesa di verificare i dati dell’ultimo trimestre, ha evidenziato numeri di tutto rispetto per l’azienda:

 

-        Fatturato consolidato di 122 milioni, in crescita del 28% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso;

-        margine operativo lordo di 21,5 milioni, circa 6 milioni più del 2014;

-        utile netto consolidato di quasi 8 milioni in netto aumento rispetto ai soli 2,5 precedenti (più del triplo), destino che ha seguito anche l’utile netto per azione (da 0,10 a 0,35 euro per azione ordinaria). 

In attesa dunque di vedere i risultati dei questi ultimi tre mesi le attese per il 2016 sono incoraggianti, nonostante i già ottimi risultati recenti e, dunque, questa condizione di prospettive favorevoli rende il titolo interessante per il prossimo anno o, comunque, in vantaggio rispetto alla maggior parte del listino se si considera non tanto le potenzialità di rivalutazione assolute ma, piuttosto, il rapporto rischio/rendimento nel medio termine.

Analisi tecnica.

Medio periodo: negli ultimissimi mesi i prezzi si sono mossi in un canale triangolare in fase di restringimento continuo e con gli indicatori dinamici di riferimento per il medio/lungo termine in appiattimento e in ricongiungimento; il MACD è stato respinto dalla linea dello zero per due volte consecutive e, di recente, l’incrocio positivo ha generato sufficiente spinta da portarlo a segnare valori più elevati rispetto agli ultimi tre/ quattro anni (grafico di riferimento: settimanale). In aggiunta, è evidente dal grafico stesso la rottura decisa e consolidata sopra la trend-line che determina proprio la parte superiore del triangolo di cui sopra con conseguente fuoriuscita dei valori di mercato da area 8,5/8,6 euro, break che ha permesso l’accelerazione ancora in atto.

Lungo periodo: anche nello studio di lungo termine (grafico mensile) è evidente, seppure con aspetti grafici diversi, l’area di contenimento dei prezzi durante gli ultimi cinque/sei anni, più o meno compresa tra 6 euro e 8,50 euro; in diverse occasioni sia il valore superiore sia quello inferiore hanno svolto egregiamente il compito, rispettivamente, di resistenza e supporto di ampio respiro, ogni volta in grado di far ritracciare o rimbalzare il titolo verso l’estremo opposto. Tale situazione si è sbloccata di recente, come anticipato sopra, con break fuori dall’area stessa, forte accelerazione e rottura anche sella prima resistenza statica (intermedia) di lungo termine visualizzata a 11/11,5 euro circa. Il momentum è dunque estremamente favorevole sin dal mese scorso ma è anche evidente come la condizione generale sullo stesso stia entrando in una fase di potenziale ipercomprato grave; ciò non significa automaticamente che i corsi dovranno scendere a breve ma, presumibilmente, si abbassano considerevolmente le probabilità che l’accelerazione continui per molto tempo senza soste o rientri almeno parziali su posizioni precedenti. In quest’ottica, dunque, vorrei far notare come una fascia di prezzi tra 8,8 e 10,2 euro (indicata in grigio sul grafico settimanale) possa essere considerata in futuro come possibile polo di attrazione per i valori di mercato, sia in quanto livello di forte resistenza negli ultimi anni, sia in quanto area di concentrazione di prezzi e valida per entrate (eventualmente anche multiple, distribuendo la liquidità di riferimento per l’investimento) sulla debolezza di breve/medio termine almeno fintanto che il trend di lungo sia consolidato al rialzo.

Grafico settimanale grafico

Grafico mensile  grafico

 

 

Valeant Pharma

3 dicembre 2015. La società di ricerca Citron Research il 21 ottobre scorso ha reso pubblico un rapporto nel quale sostiene che l'azienda in oggetto potrebbe essere una "seconda Enron", la più grande bancarotta nella storia americana avvenuta nel 2001. Gli indizi di maggiore importanza, secondo questo documento, riguardano le pratiche contabili di Valeant legate soprattutto all'uso delle cosiddette "specialty pharmacies", farmacie studiate appositamente per fornire medicinali di fascia alta (per malattie quali cancro, sclerosi multipla e altre malattie gravi e/o degenerative),  rispettando requisiti precisi sulla gestione, l'immagazzinamento e la distribuzione. L’amministratore delegato della Valeant, Mike Parson, ha rassicurato dipendenti e investitori, accorsi in massa per ascoltarlo; la motivazione principale per un tale rapporto, ha specificato Parson, sarebbe pura e semplice speculazione, forse persino oltre i limiti della legalità, indicando come la Citron abbia subdolamente creato ad arte la falsa notizia per speculare sul ribasso delle azioni, essendo la stessa specializzata nello short-selling azionario. I dubbi, dunque, ci sono e da entrambe le parti: è presumibilmente fuori discussione che una società come la Citron abbia speculato sul ribasso ma è anche vero che negli ultimi tempi i notevoli aumenti di prezzo dei prodotti della società di ricerca Valeant sono stati presi di mira, così come le sue tecniche di vendita. Nel dicembre 2014 Valeant acquistò un'opzione per comprare Philidor, che a sua volta ha opzioni per rilevare una serie di piccole farmacie regionali; Valeant ha iniziato a includere nei suoi conti i ricavi dell'azienda, cosa nascosta agli investitori fino a pochissime settimane fa. I timori riguardano il fatto che una tale pratica possa essere infine giudicata illegale e creare non pochi problemi alla solidità dell’azienda, sulla quale pesano oltre 30 miliardi di dollari di debito. Al momento, dunque, la Valeant ha chiesto l'avvio di un'indagine da parte della Securities and Exchange Commission sulla tesi "completamente falsa" sostenuta dalla Citron. Inoltre, notizia recente, sembra che l’azienda abbia appena annullato il suo rapporto con la Philidor, contestando la sua tendenza a proporre farmaci di marca e a scoraggiare le vendite dei prodotti generici. In attesa dei risvolti di questa vicenda proviamo ad analizzare sotto l’aspetto tecnico il titolo.

valeant pharma

La forte discesa degli ultimi mesi ha fatto crollare le azioni da area 260/265 dollari fino ai 70 dollari di pochi giorni fa, con una perdita in soli quattro mesi di oltre il 70%. I valori attuali evidenziano (sotto l’aspetto puramente tecnico e a prescindere da motivazioni esogene), come del resto quasi sempre gli estremi di prezzo tanto al rialzo quanto al ribasso (salvo rare eccezioni), la necessità che eccessi di prezzo in tempi particolarmente brevi, sia sui massimi che sui minimi, siano frequentemente destinati a rientrare in maniera più o meno eclatante; è chiaro che la differenza, nelle fasi di recupero/storno, la fanno la solidità dei conti e la credibilità del management che, in questo caso, sembrano essere venuti meno per piccoli e grandi investitori. I valori attuali, dopo un parziale recupero, si trovano poco sotto area 100/101 dollari, presumibilmente una prima resistenza con la quale i compratori dovranno fare i conti; incoraggia, è vero, la candela weekly di reversal identificabile facilmente sui minimi di periodo ma occorre comunque fare molta attenzione perché, almeno per ora, i volumi in acquisto sul rimbalzo in corso sono ancora nettamente limitati rispetto ai volumi di vendita dopo le notizie di cui sopra. L’operatività su titoli come questi e in fasi simili a quella attuale è certamente da considerare fattibile solo per chi ha un’ottima condizione cardiovascolare o, eventualmente, della diversificazione estrema del rischio ne fa un credo, perché qualsiasi notizia al riguardo potrebbe far volare o nuovamente crollare le quotazioni. Per questo motivo, personalmente credo che eventuali entrate sulla forza potrebbero essere valutate solo in caso di ulteriori recuperi oltre area 108/109 dollari, possibilmente con close weekly anche sopra 101 dollari e con obiettivo primario in area 130/133 dollari. Tuttavia, in relazione alla condizione generale attuale che esula dall’analisi prettamente tecnica, preferirei attendere eventuali nuovi scossoni negativi, almeno per il grosso della potenziale posizione long, entrando in acquisto su ulteriori affondi almeno in area 59-67 dollari (valore principale di riferimento a 62/63 dollari), per cercare di sfruttare ritorni veloci a 73/75 dollari prima e 98/100 dollari successivamente.

 

Nikkey - Medio termine

6 ottobre 2015. L’indice, nella seconda metà dell’anno, ha raggiunto massimi importanti a ridosso di area 21000, dopo aver forzato una resistenza di lungo termine a 19100/19150 punti circa. Puntuale il ritracciamento che ha toccato la stessa resistenza ormai rotta, così come la risalita per favorire il tentativo di un nuovo break che sarebbe presumibilmente risultato decisivo e risolutivo per nuovi e importanti allunghi in direzione prima di area 22200/22300 ed eventualmente di area 23400/23600; ciò, tuttavia, non è avvenuto e l’immediato recupero si è fermato con una certa precisione, anche in questo caso, sul massimo precedente, innescando un nuovo ribasso che, questa volta, ha ceduto il suddetto minimo e ha riportato le quotazioni marginalmente sotto area 17000 punti, con un ribasso di circa 20 punti percentuali in meno di due mesi. L’hammer settimanale formatasi ai minimi di ottobre ha creato le condizioni per il rimbalzo che, anche in questo caso, ha mostrato la tecnicità dei movimenti dell’indice, fermando le quotazioni proprio sul livello a 19100/19200 punti circa.

Dal punto di vista algoritmico il mercato, sui massimi recenti del rimbalzo, ha evidenziato un possibile livello di ipercomprato intermedio che, il più delle volte, crea un immediato rientro dei prezzi o una fase laterale; una close weekly sopra tale massimo, invece, andrebbe valutata come possibile reintegro della pressione rialzista con primo obiettivo a 19900/20000 punti circa.

A livello dinamico, invece, sul grafico sono evidenti supporto e resistenza più immediati ed un eventuale break, se debitamente confermato, potrebbe ridare direzionalità al mercato: al ribasso verso area 16000/16200 punti o, viceversa, al rialzo in direzione di area 20800/21000 punti almeno.

Grafico  arrow

 

 

Ferragamo

La condizione generale di Ferragamo, su base settimanale, è evidentemente critica; il break di natura dinamica sotto area 29 e la conferma della rottura del livello statico posizionato a 27,3/27,4 hanno favorito la discesa che, attualmente, ha portato le quotazioni sui minimi di periodo poco sopra i 22 euro. La fase attuale vede un rimbalzo moderato ma la situazione non è ancora da vedersi come inversione imminente, anzi: potenzialmente, infatti, solo chiusure settimanali sopra la resistenza indicata tra 28,5 e 29 euro potrebbe creare le condizioni per un cambiamento della tendenza di fondo, almeno per il medio termine. Grafico  S&P500 weekly

Su base giornaliera, invece, le condizioni evidenziano una divergenza algoritmica in atto da un po’ di tempo ma, al momento, non ci sono le necessarie conferme per tentare un’entrata sulla forza. Un break deciso e confermato sopra area 24,5/24,6, tuttavia, potrebbe creare qualche aspettativa rialzista e indurre i compratori di breve termine a entrare sul titolo ma, in ogni caso, occorrerà sempre fare riferimento a quando riportato sopra e valido per il medio termine: la condizione di negatività su timeframe superiore indica cautela nell’operatività in contro-tendenza, con stop accorti e target moderati, mentre consiglia, di preferenza, operazioni in direzione del trend stesso.  In alternativa, nell’area di minimi di periodo si potrebbe tentare qualche timido acquisto, considerando che lo stop-loss cautelativo sarebbe più che accettabile e consentirebbe un rapporto rischio/rendimento interessante. Grafico  S&P500 weekly 

 

 

S&P500 - Analisi di lungo termine

17 settembre 2015. Dopo una fase ampia e decisamente prolungata di rialzi, l’indice ha formato un top tra 2120  e 2135 punti circa, creando un’area di trading range con minimi a 2040 punti circa e, soprattutto, massimi reiterati sugli stessi livelli e con una evidente precisione. Il break sotto la base ha coinciso, su base settimanale, con la rottura della trend-line di lungo termine che sosteneva il rialzo ed è stato confermato anche dalla settimana successiva, essendo inoltre accompagnato da un evidente aumento della pressione ribassista. Le similitudini con il precedente ritracciamento (ottobre 2014) si possono verificare sul grafico ma, altrettanto bene, è chiaro che quest’ultimo differisce per i due motivi spiegati sopra: la fase di potenziale distribuzione che ha preceduto il break ribassista e la chiusura confermata sotto la trend-line di supporto di cui sopra. La scorsa settimana e quella attualmente in corso sono evidentemente di recupero ma i prezzi stazionano abbondantemente sotto i massimi assoluti e anche sotto la base dell’area di trading range citata; ciò, almeno per il momento, conferma la debolezza strutturale del mercato e giustifica l’apprensione sulle potenziali entrate long da ritracciamento (il classico buy-on-dip): in tutti gli altri numerosi casi di storno, infatti, la discesa è stata momentanea, il minimo è stato toccato velocemente e altrettanto velocemente le quotazioni si sono allontanate dallo stesso minimo di periodo ma, soprattutto, in tutti questi casi il supporto dinamico era sempre stato confermato, il più delle volte nemmeno avvicinato dai prezzi di mercato. Grafico  S&P500 weekly

 

Attenzione, dunque, perché in caso di salita potrebbe anche verificarsi coincidenza tra l’ex-supporto e la stessa trend-line e una doppia tenuta potrebbe dare grande forza ai ribassisti e contribuire a far scendere l’indice in modo più o meno consistente; a mio avviso, solo una close weekly sopra 2054 o, meglio ancora, sopra 2084 potrebbe cancellare o almeno moderare con decisione le attese ribassiste presumibilmente in atto da qualche settimana. 

 

Ftse - lungo termine 2

31 agosto 2015. L'evoluzione del mercato, rispetto al precedente articolo del 6 luglio, evidenzia al momento un immediato tentativo di rottura con quotazioni solo marginalmente sopra i massimi precedenti e senza alcuna conferma del potenziale break, seguito dal ritracciamento che ha riassorbito con facilità il rialzo che ha generato il doppio massimo, dopo una breve fase di distribuzione di breve termine. I minimi hanno notevolmente avvicinato il supporto identificato a 19400/19500 punti circa, facendo segnare, per ora, valori in area 20000 punti; per il mese di settembre in arrivo, dunque, il supporto stocastico si alza parzialmente e sfiora l'attuale minimo di periodo, portandosi a 19700/19800 punti circa. Non ci sono altre variazioni al precedente articolo, almeno per il momento.

 

 

Ftse - lungo termine

6 luglio 2015. La trend-line dei massimi di lungo termine evidenzia come i due picchi del 2000 e del 2007, in correlazione con il bottom del 2003, abbiano definito il canale di riferimento che ha regolato con una certa precisione i minimi importanti e principali che si sono susseguiti nel tempo: 2009, 2011 e 2012. In particolare, l’ultimo minimo in ordine temporale e consecutivamente inferiore, con la solo marginale rottura del precedente bottom ha creato i presupposti per un rimbalzo che tuttora è attivo e che ha portato una spinta decisa in direzione dei 25000 punti, ancora non raggiunti; verificando i punti di svolta potenziali e utilizzando dal 2000 ad oggi gli stessi riferimenti, si può notare come il segnale rialzista (long) di fine 2012, scaturito con il break sopra i 15500 punti circa, abbia poi trovato un segnale contrario (short) nell’ultima parte del 2014 poco sotto i 20000 punti. Da quel momento, almeno per quanto riguarda i suddetti riferimenti e il time-frame mensile, non si sono realizzati ulteriori segnali di rialzo; il grafico evidenza il livello che presumibilmente potrebbe rivelarsi il valore chiave in grado di fare da spartiacque e rigenerare la positività sul mercato qualora rotto e, dunque, un break sopra i 25000/25500 punti potrebbe fornire la forza necessaria (questo, almeno, fino a che non dovessero modificarsi le condizioni generali; in tal caso i valori potrebbero subire una variazione anche sostanziale, in più o in meno, rispetto agli attuali). E’ evidente anche la trend-line primaria a sostegno del trend rialzista dinamico (nonostante la negatività rispetto ai pivot di lungo termine, come specificato sopra) e che, per il mese corrente, avrà come riferimento quota 19000/19500 punti circa (validità principalmente in close monthly).

 

Ferragamo

12 giugno 2015. Attenzione al titolo che ha dato i primi segni di debolezza dopo la fase laterale che ha fatto seguito alla prima discesa dai massimi a ridosso di area 33 euro. Le ultime tre sedute potrebbero rivelarsi il canonico rimbalzo prima del movimento ribassista primario e, dunque, saranno ora da tenere in considerazione le aree tra 27,5 e 28 euro per verificare la consistenza delle nuove resistenze di breve termine e il supporto a 26,90/27 euro la cui rottura, se confermata, potrebbe infine creare i presupposti per il break risolutivo. Probabile obiettivo, nel caso, sulla trend-line di riferimento ben visibile sul grafico stesso.

   

 

 

Banco Popolare

1 giugno 2015. Banco Popolare si trova in una fase delicata di lungo termine; in area 16 euro, infatti, è evidente una resistenza di una certa importanza, ex-supporto, che già nei mesi di marzo e aprile del 2014 ha respinto con vigore i tentativi di attacco da parte dei compratori di medio e lungo termine, creando i presupposti per un ritracciamento corposo che ha riportato le quotazioni sotto i 9 euro (8,70 minimi, 8,95 supporto statico di lungo termine). Al momento, inoltre, si è formata una nuova fascia di prezzi a supporto dell’attuale rialzo che ancora non riesce a rompere con forza il suddetto livello; tale supporto è valido a 12,8/13,4 euro circa e servirà da spartiacque qualora le quotazioni dovessero scendere nuovamente dai massimi di periodo. Inoltre, tra il mese di febbraio e il mese di maggio dell’anno in corso si sono verificati almeno due nuovi segnali di acquisto a 14,50 e 14,90 euro circa e che, insieme al livello di potenziale acquisto sulla debolezza di gennaio a 8,95, come anticipato sopra, permettono di mantenere intatte le possibilità di un break rialzista più interessante per il lungo periodo, almeno fino a che le quotazioni non dovessero tornare anche sotto gli 11,50 euro. Titolo da valutare, dunque, nei prossimi mesi.

Mediaset

22 maggio 2015. Mediaset si trova inserita in un canale rialzista di medio periodo partito a ottobre 2014 e definito a metà novembre dello stesso anno, circa; nel tempo, il mantenimento della tendenza positiva e la forza relativa hanno permesso l’ampliamento dello stesso, in particolare dopo la rottura confermata sopra la media mobile di riferimento per il lungo termine e parametrata a 200 periodi base daily, mantenendo tuttavia intatto il supporto dinamico nonché base del canale che, anche di recente, ha consentito la tenuta durante la relativa fase di ritracciamento di breve termine.

Osservando invece i movimenti del titolo nelle ultimissime settimane e in relazione allo studio di breve periodo è possibile individuare graficamente il triangolo di contenimento che ha definito gli ultimi minimi e gli ultimi massimi realizzati proprio nella fase di incertezza seguita al precedente massimo di periodo fatto registrare nel mese di aprile. Si può facilmente notare come, almeno per il momento, la fase in oggetto ha realizzato due minimi consecutivamente inferiori ed un ampio recupero che, tuttavia, non ha permesso il superamento del precedente massimo citato e, soprattutto, fino ad ora non ha creato la classica sequenza di massimi superiori; questa situazione mette dunque in risalto la condizione naturale di trading range dovuta alla formazione di un ciclo di grado inferiore e valido per il breve periodo, ribassista, inserito in un ciclo ben più ampio di medio termine, positivo, che sta sfociando nel canonico triangolo di cui sopra. Logica vuole, dunque, che lo stesso triangolo debba essere monitorato per avvantaggiarsi di eventuali rotture al rialzo, dunque nella stessa direzione della tendenza principale, ma consiglierei anche di non sottovalutare il break ribassista, qualora si dovesse attivare non nell’immediato; a mio avviso, infatti, questi piccoli ritracciamenti non sono ancora riusciti a far rientrare l’ipercomprato dell’ultimo periodo (a livello algoritmico si può notare agevolmente) e, dunque, non è da scartare l’ipotesi di una discesa futura, a rottura confermata e reiterata (vista la forza rialzista ancora in atto), che possa struttura meglio il movimento di medio periodo. In aggiunta, però, se prima si realizzasse un periodo di contrazione all’interno dell’area di contenimento citata, lo stesso potrebbe sviluppare una fase di distribuzione che, altrimenti, non si realizzerebbe e rischierebbe di sfociare troppo velocemente in una normale lateralità di periodo su trend di fondo ben definito. Vedi grafico 

Fermento tra le banche popolari?

19 maggio 2015. Non si fanno attendere le prime indiscrezioni sulle possibili aggregazioni tra banche popolari; la stagione delle M&A è ormai abbondantemente partita negli USA, Paese da sempre avvezzo a tale pratica, mentre da noi servono, generalmente, motivazione esogene e contingenti per dare le necessarie motivazioni. Seguiranno, nell’immediato futuro, su giornali finanziari ed economici, parecchie indicazioni e specifiche sulla base delle quali verranno individuati gli argomenti importanti da cui, presumibilmente, sarebbe partita l’idea di fusione. Per esempio: la definizione di una fusione tra le due banche darebbe vista a un gruppo con una capitalizzazione di borsa, ai valori attuali, in grado di sfiorare i 10 miliardi di euro, facendone, dunque, il terzo gruppo bancario italiano su basi patrimoniali, con 2500 sportelli e una raccolta (diretta) superiore ai 120 miliardi di euro.

La realtà, però, potrebbe essere diversa: la norma sulle banche popolari è, in sostanza, una norma salva-MPS e, dunque, è possibile che le banche stesse stiano cercando di anticipare i tempi e togliersi dal mirino della banda del buco, una sorta di commistione tra governo e vertici della banca toscana, lasciando poche chances alla concorrenza (UBI, in particolare, potrebbe essere la vittima sacrificale qualora nessuna popolare abbastanza patrimonializzata fosse disponibile).

Fondamentali a parte, allego il grafico di BPM che, come si può vedere, dopo la forte accelerazione dei mesi precedenti, merito del rialzo del mercato e della legge sulle popolari, ha parzialmente ritracciato e si trova ora inserita in un canale ribassista, per la verità poco inclinato, di breve termine. Al momento la situazione non mostra ancora evidenti segnali di pericolo: la discesa è lenta, graduale e poco impegnativa e, soprattutto, non ha minimamente intaccato i supporti più immediati. Alla luce di quanto si presume possa accadere i futuro, dunque, e mercato permettendo, sarà opportuno tenere in considerazione la resistenza dinamica che si è delineata in questo periodo e che, in caso di rottura decisa e accompagnata da un buon momentum, potrebbe ridare smalto alla tendenza positiva per ora sopita.

RSI: utilizzi alternativi

21 aprile 2015. La maggior parte degli oscillatori viene utilizzata per due sole indicazioni che, generalmente, sono le indicazioni tipicamente e canonicamente definite quali riscontro algoritmico del movimento dei valori del mercato di riferimento. Ne consegue che, tendenzialmente, avremo due risultati:

  1. l’indicazione di ipercomprato e ipervenduto, statisticamente idonee a definire potenziali eccessi di prezzo;

  2. La conferma della presunta tendenza che si sta definendo o, che già definita, potrebbe mancare di idoneo supporto.

Chiunque utilizzi gli oscillatori sa che entrambe le due affermazioni hanno, nella realtà, notevoli limiti operativi che portano di frequente a periodi più o meno prolungati di perdite. Operare in vendita o in acquisto selle indicazioni, rispettivamente, di ipercomprato e ipervenduto porta, nelle fasi di tendenza prolungata, a un numero incalcolabile di falsi segnali con conseguente numerose perdite, a seconda della durata del trend di fondo; ugualmente, entrare sulla conferma della tendenza e ritrovarsi in una fase di congestione avrà gli stessi risultati, salvo operare con stop-loss cautelativi estremamente ampi e, dunque, onerosi: in tal caso si limita o si annulla del tutto il rischio di incorrere in continui stop delle posizioni ma, ovviamente, anche solo prendere uno o pochissimi ma estremamente onerosi crea non pochi problemi al portafoglio e sotto l’aspetto psicologico.

Non è mia intenzione insegnare ad alcuno il segreto dei suddetti oscillatori, segreto che, peraltro, personalmente non credo esista, almeno per quel che riguarda l’utilizzo sui mercati finanziari. Vorrei, invece, evidenziare come molto spesso possa essere utili utilizzare uno o più di questi strumenti in modo simile a come si farebbe, dal punto di vista grafico, con il prezzo di mercato. Per sviluppare queste informazioni ho preferito fare alcuni esempi sull’ RSI, conosciuto da tutti, ma avrei potuto verificare il MACD, lo Stocastico ecc . (lascio al lettore, se interessato, l’incombenza di provare queste e altre soluzioni su quanti più strumenti ritenga utile farlo). E’ possibile valutare l’operatività di riflesso sui prezzi di mercato sulla base di canali di tendenza, trend-line sui picchi e sui bottom dell’oscillatore oppure congiuntamente sui valori di mercato, l’abbinamento alle medie mobili, le divergenze, supporti e resistenze e, addirittura, figure tecniche come i testa/spalle. Di seguito una serie di grafici con evidenziate le suddette possibilità: un evidenza grafica rende molto meglio l’idea di qualsiasi spiegazione astratta:

Canali Iper - medie Supporti - resistenze Trend-line - divergenze Testa - spalle

 

TODS - Verifica

15 aprile 2015. Riprendendo uno studio di qualche settimana fa sul titolo TODS riporto il succo dell’analisi effettuata nella circostanza:

"Se da un lato tutto ciò (in riferimento a una possibile rottura al ribasso) farebbe propendere per una maggiore confidenza degli operatori con un futuro movimento ribassista, occorrerà stare attenti a non cascare nella classica trappola per ribassisti che includerebbe una rottura (talvolta anche decisa sui prezzi e ben accompagnata da volumi in aumento) destinata a far entrare short una buona parte dei venditori e, successivamente, una quasi immediata inversione che spazzerebbe via molti dei nuovi entrati.".

"Ugualmente, l’eventuale break sopra i massimi, sulla carta meno “sicura” o, meglio, con minori probabilità di riuscita, potrebbe risolversi nello stesso modo e creare i presupposti almeno per una inversione di breve termine, situazione che causerebbe l’attivazione degli stop-loss cautelativi per i nuovi entrati.

Nel periodo immediatamente successivo il titolo ha provato, in effetti, il break-out optando per la rottura dei massimi del range delineatosi e, come atteso, la condizione generale si è rilevata negativa con il falso break, pochissime sedute in laterale proprio sui massimi definiti nella circostanza e successiva discesa. La freccia rossa indica il livello al quale, in stop, si sarebbe potuti entrare short (o liquidare eventuali posizione long) con un rischio accettabile dal punto di vista finanziario (sopra i massimi immediatamente precedenti). Le ultime sedute, dopo la discreta discesa durata una paio di settimane circa, hanno avvicinato la media mobile di riferimento rotta durante il ribasso e, al momento, quotano poco sotto; le barre verdi indicano il nuovo set-up di brevissimo termine e andranno verificate sulla chiusura di giornata: conferme in close sopra/sotto i set-up seguite dal break dei max/minimi intraday giustificheranno ulteriori movimenti presumibilmente direzionali. Attenzione, inoltre, alla nuova fase di trading range proprio sui minimi di questa discesa: pur non essendo evidente e prolungata come la precedente realizzatasi sui massimi, sarà comunque area di riferimento per valutare nuovi falsi break o conferme di rottura direzionale di più ampio respiro.
 

Grafico

 

STM

 

Il titolo si è scontrato di recente con una resistenza di lungo termine; il livello, come si può ben vedere dal grafico settimanale ampliato , è stato toccato altre due volte, in precedenza, la prima delle quali su ritracciamento prima del minimo di lungo termine e la seconda sulla prima ampia gamba proprio dai minimi di riferimento. La reazione più immediata è sfociata nell’attuale ritracciamento che sta bloccando i valori in un limitato range di prezzi.

L’ipercomprato è evidente sul grafico settimanale ma la barra weekly outside e ad ampio range per il momento ha limitato i danni creando una fase di indecisione da parte degli operatori; se ci si sposta sul grafico giornaliero si nota come l’ultimo ritracciamento si sia fermato con una certa precisione sulla media mobile di riferimento per il medio termine ed il successivo recupero di qualche giorno si sia invece riportato proprio sulla media mobile di breve termine. Potrebbe quindi scaturirne un braccio di ferro tra compratori e venditori di breve/brevissimo termine, almeno inizialmente, in attesa di ulteriori verifiche che potrebbero invece interessare anche, in seguito, il medio termine.

 

Yahoo

Ingrandisci

Il titolo si trova in una fascia di prezzi valida come resistenza di breve termine e definita da più livelli contemporaneamente. Il rettangolo azzurro evidenzia il gap-down precedente (con relativa espansione) che ha permesso la formazione veloce dei minimi di periodo e che, almeno per il momento, sta fermando i tentativi rialzisti (al momento si rilevano due tentativi sfociati in altrettanti ritracciamenti leggeri); la semiretta spessa di colore rosso evidenzia la combinazione prezzi-algoritmo di tendenza ed una eventuale chiusura sopra questo valore potrebbe decretare maggiore forza, potenzialmente in grado di ridare slancio alle quotazioni). Le linee tratteggiate rosse riportano i livelli di Fibonacci e in questo momento le quotazioni si trovano appena sotto il 38,2%, altra possibile resistenza; infine, lo stocastico è in salita dopo essere stato in ipercomprato e poi rientrato e, anche se è prematuro definire un’eventuale divergenza ribassista, al momento non riesce a seguire il nuovo massimo, marginale, realizzato un paio di giorni fa.

Nel caso questa mancanza di forza impulsiva dovesse continuare, le maggiori probabilità rimangono per un ritorno tra 42 e 43 euro; nel caso, invece, si verificasse il suddetto break, primo obiettivo dovrebbe essere in area 48,3/48,9 euro circa.

   

Grafico

 

Ferragamo

Dopo aver messo a segno un significativo rialzo a partire dalla fine del 2014, rialzo che ha permesso alle quotazioni di portarsi da 17/18 euro fin sopra i 30 euro, Il titolo si trova ora a quotare tra la resistenza di lungo termine definita dai massimi del 2008 (proprio tra 29 e 30 euro) e la prima area di supporto poco sopra i 26 euro. Al momento, la forza del trend di fondo è confermata dal supporto dinamico visibile sul grafico (curva rossa a ridosso dei minimi di breve periodo): mentre in un mercato ribassista lo stesso livello di supporto avrebbe efficacia quasi nulla, in fasi di tendenza prolungata e quasi mai intervallate da storni/ritracciamenti, se non di brevissimo termine, la sua tenuta evidenzia proprio la determinazione dei compratori a mantenere in atto il trend di fondo, almeno per ora.

Weekly chart

Operativamente: in caso di nuova discesa il supporto potrebbe essere valido per attuare acquisti sulla debolezza di breve termine in ottica rialzista di medio termine, mentre in caso di ulteriori allunghi la resistenza sarà il livello determinante e spartiacque tra i prossimo storno o movimento laterale e la possibilità di una definitiva rottura in grado, nel tempo, di dare nuovi e ampi margini di rialzo al titolo.

Il grafico giornaliero evidenzia le fasi di rialzo e ribasso degli ultimissimi mesi, principalmente durante la salita di cui sopra. Al momento, il movimento rialzista di ampio respiro ancora non ha trovato segnali contrastanti salvo, a livello algoritmico, qualche divergenza riportata sul grafico stesso: RSI e MACD mostrano chiari segnali di possibili movimenti di fine corsa, almeno per quanto riguarda il breve periodo. La divergenza sul RSI è più vicina ad una eventuale conferma rispetto a quella sul MACD.

Daily chart

ENI

Nel lungo termine il titolo si sta muovendo ormai da qualche anno in un’ampia area di trading range ben visibile sul grafico, in una fascia di prezzi intermedia tra i minimi e i massimi storici; in base agli studi di Gann il 50% del range di prezzo tra un minimo e un massimo (o viceversa) storici o significativi è estremamente importante in quanto permette, se implementato con il supporto degli angoli di tendenza, di determinare se un titolo si trova in condizione di forza o di debolezza prevalente.
Nella fattispecie, le quotazioni si muovono con insistenza a ridosso di tale livello e le escursioni temporanee vanno a coinvolgere con una certa precisione i due livelli di ritracciamento successivi, al rialzo e al ribasso, definiti rispettivamente dal 37,5% e dal 62,5% del range minimo – massimo storici.

Di recente, inoltre, la discesa effettuata ha permesso la formazione di un triplo minimo di lungo termine, livello che Gann raccomandava sempre di comprare in un’ottica speculativa: su un triplo minimo di lungo termine comprare in ottica speculativa di medio termine, in caso di minimo di medio termine acquistare per il rimbalzo di breve periodo e così via, in attesa, eventualmente, di ulteriori conferme di cambiamento del trend di fondo per entrare in posizione in un’ottica, questa volta, di investimento mirato. Deve essere chiaro che, sia su entrate rialziste che ribassiste il punto intermedio dell’area di trading range, nonché il 50% di cui sopra, diviene anche valore di liquidazione cautelativo delle posizioni a rischio.

Per quanto riguarda gli angoli principali di tendenza, come si può facilmente vedere dal grafico giornaliero , i prezzi si muovono con una certa precisione a ridosso dei valori angolari; i vari livelli definiti dalle trend-line evidenziano una certa sensibilità quando le quotazioni vi si appoggiano, almeno in prima istanza. Un'altra analisi da considerare è relativa al fatto che, almeno per il momento, la progressione spazio-tempo crea una maggiore propensione al mantenimento di una forza relativa che, pur non permettendo ancora la ripresa decisa e definita dei corsi, lascia un margine di futura positività al titolo, avvicinando più le resistenze estreme che non i supporti estremi e, dunque, la situazione futura dovrà essere valutata anche sulla base dell’eventuale continuazione di tenuta, o meno, di questa condizione generale.

Esulando dagli aspetti tecnici e grafici, faccio notare che il titolo Eni ha sempre dato il meglio di sé, in termini di rivalutazione, quando il mercato di riferimento principale e, di conseguenza, la maggior parte degli altri titolo che lo compongono, non si muovono con forza al rialzo ma, al contrario, scendono più o meno decisi o, al limite, definiscono una fase laterale o moderatamente rialzista. E’ la naturale conseguenza che coinvolge i titoli per loro natura difensivi, rappresentativi di aziende solide che distribuiscono con costanza i dividendi; Eni, per esempio, fece registrare minimi a cavallo tra il 1999 e il 2000, tre/quattro mesi prima dei massimi del mercato in generale, dando origine a un rialzo di lungo termine, seppure tra rialzi e ribassi di medio termine, che evidenziò una chiara contro-tendenza del titolo rispetto al listino principale. I minimi del 2001 e del 2003, infatti, furono minimi relativi e superiori, a differenza di quelli del mercato di riferimento che furono minimi inferiori e di chiusura del movimento di ribasso tra il 2000 e il 2003. La salita tra il 2003 e il 2007, anno di massimo per il Mibtel, fu molto interessante ma forte di una spinta importante nei primi due anni e più parca nella fase successiva, esattamente all’opposto di quanto fatto dall’indice che salì moderatamente fino al 2005 e poi accelerò nei due anni successivi, culminando a maggio 2007 quando l’immobiliare USA e il fallimento Lehman definirono i motivi del successivo crollo azionario.

Attenzione, dunque, a quando scoppierà la prossima bolla o, in alternativa, al momento in cui si verificherà un evidente rallentamento della salita degli indici azionari perché quello potrebbe rappresentare il momento migliore per attendersi un break significativo sul quale prendere posizione.

 

S&P500

Per quanto riguarda il lungo termine, grafico mensile, la situazione è indubbiamente molto chiara: dopo i minimi importanti del marzo 2009 il mercato ha invertito rapidamente e velocemente la direzione e già dal mese di luglio dello stesso anno la condizione generale è evidentemente mutata da negativa a neutrale/moderatamente positiva con il sostegno degli aspetti grafici e di momentum. Nei due mesi successivi sono arrivate anche le conferme dal punto di vista algoritmico e, dunque, dopo l’estate del 2009 i segnali hanno trovato ampia considerazione anche da parte dei grandi investitori.

A partire dall’inizio del 2012, infine, i principali oscillatori di momentum hanno sempre reiterato la fase di ipercomprato producendo un movimento rialzista cronico a sostegno del continuo rialzo delle quotazioni; in nessun caso hanno infatti riattraversato la soglia stessa che avrebbe potuto indicare un possibile, magari anche solo parziale, indebolimento strutturale e, infatti, ogni ritracciamento, leggero o di maggiore intensità e soprattutto a contatto con la media mobile di riferimento, è stato costantemente occasione di acquisto su trend di fondo intatto e consolidato.

A livello temporale sono indicati due periodi (semirette rosse) nella prima parte del 2011 e lo scorso mese (febbraio 2015, appunto): in entrambi i casi si sono verificate coincidenze prezzo tempo non trascurabili, sia nel caso di tenuta della resistenza che di eventuale break confermato; nel primo caso la tenuta ha concesso fiato e tempo ai venditori che hanno creato una fase di ribasso da poco meno di 1400 punti fino a sfiorare area 1000 punti mentre attualmente la resistenza superiore coincide proprio con gli ultimi massimi realizzati a febbraio-marzo e che ancora dovrà essere valutata nell’immediato futuro.

Grafico lungo t.    

Anche nel medio termine, su grafico weekly il trend di fondo non è in discussione, almeno per ora e considerandolo su base grafica. Dal punto di vista algoritmico, invece, pur non essendo evidente alcuna manifestazione di ipercomprato grave o di potenziale inversione in atto, volendo trovare il famoso pelo nell’uovo si potrebbe identificare una mancanza di coesione tra la salita dei prezzi e la salita dell’oscillatore RSI di medio termine; nell’ultima fase rialzista, infatti, a nuovi massimi delle quotazioni non sono corrisposti nuovi massimi sull’indicatore. Il primo supporto di natura statica, per ora si trova poco sotto i 2000 punti, mentre su base dinamica il primo livello sensibile si attesta tra 1900 e 1950 punti; entrambe le aree in questione, considerando la forza del movimento rialzista in atto, qualora toccate dovrebbero concedere rimbalzi diffusi o lateralità per il breve termine, almeno in prima istanza.

Grafico medio t.   

Il breve termine è ovviamente meno “pulito”, graficamente parlando, dai rumori di fondo che il mercato crea nei suoi movimenti a causa della maggiore volatilità legata alla riduzione del timeframe. I due grafici espongono la situazione generale con una visione di lungo termine e di breve termine: il primo grafico mette in risalto i concetti già visti con lo studio di medio e di lungo termine denotando la tendenza rialzista, seppure meno lineare rispetto ai suddetti, supportata dai principali indicatori di momentum e intervallata da frequenti ritracciamenti controllati necessari a smaltire il consueto ipercomprato; il secondo grafico mette in mostra proprio la maggiore instabilità del mercato se verificato nei suoi movimenti di breve termine su base daily, anche se le conferme del trend in atto derivano proprio dal fatto che ogni ritracciamento tende a sviluppare un supporto statico/dinamico successivamente superiore e che, con celerità, ogni ribasso è immediatamente superato dal conseguente recupero e nuova rottura rialzista. Unica eccezione: come visto per il lungo termine, anche in questo caso l’indicatore di momentum di riferimento non riesce ad accompagnare in pieno gli ultimi rialzi del mercato, determinando, seppure non in fase di ipercomprato grave, una parziale divergenza in atto.

Grafico trend   

Grafico breve t.    

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SPMib40

Il nostro indice principale si trova ora in un’area di potenziale resistenza compresa tra 22650 e 22750 punti circa; la forte salita che ha caratterizzato le ultime settimane è certamente stata guidata dall’ottimismo generato dal QE della BCE e dall’allentamento delle tensioni tra Russia ed Ucraina. Tuttavia, è bene ricordare che le notizie di macroeconomia (meno quelle legati ad eventi geopolitici, meno frequenti e meno attese o precedibili) in genere non sono in grado di condizionare i mercati finanziari se non per uno o pochi giorni, giusto il tempo di assimilare gli effetti dell’evento; basti pensare al fatto che, mentre le economie europee andavano in pezzi, la maggior parte dei mercati azionari ripartiva dai minimi del dopo-subprime e risaliva la china senza soste, o quasi, lasciandosi ampiamente alle spalle il crollo del 2008-2009.

In realtà, quel che si nota è che tecnicamente il nostro mercato era in condizioni di salire verso i massimi precedenti (proprio area 22500/22600) in caso di tenuta del supporto di medio termine generatosi in area 17500/18000 punti circa; in ben tre occasioni distinte ma vicine dal punto di vista temporale i prezzi hanno incrociato quest’area senza mai riuscire a confermarne la rottura e, anzi, in tutti i casi mettendo a segno un discreto rialzo in grado di far rientrare l’allarme ribassista. Il successivo break della prima resistenza statica utile di breve termine, infine, ha generato sufficiente spinta da parte dei compratori e dei ribassisti che si sono visti costretti a chiudere gli short e, in buona parte, a invertire la posizione (evidente subito dopo il break l’accelerazione proprio dopo il superamento dei livelli chiave per il posizionamento degli stop-loss di breve termine); ne è scaturito l’attuale movimento che, come detto sopra, è certamente stato aiutato dalle indicazioni di carattere economico e politico degli ultimi tempi ma che, a mio avviso, hanno solo avuto il merito di accelerare il processo di salita, già in cantiere per i grandi investitori, fino ai valori attuali.

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Tornando al concetto principale di questo articolo, sia a livello temporale che su base statica di breve e medio termine la situazione evidenzia una possibile condizione di ipercopmprato in linea con la resistenza indicata sopra; l’area tra 22650 e 22750 punti, infatti coincide con uno statico di medio termine e massimo precedente interessante, oltre che un livello appena generatosi proprio in virtù dell’ipercomprato del mercato. A mio avviso, nel caso l’indice riuscisse a confermarsi con decisione sopra la resistenza i prezzi potrebbero salire, entro un periodo di tempo ragionevole, anche a 23500/23600 e, con più calma, verso i 25000 punti; in caso contrario, la tenuta potrebbe invece indurre gli operatori a prendere una pausa e a liquidare qualche posizione, seppure solo per il breve/brevissimo termine, creando le condizioni per un ritracciamento tra 20500 e 21000 punti almeno.

Va sempre tenuto presente il fatto che, per ora, la tendenza di fondo rimane rialzista e, dunque, le operazioni contro il trend principale rappresentano un rischio decisamente elevato; nei casi in cui, tuttavia, resistenze statiche/dinamiche e resistenze legate alla temporalità del mercato coincidono è possibile operare contrarian assumendosi un rischio tutto sommato accettabile, considerato il fatto che, entrando a mercato proprio a ridosso delle resistenze stesse, lo stop da attivare sarà appena sopra le stesse (in conferma, chiaramente).

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Tod’s – Esempio di trading range e possibilità operative

Il titolo si trova in un trend di fondo ben definito al rialzo, confermato e rafforzato dopo l’ultima rottura della resistenza visibile sul grafico in rosso (area 73/74 euro). Al momento, tuttavia, le quotazioni si muovono in un range limitato e compreso tra 88/88,5 e 92,5/93 euro da parecchie sedute; in queste condizioni (trend principale affermato e successivo laterale insistito) i risvolti possono concretizzarsi in entrambe le direzioni: ripresa del trend sottostante dopo una fase di range destinata a scaricare l’ipercomprato e a far entrare nuovi compratori oppure chiusura della tendenza in atto e nuovo movimento ribassista. Per provare a valutare le probabilità dell’una o dell’altra soluzione e cercare di meglio definire un’opportunità operativa occorre verificare le condizioni grafiche e algoritmiche attuali:

Se da un lato tutto ciò farebbe propendere per una maggiore confidenza degli operatori con un futuro movimento ribassista, occorrerà stare attenti a non cascare nella classica trappola per ribassisti che includerebbe una rottura (talvolta anche decisa sui prezzi e ben accompagnata da volumi in aumento) destinata a far entrare short una buona parte dei venditori e, successivamente, una quasi immediata inversione che spazzerebbe via molti dei nuovi entrati.

Ugualmente, l’eventuale break sopra i massimi, sulla carta meno “sicura” o, meglio, con minori probabilità di riuscita, potrebbe risolversi nello stesso modo e creare i presupposti almeno per una inversione di breve termine, situazione che causerebbe l’attivazione degli stop-loss cautelativi per i nuovi entrati.

 

 

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Quale metodo adottare, dunque, per non incorrere nel rischio di una falsa rottura, da qualsiasi parte essa avvenga? La risposta non dovrebbe essere diretta al metodo ma alla possibilità di commettere un errore nell’entrata: fino a che non ci si adatterà a comprendere che l’operatività sulle figure grafiche (triangoli, rettangoli, figure singole ecc.) segue una statistica per quanto riguarda successi e perdite (escludendo l’infallibilità di qualsiasi metodo), sarà molto difficile adottare la strategia adeguata. La cosa migliore, infatti, è stabilire se, statisticamente, l’operatività in caso di break su queste figure possa essere vantaggiosa; se si, andrà quindi valutata la necessità di scegliere un adeguato gruppo di titoli e adottare sempre la strategia in oggetto perché solo operando sempre si avranno quei vantaggi statistici necessari a produrre reddito. Le tecniche, dunque, potranno essere più di una: rottura con volumi, conferma in close, doppia conferma, 1-2-3 di Ross, break accompagnato dalla rottura di una media mobile veloce e altre ancora ma, in ogni caso, stabilire sin da subito lo stop cautelativo e il profit potenziale permetterà di valutare immediatamente il rapporto rischio/rendimento; quest’ultimo concetto, unitamente allo studio statistico, permette al trader di sopravvivere e di guadagnare con una certa costanza nel tempo.

 

Un esempio: attendere la rottura in direzione delle migliori probabilità fornite dalla grafica e dagli oscillatori + volumi, verificare che si formi un adeguato rimbalzo in grado di evidenziare che ancora una parte, ma solo una parte, dei rialzisti crede nell’immediato recupero, quindi vendere limite su un ritracciamento intermedio dell’area precedente di trading range; in alternativa, attendere sempre il ritracciamento e poi posizionare un’entrata in stop sull’estremo appena realizzato, anche se in tal caso la distanza tra stop-loss ed entrata aumenta più o meno considerevolmente. La via più semplice, sarebbe invece quella di entrare alcuni tick sopra/sotto il minimo/massimo dell’area in questione e, talvolta, sfruttare al meglio l’opportunità del nuovo movimento direzionale; ciò rende vantaggiosa l’entrata perché permette di ottenere prezzi interessanti di entrata e, soprattutto, di non perdere l’operazione nel caso che non si verifichi alcun ritracciamento fino al raggiungimento del target ma, come avrete modo di valutare personalmente se ne farete uso, è questa una strategia che, con una frequenza e velocità spesso eccessive, vi causerà numerose perdite da stop-loss, perché i market maker sono sempre in agguato e ben supportati dagli operatori di brevissimo termine e/o intraday che cercano di sfruttare quanto più possibile i trading range.

E proprio questa può essere l’alternativa, contraria alle precedenti e adatta agli operatori veloci: comprare e vendere su supporto e resistenza all’interno dell’area di trading range e cercare di sfruttare il più possibile l’immobilità del momento, avendo inoltre il vantaggio di stop cautelativi quasi sempre leggeri; personalmente non si adatta alla mia mentalità operatività ma, se eseguito con continuità e lavorando su un paniere di titoli appositamente scelto per la frequente attitudine a muoversi in range, sono sicuro che può dare moltissime soddisfazioni.

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Intesa

Il titolo si sta muovendo, in questi ultimi giorni, in un trend di breve termine ampiamente positivo e sui massimi realizzati con il precedente swing in area 2,60 euro circa; nel medio-lungo periodo, l’area compresa tra 2 e 2,15 euro sostiene la tendenza in atto e permette, su ogni ritracciamento da diversi mesi, di scaricare l’ipercomprato di breve-medio termine e di riprendere la salita verso massimi superiori. Gli ultimi massimi realizzati nel periodo settembre 2014 – inizio 2015, quindi valori attuali, sono rimasti sempre marginalmente sotto il precedente top (2,66/2,67 euro) e, proprio in queste sedute, le quotazioni stanno tornando a verificare questi prezzi; possibile, quindi, che in caso di nuovo break rialzista confermato, sia dai valori di mercato che sui volumi giornalieri (e settimanali per chi opera nel medio termine), il titolo possa riprendere la spinta rialzista abbandonata verso la metà dello scorso anno e che ha generato questo trading range abbastanza ampio e duraturo tra 2 e 2,60 euro appunto. In tal caso, a mio avviso un primo obiettivo potrebbe essere compreso tra 2,95 e 3 euro, ma presumibilmente la rinnovata fiducia che ciò implicherebbe potrebbe non creare ostacoli almeno fino a 3,10 e 3,20 euro, come primo obiettivo di un certo interesse.

Per il breve termine, invece, l’eventuale mancata conferma di rottura rialzista (primo segnale l’ipercomprato dello stocastico, anche se ancora non evidenzia divergenze né incroci ribassisti con la sua media) andrebbe valutata alla luce del primo supporto identificabile sul grafico dalla recente linea nera (minimi intraday): una close sotto quel livello seguito dal break-down dovrebbe creare nuova pressione ribassista, almeno nel brevissimo termine, con target iniziale sui minimi precedenti di breve termine tra 2,22 e 2,26 euro circa.

Grafico

Dal punto di vista algoritmico, a favore della continuazione ci sono il MACD e i canali di tendenza, entrambi positivi da più sedute e, dunque, al momento in contrasto con lo stocastico di cui sopra e che, generalmente, lavora prevalentemente per il brevissimo termine.

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Mediaset

Il titolo ha iniziato il 2015 con una flessione discreta durante la prima settimana, correzione che ha portato le quotazioni a 3,15 euro, di poco superiori alla media di riferimento e precisamente sul minimo relativo raggiunto durante la precedente pausa di riflessione in trend rialzista di breve e medio termine.

Al momento i prezzi stanno combattendo con un precedente massimo interessante, dunque pivot di una certa importanza, a 3,59/3,60 euro e che corrisponde al top del precedente movimento rialzista definito nel periodo ottobre-dicembre 2014. Un break confermato sopra tale livello potrebbe favorire ulteriori allunghi in direzione del successivo statico facilmente individuabile a 3,80/3,90 euro circa e sposterebbe in area 3,40/3,50 il primo supporto utile, attualmente rilevabile, invece, a 3,20 euro circa e chiusure sotto questi valori potrebbero invertire il trend di breve termine e riportare i prezzi prima verso 2,70/2,80 ed eventualmente tra 2,50 e 2,55 euro.

Grafico

Indicatori: al momento sono contrastanti, con lo Stocastico in ipercomprato, sebbene ancora non abbia invertito, il MACD che si sta incrociando al rialzo e il Trix in condizioni più simili al MACD e in territorio positivo da tempo.

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Agrium

Agrium Inc. è un azienda che opera nel settore dei fertilizzanti e delle sementi, principalmente, i cui mercati di riferimento principali sono gli USA, il Sud America, il Canada e l’Australia. La capillarità della sua struttura commerciale ne fa uno dei punti di forza, con oltre 1500 punti vendita in altrettanti centri commerciali agricoli in tutta l’area di competenza e sotto i diversi marchi aziendali Crop Production (CPS), Crop Produzione Canada (CPSC), Agroservicios Pampeanos SA e Landmark. Negli ultimi anni ha ampliato il suo business grazie a diverse acquisizioni: nel 2010 ha completato l'acquisizione della Australian Wheat Board per oltre 1200 dollari australiani, nell’ottobre 2013 Agrium ha acquisito Viterra in Canada a completamento della precedente acquisizione della stessa azienda un Australia e, negli ultimi mesi, ha acquisito una partecipazione di controllo in Agricen. Dall’autunno 2011, Agrium consolida la sua presenza in Italia, creando una nuova entità nel panorama dei fertilizzanti nazionale acquisendo l’intero pacchetto azionario di Cerealtoscana SpA, società leader nella distribuzione dei concimi, e realizzando la fusione con gli uffici già operanti a Ravenna.

 

Tecnicamente, la situazione è chiarissima dal punto di vista grafico: i massimi di periodo coincidono con estrema precisione con altri due massimi raggiunti, rispettivamente, nel giugno 2008 e nel febbraio 2013; il primo dei due massimi, cronologicamente, è giunto dopo un rialzo estremo tra il 2005 e il 2008, rialzo che, generatosi dopo una lunghissima fase di accumulazione ed evidenziata da una classica figura “a tazza”, ha portato a quadruplicare il valore di mercato che, nel lasso di tempo considerato, salì da 30 $ circa a 120 $. Corrispondendo, in quel momento, al massimo storico del titolo, tale livello rappresenta dunque un valore con un elevato peso specifico sulle dinamiche di mercato della quotazione stessa e, presumibilmente, così come ora ostacola con validità i vari tentativi di rottura, allo stesso modo potrebbe creare una nuova pressione rialzista in caso di break consolidato. Per questo motivo, a prescindere dall’andamento dei mercati nei prossimi mesi, a mio avviso il titolo andrebbe seguito nel corso del prossimo anno proprio per cercare di individuare eventuali conferme sopra la resistenza primaria e sfruttarne, quindi, i potenziali effetti positivi.

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Record S&P500

Il mercato americano di riferimento, l’indice S&P500, prima di chiudere i battenti per il giorno del Ringraziamento (27 novembre), fa registrare un altro record storico: 29 sedute consecutivamente superiori alla sua media mobile a 5 periodi. Per chiarire: il motivo per cui può essere opportuno considerare, in quest’ottica, la media a 5 periodi è che rispecchia, per buona parte degli operatori, la direzione del mercato nel brevissimo termine e, in fasi prolungate come questa, ne indica anche la forza nel breve e medio termine.

E’ da considerare il fatto che così tante chiusure rialziste sopra la suddetta media non si registravano dal 1923 (indice DJ), prima della grande depressione che sconvolse gli Stati Uniti; successivamente, il mercato avvicinò il record, senza raggiungerlo, nel 1928 e, più di recente, solo cinque volte dal 1961 a oggi si verificarono più di 20 chiusure sopra la media stessa, mai però riuscendo a eguagliare la sequenza in oggetto:

1979 con 23 chiusure sopra;

1986 con 26 chiusure sopra;

1991 con 24 chiusure sopra;

1996 (gennaio) con 21 chiusure sopra;

1996 (proprio a novembre) con 23 chiusure sopra.

Grafico

 

Questo da solo potrebbe dimostrare sia la forza del mercato sia la necessità, potenzialmente (concetto probabilistico), che a brevissimo termine possa rendersi necessaria una correzione, marginale o meno, destinata almeno a scaricare il forte ipercomprato accumulato.

Di fatto, però, la statistica è ancora una volta a favore della continuazione del rialzo nel medio termine:

in tutte le altre situazioni, infatti, il mercato ha effettuato ritracciamenti compresi tra il 2% e il 7/8% circa ma, in seguito, le quotazioni hanno ripreso la corsa al rialzo e, nei dodici mesi successivi, la crescita dell’indice è stata mediamente del 15% circa (minimo 11% e massimo 23% circa). In un solo caso (1979), prima della ripresa del rialzo a seguito dell’atteso ritracciamento, il mercato ha fatto un doppio massimo, stornando oltre la prima gamba ribassista (2% la prima e 7/8% la seconda), risalendo in seguito e realizzando la minore tra le performance citate (11%). Per due volte, invece, nel 1996, il mercato scese del 3,5% e del 7% in primo e unico ritracciamento e successivamente salì del 20% e del 23% (le migliori performance).

La statistica stessa ci dice che una situazione di un certo tipo tende a mantenersi entro certi livelli di rispondenza ma, ovviamente, non concede certezze né, tantomeno, è in grado di dichiarare quando e come le conferme arriveranno … è però anche vero che la saggezza, soprattutto in questi ambiti, richiede cautela nell’operare contro le tendenze ben definite che, in effetti, pagano sempre meglio del contrarian fino a che la tendenza stessa non sia terminata. Va da sé che nelle fasi direzionali prolungata saranno molto più frequenti i falsi segnali contrari che non i segnali positivi nella stessa direzione, almeno fino a che non si  sia raggiunto il top o il bottom finale. E, vista la forza dell’indice, per provare a maturare l’idea che, contrariamente alla statistica, ci si stia avvicinando al massimo di periodo occorrerà valutare anche e  soprattutto i movimenti su timeframe superiori (settimanale e mensile) e verificare eventuali aspetti ciclici e temporali. Per chi, invece, preferisce operare sul breve/brevissimo termine e sfruttare una migliore percentuale di entrate favorevoli, sarebbe consigliabile continuare a verificare i classici segnali buy-on-dip ed attendere, per eventuali short, che le condizioni mutino in modo chiaro, almeno sul breve periodo.

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S&P500 analisi di breve-medio-lungo termine

Su base giornaliera il mercato ha recuperato ormai tutta la perdita, pesante, realizzata tra la metà di settembre e la prima parte di ottobre, effettuando un ampio recupero che ha riportato le quotazioni in area 2000 punti. Tra 2008 e 2015 si rileva una resistenza superiore di doppia valenza essendo determinata sia dall’aspetto statico che ciclico e, dunque, sicuramente interessante, sia in caso di tenuta che nell’eventualità che fosse rotta al rialzo in modo risolutivo (possibili accelerazioni decise). Come è possibile vedere, gli altri livelli di resistenza di natura statica delle ultime due settimane hanno solo temporaneamente bloccato il rialzo, concedendo pause di una sola seduta ciascuno per ogni situazione e permettendo la quasi immediata continuazione del trend rialzista in atto; è, questa, una chiara dimostrazione di forza del mercato che, dunque, si appresta a nuovi massimi storici. Sarà, questo, un importante momento nel quale il mercato più rappresentativo potrebbe trovarsi a un bivio; la discesa veloce e abbastanza profonda, se verificata in ambito di movimenti di breve termine, è stata la più profonda, in termini di punti e percentuale, dalla metà del 2011 in poi, situazione che ha sicuramente fatto alzare le antenne agli operatori di medio termine e che, almeno sulla carta, avrebbe potuto identificare un principio di nuova debolezza dopo i rialzi ampi e significativi degli ultimi mesi. Se, alla luce dei fatti, tutta la negatività è stata recuperata con pochi sforzi, proprio da ora in poi potrebbe svolgersi un braccio di ferro tra i rialzisti a oltranza e i potenziali ribassisti che da tempo attendono un segnale di inversione e, dunque, i prossimi livelli di massimo potrebbero essere interessanti sotto ogni aspetto.

 Grafico      

Su base settimanale i prezzi sono ben supportati dalla trend-line di medio termine, appena toccata dai minimi di periodo e che ha permesso il totale recupero della perdita recente, così come dalla trend-line inferiore di lungo termine, ancora ben lontana dalle quotazioni attuali del mercato. Graficamente non ci sono situazioni particolari da notare, salvo il dubbio, precedente e realizzato anche sul grafico giornaliero, relativo ad un possibile debolezza al momento rientrata; unica nota da verificare, il fatto che il RSI di media taratura stia continuando a far segnare, da un po’ di tempo a questa parte, massimi inferiori in coincidenza con massimi superiori dei prezzi di mercato e, dunque, da valutare almeno fino a che questa tendenza non si inverta come in tutte le altre occasioni in cui il rialzo è rimasto strutturalmente intatto.

 Grafico      

Su base mensile, aspetto statico, non ci sono novità sorprendenti: l’indice continua il rialzo facendo segnare consecutivamente massimi e minimi superiori. I ritracciamenti che si sono verificati negli ultimi tre anni sono stati sempre regolati dall’impostazione rialzista di lungo termine e, anche in occasione dello storno più recente di settembre/ottobre, i precedenti minimi di periodo hanno ben sostenuto le quotazioni permettendo un veloce rientro della negatività. Come si può facilmente notare, le due aree 1730-1770 e 1820-1850 rappresentano gli statici di riferimento più immediati e, presumibilmente, i più interessanti da valutare per la suddetta tenuta; il primo dei due è stato sufficiente, almeno per ora, per sostenere i compratori e, dunque, la situazione è tornata in linea con la conformazione positiva del mercato. Per quanto riguarda qualche possibile eccesso di periodo, il RSI, taratura superiore, sta evidenziando qualche divergenza di troppo, pur senza conferma alcuna in questo momento, mettendo in allerta sui movimenti del mercato nell’immediato.

 Grafico      

Su base mensile, aspetto dinamico, la situazione appare ancora più chiara e la tendenza rialzista di fondo è evidente: tutti gli indicatori di momentum e le medie mobili indicano la stabilità del movimento in atto e ogni ritracciamento, dalla metà del 2009 in avanti, è stato un’ottima occasione per accumulare/rientrare long sul mercato. Attualmente, qualche condizione di rallentamento e possibili divergenza in atto ma ancora non confermate nemmeno sugli indicatori stessi provano a minare le certezze dei rialzisti ma l’unico livello relativamente vicino che potrebbe scalfire, potenzialmente solo in parte, la forza del trend è in area 1925/1930 punti: una close mensile sotto quel livello seguita dalla rottura dei minimi realizzati contestualmente potrebbe dare forza ai venditori di medio termine.

Grafico      

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Bund

Il Bund sta creando, proprio nelle ultime due sedute, una potenziale figura di inversione ribassista, caratterizzata da volumi in deciso aumento come non si vedevano da anni, tre per la precisione: settembre e luglio 2011. In quelle due occasioni, entrambe con direzione generale rialzista, il mercato subì una forte battuta d’arresto nel primo caso e una più moderata (e, soprattutto, veloce) nel secondo ma, in generale, la tendenza primaria non mutò e il bund continuò in condizioni e con tempi diversi, la sua ampia e duratura salita verso nuovi massimi storici. Per similitudine, dunque, ci si potrebbe attendere una correzione immediata e, forse, anche interessante ma, in ogni caso, destinata ad esaurirsi per lasciare nuovamente spazio al rialzo di fondo; la cosa è plausibile ma preferirei stare in guardi considerando che la doppia figura grafica è diversa dalle precedenti, essendo due barre con massimi e minimi decrescenti ma estremi molto vicini, la seconda delle quali si configura con volumi inferiori ma pur sempre elevati rispetto alla media di periodo. In aggiunta, si vedono sul grafico la trend-line di supporto di sicura importanza, lo stocastico in divergenza e la semiretta degli ultimi massimi bucata al rialzo e ora nuovamente sopra i prezzi di mercato; rotture confermate in più direzioni potrebbero quindi dare il via a un ritracciamento più o meno interessante per il breve e brevissimo termine.

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Finmeccanica - Analisi tecnica

Non c'è molto da analizzare: la figura disegnata sul grafico è eloquente ed evidenzia un testa-spalle chiaro rotto al rialzo di recente; avendo già fatto il primo, moderato, allungo e il successivo ritracciamento, sono chiare le aree sensibili che indicano resistenza intermedia definita dopo il break rialzista, attivo e confermato in prima istanza, così come il supporto coincidente con la precedente resistenza della figura di cui sopra. Sono anche indicate le aree probabili per un potenziale target. Unico possibile problema arriverebbe dallo stocastico che prepara un incrocio al ribasso e una divergenza ribassista (entrambi ancora da confermare, per il momento).

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Stocastico - Divergenze

La mail di un lettore mi chiede se personalmente utilizzo lo stocastico, con particolare riferimento alle divergenze, e, se si, in quali contesti e su che time-frame (tralascio altri dettagli che non riguardano, nello specifico, la richiesta suddetta).

Non uso lo stocastico e le sue divergenze come metodologia a sé stante o come sistema di trading puro; talvolta, però, lo verifico prima di effettuare le operazioni di trend-following, cercando di capire se, pur mantenendo l’opportunità di entrare in un trade direzionale, il mercato in questione potrebbe trovarsi in una condizione critica di breve termine e, dunque, decidere in extremis di attendere eventualmente un ritracciamento e potenziali prezzi migliori sui quali entrare

Siccome un’immagine, spesso in questo mestiere, vale più di mille parole, vi invito a verificare i tre grafici allegati a questo articolo, specificando un concetto in sintesi: la mia esperienza in merito mi indica, come per altre metodologie di trading, che gli indicatori di momentum funzionano meglio su azioni e commodities che non su future e indici, che su timeframe giornalieri e settimanali rispondono molto meglio che intraday  e, inoltre, che operare con essi in direzione della tendenza principale aiuta a limitare la percentuale di perdite e, naturalmente, il draw-down.

Nei grafici allegati, infatti, troverete una semplice definizione delle divergenze e dei loro sviluppi nel breve termine ma, anche e soprattutto, le migliori opportunità che si trovano operando in direzione del trend sottostante, in un caso identificato dal canale di supporto e, nell’altro, dalla classica media a 200 periodi.

Grafico      

Grafico  

Grafico  

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Fiat - T/S di breve termine

Il titolo si trova sui massimi relativi da luglio, 8 euro circa, dopo aver trovato un affondo che ha portato le quotazioni a ridosso di area 6 euro. Sono ravvisabili, con una certa facilità, due figure grafiche classiche, una di più ampio respiro ed una, invece, di brevissimo termine; la prima figura è un testa/spalle lineare (il più facile da identificare) con valori chiaramente evidenti a 6,2 (testa) e 8 euro circa (spalle) la cui rottura confermata dovrebbe generare due obiettivi naturali a 8,65/8,70 euro ed eventualmente a 9,7/9,8 euro, mentre la seconda figura è il trading range in formazione da alcune sedute generatosi tra area 8 euro (spalle) e 7,7 euro, base del range stesso e che mantiene intatte le potenzialità rialziste in caso di break-up , viceversa, evidenzia un possibile ritorno almeno a 7,2/7,3 euro in caso di mancata rottura e contro break ribassista.

   

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Banco Popolare - analisi di breve termine

Il titolo si trova ora in una fase di potenziale punto di resistenza dopo il buon recupero dai minimi realizzati nella prima parte di agosto sotto i 10 euro.  Questo non significa, necessariamente, che nell'immediato futuro le quotazioni saranno destinate a scendere in modo sensibile ma, presumibilmente, i livelli statici e dinamici che si incontrano in questa fase potrebbero fare ostruzionismo ai rialzisti. Nel dettaglio, i punti da considerare sarebbero:

- poco sopra i valori attuali si trova la trend-line superiore del canale ribassista che, almeno da aprile 2014 (picco di riferimento), guida la discesa del titolo;

- le quotazioni sono appena uscite dall'area di contenimento dinamica rappresentata dalle bande di Bollinger e, dunque, si troverebbero probabilmente in una condizione di rialzo eccessivo in riferimento al brevissimo termine;

- proprio sui valori attuali (poco sotto), si rileva un precedente massimo (relativo ma ugualmente di una certa importanza, essendo il primo massimo che si incontra dai minimi di periodo) che potrebbe condizionare il movimento nell'immediato;

 

 

- i minimi intraday dell'ultima seduta utile coincidono con uno statico a un mese che potrebbe ora essere un discreto punto di riferimento come poteniziale supporto inizialmente o, in caso di chiusura sotto, come nuovo punto di partenza per un nuovo movimento ribassista in direzione, nuovamente, di area 10 euro;

- gli oscillatori di breve termine, seppure positivi, cominciano ad evidenziare qualche segnale di ipercomprato da tenere in considerazione nell'immediato.

- i minimi intraday dell'ultima seduta utile coincidono con uno statico a un mese che potrebbe ora essere un discreto punto di riferimento come poteniziale supporto inizialmente o, in caso di chiusura sotto, come nuovo punto di partenza per un nuovo movimento ribassista in direzione, nuovamente, di area 10 euro;

- gli oscillatori di breve termine, seppure positivi, cominciano ad evidenziare qualche segnale di ipercomprato da tenere in considerazione nell'immediato.

Va anche considerata una questione non secondaria: qualora il rialzo dovrebbe protrarsi anche nei prossimi giorni, invece, si potrebbero avere più conferme di un possibile cambiamento, duraturo, del trend di fondo e, dunque, la tenuta successiva di area 11,5/11,6 (validità in close) dovrebbe consentire ai compratori di prendere il sopravvento per il breve termine e, dunque, in tali condizioni i ritracciamenti diverrebbero occasioni di acquisto sulla debolezza momentanea per obiettivi superiori.

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Operatività in range di prezzo

I grafici allegati evidenziano tre dei numerosi titoli che, spesso, si trovano in condizioni di trading range, sia che si tratti di una pausa prima della ripresa del trend in corso, sia che il titolo stia accumulando o distribuendo in attesa di un cambiamento della tendenza di periodo. Queste condizioni permettono, la maggior parte delle volte, di operare comprando sulla temporanea  debolezza e vendendo sulla forza, utilizzando livelli sensibili realizzati in precedenza e, generalmente, riferiti al breve e brevissimo termine.

Grafico      

Grafico  

Grafico  

Qualora non si volesse semplicemente vendere e comprare sulla base di valori di mercato ma operare sulla base di un filtro che segnali il possibile ipervenduto/ipercomprato, il consiglio è quello di adottare un indicatore o oscillatore di momentum come, per esempio, il RSI, lo Stocastico, il ROC o il CCI e combinarne la condizione con i prezzi di mercato di riferimento per le entrate.

I grafici evidenziano l’operatività con l’ausilio del RSI (ognuno può pensare di tararlo come meglio crede in base a quanto frequente vuole operare sul mercato, personalmente consiglierei, a seconda del titolo più o meno volatile, valori compresi tra 7 e 12, non oltre), ma anche il CCI e lo Stocastico, a mio avviso, sono utilissimi allo scopo.

Un vantaggio di questo tipo di operatività è, quasi sempre, lo stop-loss: vendendo e comprando vicinissimo a resistenze e supporti di breve termine, lo stop cautelativo sarà relativamente leggero proprio in virtù del fatto che il livello di guardia sarà molto vicino al valore di potenziale entrata in posizione.

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Intesa - lungo termine

Il titolo è in condizione rialzista (operatività iniziata a rischio contenuto) da agosto-settembre 2012; da allora le quotazioni hanno subito tre periodi ben definiti di congestione, l’ultimo dei quali alla fine del 2013, di durata inferiore agli altri, risoltosi con la migliore accelerazione rialzista dai minimi di lungo termine toccati nel 2011.  Per la prima volta, in relazione al periodo considerato, i prezzi sono scesi sotto il minimo precedente, seppure marginalmente (e manca ancora la classica conferma), dopo una (per ora falsa) rottura del massimo di periodo (con candela mensile reversal) e si sono appoggiati sul primo supporto utile valido per identificare eventuali tentativi di cambiamento di tendenza. In aggiunta, proprio nelle vicinanze dei minimi di luglio si trova la media mobile di riferimento e, dunque, l’area interessata dovrebbe costituire un valido spartiacque, sia in caso di tenuta per un nuovo tentativo di raggiungere e superare i massimi degli ultimi anni, sia qualora venga confermata la rottura al ribasso che potrebbe, invece, riportare le quotazioni sul supporto inferiore nonché principale per il lungo termine (area 1,50/1,60 euro).

Grafico  

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Unicredit

Il titolo è in fase di recupero dai minimi per quanto concerne il lungo periodo e in fase di ritracciamento dai massimi relativi di periodo sul breve termine. Il grafico mensile evidenzia come, negli ultimi tempi, le quotazioni si siano scontrate con un livello sensibile, determinato principalmente sulla base di passate coincidenze di valori e volumi; al momento, infatti, i prezzi sono scesi e si stanno attestando in area 5,70 euro circa. Visibile la linea che definisce i valori statici, ormai una sorta di doppio minimo ancora non confermato, tuttavia, dalla risalita delle quotazioni e che corrisponde anche ad una resistenza di medio termine precedentemente violata, che ha portato ai massimi di qualche settimana fa poco sotto i 7 euro.

Il grafico giornaliero rileva, inoltre, più livelli, la maggior parte di natura statica, che potrebbero servire da buon supporto in caso di ripresa del ribasso dopo l’eventuale rottura dei valori che, attualmente, sostengono il mercato; a parte un intermedio a 5,50 euro circa, valido prevalentemente per il breve e brevissimo termine, i valori da considerare per un’eventuale opportunità (e adattabili a un’operatività a rischio limitato, permettendo l’utilizzo di stop-loss statici più che accettabili) sono ben identificati e si posizionano a 5,05-5,10, 4,50-4,70 e, infine, in area 4 euro circa. E’ abbastanza ricorrente che un mercato con intenzioni rialziste e che, dunque, si trova in fase di ritracciamento dai massimi (relativi o assoluti), generalmente non va troppo oltre tali livelli e, quando lo fa, il più delle volte continua ala discesa o, talvolta, si assesta poco sotto gli stessi e si muove in laterale per un periodo abbastanza lungo. Per questi motivi, dunque, eventuali entrate sulla debolezza potrebbero essere valutate sfruttando i supporti indicati, fermo restando che, personalmente, ritengo sempre più opportuno valutare prima la possibilità che il livello in questione rappresenti con buona probabilità il supporto ideale, attendendo reazioni sullo stesso e cercando solo successivamente uno o più punti di entrata in fase di rientro dalla prima gamba rialzista.

Grafico di lungo termine   

Grafico di breve e medio termine   

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Investimenti azionari a rischio moderato (nel lungo termine): Colgate.

Dalla sua quotazione ad oggi il titolo ha continuato a salire, pur con consueti ritracciamenti, anche corposi, in occasione delle crisi dei mercati azionari, evidenziando sempre una migliore tenuta rispetto alla maggior parte delle azioni dello stesso mercato e dell’indice stesso, mettendo a segno un rendimento complessivo pari a +2750/2800% circa. Una spiegazione, la principale, sta nella solidità della società e, soprattutto, nella capacità del management di creare profitto anno dopo anno; pur senza elargire rendimenti stratosferici, il titolo ha sempre pagato utili e, per oltre 50 anni consecutivi, il dividendo è stato in crescita o, talvolta, stabile, ma ha sempre mostrato la solidità dell’azienda e la profittabilità del capitale impegnato.

Colgate-Palmolive è una delle corporation americane di maggior successo nella storia dalla sua creazione ad oggi; il suo modello di business, ormai ben testato, ha portato ai risultati discussi sopra e, presumibilmente, continuerà a creare utili anche negli anni a venire con studiata stabilità. UTILI e STABILITA’, due termini amati dai grossi investitori (per es Buffet, il fautore del buy & hold ma solo con società di un certo spessore e profilo). Il suo cash flow è elevato e stabile (mediamente il 15% sulle vendite) e questo ne fa una delle aziende più appetite dai guru di Wall Street, coloro che cercano la rivalutazione senza eccessivi rischi e non la speculazione nuda e cruda. L’azienda ha la leadership mondiale nel settore dell’igiene orale ed una capillare distribuzione internazionale dei suoi punti vendita: più di tre quarti della sua attività di vendita è generata al di fuori di confini degli Stati Uniti (in America Latina ha un’enorme fetta di mercato, oltre il 70/75% addirittura in Brasile e Messico).

Insomma, è la classica gallina dalle uova d’oro, o almeno lo è stata fino ad ora. Lo sarà ancora in futuro? Se i mercati non cesseranno di esistere è molto probabile che rappresenterà, ancora per molti anni, uno degli investimenti a rischio più interessanti, sia per la stabilità dei dividenti (e degli incrementi continuativi dell’utile distribuito) che per la capacità di resistere, meglio di altre, alle crisi finanziarie internazionali.

Il grafico1 evidenzia gli ultimi 15 anni di quotazione su base mensile mentre il grafico2 fa rilevare come, in caso di ritracciamenti più o meno corposi in condizioni di mercato difficile, scalando su un grafico settimanale si potrebbero trovare discrete soluzione per rientrare long volta per volta, attendendo poi che maturi la plusvalenza nel medio/lungo periodo. Questo, principalmente, per evitare di rischiare ogni volta l’entrata sui massimi storici (che avrebbe comunque pagato bene, almeno fino ad ora) e che, pur trattandosi di un investimento ben ponderato sulla base di quanto riportato sopra, sarebbe comunque dispendioso anche a livello psicologico.

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Facebook - Analisi di Gann

Il grafico evidenzia le fasi salienti della breve vita del titolo dalla sua quotazione, con riferimento alla metodologia spiegata da Gann. Al momento, le quotazioni rimangono in fase positiva nel lungo periodo, essendo i prezzi sopra il supporto principale e nella stessa direzione fornita dai cicli settimanali definiti costantemente al rialzo a partire dal mese di novembre 2012. Gli ultimi segnali rialzisti sono stati confermati nelle settimane del 23/5 e del 20/6, quindi recenti, mentre la settimana in corso potrebbe essere di transizione e determinare un set-up intermedio da verificare, sia per la continuazione che per l’eventuale possibile inversione di breve e medio periodo. Il lungo periodo, invece, rimane ancora rialzista senza particolari segnali critici, nell’immediato; graficamente, se i prezzi rimarranno sotto il massimo storico raggiunto a marzo di quest’anno, il livello da tenere presente per il trend in atto rimarrà area 40 $ (in caso di rottura dei massimi, invece, potrebbe essere rivisto).

 Vai al grafico

Il grafico supplementare evidenzia i cicli temporali di maggior evidenza (cicli annuali) e i cicli determinati dal quadrato del nove. Da tenere in maggiore considerazione, solitamente, sono quei cicli nei quali si verifica coincidenza delle direttive sia da massimi/minimi diversi che da livelli di spicco anche opposti tra loro; in aggiunta, qualora uno dei suddetti cicli coincidesse (o coincidessero, nel caso fossero doppi/tripli) con cicli temporali, le possibilità di inversione aumenterebbero nell’80/85% dei casi.

 Vai al grafico

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Popolare di Milano - analisi di Gann

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Il titolo ha realizzato minimi di lungo termine a gennaio 2012 e ora, dopo circa due anni e mezzo, si trova sui massimi relativi, sempre con riferimento al lungo periodo, e sui massimi superiori per quanto riguarda il medio e medio/lungo termine. L’ultimo picco, toccato proprio a giugno 0,73/0,74 euro, sta subendo una serie di piccoli movimenti in controtendenza ed il ritracciamento ha raggiunto, prima dell’attuale recupero, area 0,63 circa. I canali di prezzo risultano, al momento, in linea con il trend principale e, dunque, rialzista; i valori stanno proprio toccando la parte superiore del canale a minore inclinazione, più affidabile sul medio e lungo termine, canale raddoppiato dopo la rottura rialzista precedente che ha conferito ulteriore forza al titolo.

In ottica di breve termine, quindi, in accordo con gli insegnamenti di Gann, occorrerà attendere che il trend di grado inferiore torni al rialzo per rientrare in posizione long, lavorando nella stessa direzione del trend principale (o Main trend); se ciò non accadrà nell’immediato, si dovrà verificare il mantenimento o il cambiamento del trend stesso e riproporre l’operatività su tali basi.

   

Su base statica, la rottura sopra il primo grado di ritracciamento in area 0,40 ha proposto l’obiettivo superiore in area 0,60 e il nuovo break sta confermando la positività del movimento ormai da tempo, con target superiore ancora attivo in area 0,78 euro circa. Primo supporto in qualità di livello di ritorno (ex resistenza), quindi, il precedente livello citato a 0,60 euro.

Su base dinamica, l’angolo principale di medio-lungo termine è ampiamente sotto i valori attuali e passa sotto area 0,40 mentre supporti intermedi si alternato tra 0,56 e 0,62 euro, validi per il medio e il breve termine.

Ciclicamente: è questo, al momento, l’unico tassello che evidenzia un grado di rischio da non sottovalutare. Combinando i cicli di lungo periodo minimo-max-minimo precedenti, infatti, proprio nel mese di giungo dell’anno in corso scade un ciclo di medio-lungo termine e, almeno per il momento, i massimi dal gennaio 2012 in avanti si sono realizzati proprio qualche settimana fa.

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Autogrill - grafico weekly

Lungo termine

Il titolo si trova ora in una fase di congestione di breve termine inserita in un movimento che, almeno per il momento, si configura come possibile ritracciamento dai massimi in un trend rialzista di medio-lungo periodo e generato tra ottobre e novembre 2012, a seguito della ripresa del rialzo dai minimi relativi di luglio 2012. Gli ultimi due mesi hanno visto le quotazioni interessare sia le medie mobili di riferimento sia, in discesa, la parte superiore del canale rialzista (precedentemente rotto al rialzo) dei prezzi di lungo termine con base sui minimi del 2009 e massimi relativi di fine 2010; la coincidenza di questi livelli ha per ora creato le basi sia per la tenuta che per un discreto rimbalzo proprio a partire dai valori del canale citato (area 6,20 euro circa), riportando il titolo a sopra i 7 euro e a contatto, da tre/quattro settimane, con la media veloce.

Un break sopra 7,15 potrebbe favorire nuovi rialzi in direzione di 7,40 prima e area 7,60 successivamente; acquisti sulla debolezza sarebbero possibili, con qualche rischio supplementare, tra 6,55 e 6,60 euro su base infrasettimanale, ma una close weekly sotto 6,70 richiederebbe l’attivazione di uno stop-loss stretto a titolo cautelativo.

Gli indicatori di riferimento (CCI e Stock-momentum) evidenziano il ritracciamento in atto sui prezzi e, almeno per quel che riguarda il CCI, la rottura sopra 6,50/6,60 sta agevolando ulteriori recuperi in attesa delle prossime resistenze o, eventualmente, di una nuova fase di ipercomprato da cui ritracciare.

Aspetto temporale

L’ultimo rialzo (termini descritti sopra) ha avuto, al momento, una durata da minimo a massimo pari alla durata che, dal 2007 al 2009, ha sviluppato l’ampia gamba ribassista in grado di riportare le quotazioni in area 1,40 euro (da oltre 7,50 euro); raggiunta con precisione la stessa espansione temporale (e un nuovo massimo superiore) i prezzi hanno cominciato a scendere, portandosi da area 7,7 euro in area 6,20 euro circa, prima del rimbalzo attualmente ancora in atto e in fase di definizione di breve termine. Sarà dunque opportuno, limitatamente all’operatività di lungo termine, verificare l’andamento sia delle due medie di riferimento sia dei valori di mercato per cercare di individuare eventuali segnali di inversione conclamata da long a short.

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Gamco Resourches-medio e lungo termine

Come si può vedere dal grafico sopra, il titolo è in fase ascendente dopo la lunga e profonda discesa che ha raggiunto il fondo a cavallo tra la fine del 2013 e l'inizio del 2014, movimento ampio e strutturato disallineato totalmente dagli indici principali USA. Relativamente al medio periodo, dunque, i prezzi si trovano ora a ridosso della media mobile più veloce e si apprestano a chiuderci sopra; la stessa media è incrociata positivamente con la media di lungo periodo, il MACD è positivo e l'indicatore di trend sta chiudendo positivo. Graficamente è indicato sia il possibile futuro movimento definito dal classico 1-2-3 rialzista sia la linea di resistenza primaria (rossa tratteggiata) poco sopra i valori attuali; un break di questi valori potrebbe dare nuovo slancio al titolo e permettere un ampio movimento rialzista nei prossimi mesi; il supporto, a prescindere dal break, è l'area non distante dalle quotazioni di periodo e evidenziata dal rettangolo verde.

Su base mensile (lungo e lunghissimo termine) la situazione non appare ugualmente chiara e possibilista di un movimento rialzista immediato: seppure la divergenza del CCI abbia confermato l'attuale rimbalzo delle quotazioni, proprio negli ultimi due mesi gli operatori "combattono" costringendo le quotazioni sui valori a ridosso delle tre medie mobili di riferimento. Anche qualora le stesse, con i prezzi, dovessero generare ulteriori segnali rialzisti nel lungo termine, sarà da verificare l'area ampia indicata sul grafico: gli estremi della barra mensile in questione, infatti, contengono tutti i prezzi battuti dal titolo dalla fine del 2008 ad oggi.

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Mediaset - breve periodo

Ingrandisci

 

Visione generale. Il titolo si trova ora in una condizione intermedia: il lungo periodo mostra ancora una situazione positiva, nel medio periodo risulta neutrale-positiva mentre nel breve periodo la condizione è più vicina alla negativa-neutrale. La conseguenza è che nell’ultimo periodo i segnali long si sono risolti con rialzi discreti ma mai decisi e prolungati mentre i segnali short di breve e brevissimo termine, pur non perdurando, hanno concesso esiti di medio interesse e più estesi.

Operatività di breve/brevissimo termine. Nella fattispecie, le quotazioni si trovano a contatto con la media di lungo periodo che potrebbe fare da resistenza, lo stocastico ha assunto qualche seduta fa una connotazione negativa e la seduta precedente la candela disegnata è una classica figura singola negativa; attenzione, dunque, ad una eventuale discesa dei prezzi che potrebbe portare a 3,4/3,45 o, in caso di maggiore pressione da part dei venditori, verso 3,25/3,30 euro circa.

 

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Dea Capital - Mensile

Il titolo è in una fase di stallo da parecchio tempo e il range che ne delimita l’area di trading ha subito, negli ultimi quattro anni almeno, una contrazione significativa, contrazione che continua tuttora e che mette in evidenza la formazione di una canale convergente di lungo periodo i cui estremi, nel momento in cui scrivo, sono rilevabili a 1,2 e 1,5 euro circa.

Da notare due elementi:

 

-          il MACD ha fatto registrare un ampio recupero dai minimi del mercato ed ora, in linea con la condizione attuale, mostra lateralità marginalmente sotto la linea dello zero;

-          i volumi, dopo essere drasticamente diminuiti da maggio/giugno 2011 ed essere rimasi bassi fino alla fine del 2013, da qualche mese sono aumentati e stanno tornando verso l’ultimo picco utile registrato proprio a inizio 2011.

 

La situazione ancora non sembra sbloccata e i pericoli di un proseguimento della lateralità o di nuovi storni non sono scongiurati ma, viste le condizioni di cui sopra, credo che ne prossimi mesi il grafico potrebbe meritare attenzione da parte degli operatori di medio e lungo termine.

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Indice S&P500

Uno sguardo veloce all'indice americano; base daily il mercato è a un possibile bivio per il breve/brevissimo termine e sul grafico i livelli principali sono identificati dalle trend-line più immediate.

 

Base weekly ancora non manda alcun segnale di pericolo, evidenziando movimenti ancora distanti dalla prima area critica la cui rottura potrebbe creare un'inversione del trend di medio periodo. Unico segnale potenzialmente di allerta, ma a livello temporale è sempre molto difficile identificare una data specifica, la gamba ha subito, negli ultimi mesi, un'impennata molto chiara semplicemente osservando l'andamento dei prezzi e delle medie sottostanti. Spesso questa condizione prelude a una successiva fase di stallo o di ritracciamento.

Sul grafico a barre mensili la situazione rimane simile a quella settimanale; si sta verificando una divergenza sul RSI ma, al momento, mancano le necessarie conferme. Il primo supporto utile è decisamente distante e, al momento, in assenza di conferme dall'oscillatore rimane l'unico valore di riferimento per il trend in atto o per il suo possibile cambiamento. nell'80/85% dei casi, dopo una forte salita delle quotazioni, l'indice in oggetto ha bisogno di un periodo di qualche mese almeno di distribuzione, momento nel quale quasi sempre realizza due massimi poco distanti tra loro, soprattutto con riferimento alle chiusure.

16 aprile 2014

 

Uno sguardo veloce al nostro derivato sulla base dei cicli di gann e in corrispondenza delle trend-line angolari di lungo e lunghissimo termine:

 

 

Medie mobili intraday

In risposta a una mail ricevuta un paio di settimane fa pubblico questo breve articolo.

L’utilizzo delle medie mobili per il trading sui mercati finanziari è un argomento che riempie libri, conferenze e, ora, webinar; io stesso, in molti articoli, ho cercato di elaborare metodologie di investimento con tali strumenti o, semplicemente, ho esposto dati e performance realizzate e verificate con innumerevoli back-test su svariati mercati. Nella maggior parte dei casi si à potuto facilmente notare che l’utilizzo delle medie mobili non sia proficuo (salvo casi particolari e su timeframe superiori) a sufficienza per giustificarne l’attività senza l’ausilio di altri strumenti, primo fra tutti il money management e, altrettanto importante, l’affiancamento di uno o più filtri operativi (pochissimi e di semplice fattura e sviluppo operativo, altrimenti si rischia di abbassare troppo il numero di operazioni e di includere un numero eccessivamente elevato di operazioni a buon fine). Anche laddove lo studio abbia evidenziato un vantaggio finanziario dall’utilizzo delle medie, quasi sempre l’operatività è risultata di difficile applicazione, causa numero elevato di perdite, perdite consecutive e stop pesanti, oltre, naturalmente, a un draw-down quasi sempre eccessivo da sopportare per il trader privato.

In questo articolo mostro una possibilità di utilizzo di due medie mobili, non certamente innovativa nella sua idea ma spesso spiegata con troppa fretta e senza l’apporto grafico, e il loro incrocio come strumento di base, più altre due medie mobili e loro incrocio come affiancamento, a titolo di filtro operativo, allo strumento principale. La variante sta nel fatto che si dovranno utilizzare due timeframe diversi, uno ad uso operativo e l’altro, ovviamente, per la conferma, o meno, da parte del filtro operativo.

Prima di illustrare questa semplice metodologia, preferisco chiarire due concetti, uno tecnico e l’altro informativo:

1)       Sia il mercato di riferimento (Fib) sia le coppie di medie mobili utilizzate (10-20 e 50-200) sono a titolo esemplificativo; il trader, qualora interessato al modello, dovrebbe provare diversi mercati e fare esperimento con svariate coppie di medie mobili. Personalmente le trovo discrete e, dunque, le ho usate per lo studio in oggetto.

2)      Questo non è un sistema di trading o metodologia completa da prendere e utilizzare tal quale sul Fib (o su altri mercati); è da intendere, come la maggior parte dei miei studi pubblicati, quale base di verifica e di approfondimento allo scopo di costruire un piano di trading adeguato alle proprie caratteristiche operative.

 

Come spiegato sopra, per la spiegazione di questo potenziale metodo di trading ho utilizzato il Fib e due timeframe molto bassi: il 5 minuti e il minuto. Sul primo timeframe, quello superiore, inserisco le medie mobili a 10 e 20 periodi e le utilizzo come filtro operativo mentre sul timeframe a 1 minuto inserisco le medie mobili a 50 e 200 periodi e le sfrutto per la definizione del segnale operativo vero e proprio. Lo sviluppo della metodologia è molto semplice, direi quasi banale:

-          Per le operazioni long la media mobile a 10 periodi deve essere incrociata positivamente con la media mobile a 20 periodi sul grafico a 5 minuti e, viceversa, per le operazioni short deve essere incrociata negativamente;

-          Per le operazioni long la media mobile a 50 periodi deve incrociare al rialzo la media mobile a 200 periodi sul grafico a 1 minuto e, viceversa, per le operazioni short la deve incrociare al ribasso.

Di seguito vari esempi facilmente riscontrabili nelle ultime sedute.

 

 

Sotto, invece, due tra i classici stop-loss e stop-profit che, potenzialmente, s potrebbero adottare; da verificare, inoltre, anche la possibilità di inserire livelli di profit basati sulla volatilità intraday dello strumento sul quale si sta operando.

 

12 marzo 2014

 

Nikkey

Potremmo essere, proprio in queste ultime settimane, di fronte all’ennesima prova del nove sull’indice nipponico; evidenti, infatti, le similitudini di lungo periodo che hanno caratterizzato ogni tentativo di recupero importante almeno negli ultimi 15 anni. Ogni volta, infatti, che l’indice ha realizzato un doppio minimo o una temporanea falsa rottura ribassista di un minimo importante di lungo termine le quotazioni hanno recuperato nettamente in valori assoluti: da 15800 a 23000 punti circa, da 13000 a 21000 circa, da 7600 a 18000 circa e, ora, da 7000 a oltre 16000 punti. In questi giorni il mercato sta provando la rottura del livello dopo esserne stato respinto in modo sensibile a maggio 2013 con una conseguente discesa di oltre 3500 punti. Andrà dunque attentamente monitorato per capire se la resistenza percentuale sarà ancora una volta foriera di nuovi ribassi epocali o, viceversa, la sua rottura confermata a più riprese ne farà il nuovo supporto di medio periodo in grado di riportare positività di lungo e lunghissimo termine sull’indice.

8 gennaio 2014

 

Un breve studio sull'incrocio di medie mobili    

 

Fib - lungo termine

Il nostro derivato ha ripristinato la positività di medio/lungo periodo dopo il break rialzista effettuato nell’ultima parte del 2012 sopra area 15000 punti; la stessa area, dunque, si proporrà come interessante supporto a tenuta del trend in atto qualora si dovessero verificare, nei prossimi mesi, uno o più ritracciamenti dai massimi relativi. Come si può ben notare, la situazione attuale non presenta condizioni particolari di ipercomprato e, confrontando il nostro indice/future con la maggior parte degli altri mercati di riferimento, la chiara sottovalutazione impone certamente cautela da una parte ma, per motivi speculari, evidenzia opportunità rialziste degne di nota da poter sfruttare con la classica strategia del buy on dip. Proprio considerando che altri indici importanti si trovano oltre i massimi storici, la naturale maggior debolezza del nostro mercato lo potrebbe rendere sensibile qualora l’azionario internazionale dovesse subire una battuta di arresto. A mio avviso, tuttavia, tale sensibilità potrebbe manifestarsi negativamente solo in caso di storni contenuti; in tal caso, infatti, sono dell’avviso che il mercato italiano seguirebbe a ruota tale negatività. In caso, invece, di affondi strutturali e non di semplici ritracciamenti, la mia idea è che l’Italia potrebbe reggere, nella seconda fase di un eventuale movimento negativo, meglio di altri mercati che precedente ci hanno sovraperformato. Ribadisco, dunque, per coloro che avessero intenzione di accumulare posizioni di medio-lungo e lungo termine eventuali storni in area 15000 potrebbero non solo essere buone opportunità di acquisto su valori bassi ma, allo stesso tempo, dare un’occasione con uno stop di riferimento decisamente non proibitivo, se confrontato con altri livelli di protezione basati sull’operatività a lungo termine.

Sul grafico sono leggibili alcuni dettagli e visibili i principali strumenti di trading per il lungo periodo.

28 novembre 2013

 

Fib - metodo delle tre medie

Rispondo a un lettore che sta elaborando un sistema basato sulle medie mobili. Non ho specifiche in merito a tale sistema e, dunque, mi limito a rispondere direttamente e concisamente al quesito che, in poche parole, si risolve in questo:

 

- è proficuo un sistema basato sull’incrocio di tre medie mobili e precisamente la 4, la 9 e la 18 periodi, sul Fib base giornaliera usato in modo puro, quindi senza altri filtri e con l’operatività di tipo S&R semplice? E lo stesso su base settimanale? 

Senza perdere tempo, pubblico l’esito del metodo di base indicato sia su base giornaliera che su base settimanale, a partire dall’inizio della quotazione del nostro derivato e fino alla fine del 2012 circa (escludo l’ultimo anno, quasi sempre, perché in un back-test dovrebbe essere poco considerato e rientrare solo successivamente in un discorso di back-test a sezione temporali sovrapposte):

Daily Test   

Weekly test   

 

Il sistema è profittevole in entrambi i casi, meglio (e non di poco), sul settimanale. Quale é, allora, il problema?  In realtà sono due:  

- il primo, secondario, è determinato dal fatto che la performance ampiamente positiva si è realizzata, soprattutto, in pochissimi anni, spesso consecutivi, mentre buona parte degli anni di trading si è chiusa in negativo. Un trader eccezionale potrebbe ovviare, almeno in gran parte, al problema usando una strategia ottimale di money management ma, comunque sarebbe ugualmente difficile, dal punto di vista psicologico, mantenersi calmi e continuare a utilizzare il metodo senza alcuna interruzione.

- Il secondo problema riguarda il fatto che la distanza tra due picchi della sua equity arriva perfino a toccare i 7/8 anni su base giornaliera, mentre è più contenuto, ma pur sempre elevato, su base settimanale (rientra nei 36 mesi). Sono periodi eccessivamente lunghi anche per un istituzionale, figuriamoci per un trader privato. Certo, qualora questo fosse uno dei tanti sistemi utilizzati dal trader in questione allora la situazione potrebbe anche essere sopportabile, nell’ottica di implementazione del metodo in un sistema generale di investimento molto più complesso e completo; da solo, invece, credo che porterebbe anche il trader più paziente a cessarne l’utilizzo prima della ripresa del run-up, con conseguente doppio danno (si prenderebbero gran parte delle perdite e si perderebbe poi il momento migliore in fase di ripresa dei rendimenti). 

Ulteriore aggiunta: il draw-down è abbastanza elevato se rapportato alla disponibilità media dei trader (secondo le statistiche generali, ovviamente) e, dunque, presupporrebbe un capitale elevato (non meno di 100 mila euro di partenza, a mio avviso), per evitare il rischio di rimanere senza denaro sufficiente a continuare l’operatività proprio nel momento in cui il metodo dovesse cominciare a produrre utili.

20 novembre 2011

 

 

A questo link trovate un mio articolo sulla media mobile a 200: www.espertfoorex.com/sistema-trading-medie-mobili. Niente di nuovo ma con qualche informazione in più.

Lo stop loss è un argomento molto controverso nell’agenda di qualsiasi trader e per esaudirne una spiegazione almeno decente, a mio avviso, servirebbe un intero libro. In queste poche righe cerco di rispondere a una mail che mi chiede un aiuto, per quanto esso possa essere modesto, nel tentativo di riuscire a determinare uno stop sulla posizione (sia long sia short) assunta in un’ottica di medio periodo, con particolare riferimento ai titoli azionai (preferenza USA e Germania).

Credo che un discreto riferimento lo possano fare due tipi di indicazioni: la prima di carattere grafico e, dunque, direttamente sui valori di mercato; la seconda, invece, potrebbe essere legata ai volumi e, per quanto mi riguarda, dovrebbe essere utilizzata a supporto della prima piuttosto che come strategia di stop-loss a sé stante. Vediamo il primo grafico:

qui si individuano, dopo l’entrata long sulla base del doppio minimo e del successivo incrocio delle medie mobili, più minimi superiori consecutivi, tutti destinati a permettere l’aggiornamento dello stop loss con l’utilizzo della ben conosciuta tecnica del trailing stop. Non tutti i minimi, tuttavia, servono allo scopo; sono stati segnalati, infatti, i minimi di maggiore importanza, quelli, cioè, che nascono, per prima cosa, esclusivamente dopo un ritracciamento effettuato in seguito ad un precedente break dei massimi di periodo e, inoltre, che sono anche significativi, escludendo, perciò, quelli che durano una singola seduta o che ritracciano solo marginalmente dopo i nuovi massimi attesi e confermati. Tutti gli altri minimi che non rientrano in questa categoria, dunque, rimangono semplicemente dei livelli di presumibile poca importanza, dettati più che altro da momentanei squilibri dei prezzi o da movimenti intraday erratici dovuti, per esempio, a notizie macro il cui effetto si estingue durante la seduta stessa nella quale sono state rese pubbliche.

 

Il secondo grafico evidenzia una situazione un po’ diversa, con un primo movimento direzionale e due successivi movimenti che si estinguono e invertono con una certa celerità senza dare la possibilità di sfruttare la strategia del trailing stop se non nella primissima fase quando sei verifica la prima serie limitata di minimi o massimi inferiori o superiori.

Il terzo grafico mostra, invece, due ottimi movimenti di breve/medio termine, entrambi sfruttati grazie all’aggiornamento dello stop loss in direzione del trend primario.

Come si può vedere, anche in questo caso si riesce a mettere a segno un paio di ottime performance; l’aggiunta dei volumi evidenzia anche tutti quei livelli che hanno certamente assunto maggiore importanza durante il movimento dei prezzi e, dunque, potenziali basi significative per gli operatori. Implementandoli con la revisione dello stop in ambito puramente grafico si ottiene, a mio avviso, una discreta strategia che permette da una parte di mantenere la posizione in attesa di realizzare una buona performance sfruttando la direzionalità e, dall’altra, di evitare di rimanere tropo a mercato dopo che lo stesso ha realizzato un potenziale massimo/minimo ed ha già reso chiari i possibili segnali di inversione.

13 novembre 2013

 

Doppio stocastico (Parte prima)

 

Mi è arrivata una mail che illustrava una base di sviluppo per l’utilizzo dello stocastico su grafico giornaliero del nostro derivato. Il problema che ne scaturisce, come ben spiegato dal mittente, è duplice: utilizzando uno stocastico parametrato veloce si hanno buone occasioni solo quando il mercato è in trading range, anche se di discreta ampiezza mentre utilizzandolo con parametri più lenti, pur migliorando parzialmente la situazione dei segnali falsi in condizioni di direzionalità, non sempre si hanno buone opportunità di re-entry in posizione nella stessa direzione del trend di fondo, anche dopo storni di breve periodo e di discreta entità.

In questa prima parte dell’articolo mi limito a identificare più strategie possibili, non risolutive ma unicamente adottabili come basi per lo sviluppo di una tecnica di trading più sofisticata. Tutte le strategie di questa prima parte, infine, utilizzano il doppio stocastico (classico 5/5/3 e lento 14/3/3) e tutte richiedono, come condizione essenziale, che entrambi e nello stesso periodo si trovino in ipercomprato o ipervenduto, rispettivamente, per le operazioni long o per quelle short.

La prima riguarda l’utilizzo degli stocastici in contemporanea con una media a 128 gg (io la uso talvolta in luogo della 100 per verificare, in parte, il trend di medio termine, ma si può usare anche un parametro diverso nell’evoluzione della strategia, come detto sopra): con chiusure sopra la media si faranno solo operazioni long e con chiusure sotto la media solo operazioni short. Due grafici illustrano il metodo:

 

                   

 

La seconda riguarda l’utilizzo dei due stocastici con due medie mobili di brevissimo termine a 3 e 8 periodi (più lunghe sarebbero troppo penalizzanti per questa operatività). Una volta registrato l’ipercomprato o l’ipervenduto sui due oscillatori si attende l’incrocio ribassista o rialzista delle due medie e si piazza un ordine in stop per entrate, rispettivamente, sulla debolezza o sulla forza del mercato. Vedi i due grafici:

                

 

Infine, come contrarian strategy, l’ho combinato con le bande di Bollinger (classiche, 20/2/-2): sempre l’iper come condizione essenziale e la fuoriuscita di almeno alcuni punti da una delle bande da parte dei prezzi di mercato, con successivo rientro degli stessi all’interno della banda e ritorno, di entrambi gli oscillatori (ovviamente avverrà in momenti diversi visti i differenti parametri) in zona neutrale. Vedi grafico:

6 novembre 2013

 

Il DJ ha effettuato un ottimo rimbalzo sul precedente ritracciamento che lo aveva portato a contatto con la sua media a 200 periodi; il recupero ha creato i presupposti, almeno per ora, per un doppio massimo di periodo in coincidenza con i massimi storici. Le quattro sedute successive a tali massimi, infine, hanno realizzato due chiusure negative consecutive seguite da due di recupero ma, tutte, sempre sotto il livello in questione. E’ possibile, dunque, che la rottura del minimi di brevissimo termine appena realizzato nei giorni scorsi possa essere interessante per rilevare l’eventuale debolezza del mercato ed una sua rottura potrebbe concedere un po’ di spazio ai venditori di breve termine.

5 novembre 2013

 

Le soddisfazioni che ripagano lo sforzo

"[...] E' la seconda volta che ti scrivo e questa volta ti do del tu. Ed è anche la seconda volta che acquisto Mediobanca su tue indicazioni ottenendone un gran profitto. grazie mille, non mollare [...]"

Il grafico di riferimento è alla sezione analisi tecnica

30 ottobre 2013

 

ADX

Ho notato una certa confusione sull'utilizzo dell'indicatore ADX su alcune mail ricevute circa una decina/quindicina di giorni fa alle quali rispondo ora. ADX è un indicatore creato da Wilder specificamente per il trading sulle commodities e da utilizzare su grafici con timeframe giornaliero; come per altri indicatori (vedi per esempio il CCI), anche l’ADX è stato adattato, senza modifiche nella sua formula, ai grafici di titoli azionari, indici eccetera, mostrando una certa utilità (non sempre significativa, a mio avviso, se non viene affiancato da altri indicatori/oscillatori/pattern). Personalmente, continuo a ritenere che gli indicatori destinati a riconoscere le fasi di trend e quelle in range siano maggiormente utili proprio per la speculazione sulle commodities (storicamente più direzionali e ciclici) ma la letteratura finanziaria ha dimostrato, in questi anni, che si possono usare con un certo profitto anche per altri strumenti di investimento.

 Concetto di base: l’ADX ha il compito di misurare la forza (o la debolezza) del trend sulla base dei valori che lo stesso raggiunge in ogni condizione, senza poter fornire, tuttavia, precise indicazioni sulla sua direzione. Per questo, dunque, è affiancato dal DMI (directional movment indicator) suddiviso in due sotto-indicatori, il +DI e il –DI che completano la funzione dell’ADX permettendo la definizione del presunto trend in atto su segnalazione dell’ADX. 

I valori canonicamente utilizzati per l’indicatore complesso sono 14 periodi (parametro temporale) e 20 (spesso usato sui titoli italiani) o 25 (titoli USA e altro) come valore oltre il quale l’ADX definisce il mercato come trending (va da sé che sotto 25 o, eventualmente, 20 il mercato sarà presumibilmente considerato ranging). Nulla toglie che tali valori possano subire modificazioni da parte del trader, soprattutto in virtù del fatto che ci sono mercati tra loro completamente diversi per volatilità per esempio e, dunque, valori che potrebbero essere molto interessanti per uno potrebbero, invece, essere meno utile per un altro; importante, dunque, essere consapevoli che o si opera con un capitale importante e si investe su un paniere completo e numeroso di titoli, oppure potrebbe essere utile la specializzazione su un mercato particolare e, una volta conosciute le caratteristiche, adattarvi l’indicatore in oggetto.

 

Indicazioni generali di un mercato in trend, dunque:

Adx > 25 (o 20)

 

Direzione del presunto trend:

DMI + > DMI - = trend positivo

DMI + < DMI - = trend negativo

 

Possibili aggiunte (indicazioni a carattere strettamente personali e, dunque, da prendere solo come appendice di poco conto rispetto allo studio effettivo e ufficiale di Wilder):

valori molto alti dell’ADX potrebbero indicare un possibile ipercomprato o ipervenduto di breve periodo, senza necessariamente inficiare il trend di fondo;

valori molto bassi dell’ADX (sotto 15 o sotto 10 punti, le differenze sono dovute al concetto di cui sopra per il valore 20 o 25) talvolta indicano che il trading range possa essere agli sgoccioli.

 

Considerazioni personali.

L’ADX è un indicatore che non uso se non marginalmente ed esclusivamente su grafici giornalieri; è mia impressione che, pur essendo utile per lo scopo principale per il quale è stato ideato, troppo spesso invia segnali tardivi. E’ vero che in tal caso si evitano parecchi falsi segnali ma è altresì vero che altrettanto spesso si mancano fasi troppo prolungate di movimenti direzionali di media importanza. Mi spiego meglio: l’utilizzo canonico dell’indicatore ci evita entrate su mini-trend che con una certa frequenza ci costringerebbero a chiudere in stop, in pari o con gain modestissimi e non proporzionali agli stop loss iniziali; allo stesso tempo, pur facendoci entrare con un certo ritardo, ci permette di “cavalcare” una tendenza importante, forte e prolungata, beneficiando di un gain corposo se, tuttavia, ci dotiamo di un ulteriore indicatore/oscillatore (non eccessivamente sensibile, quindi potrebbe andar bene, per esempio, il RSI) per uscire prima che il mercato termini la sua corsa. Quello che, a mio avviso, potrebbe mancare all’arsenale del trader lavorando solo con l’ADX e il DMI, invece, è proprio la capacità di sfruttare una parte di tutti quei movimenti, e sono numerosi, di media entità ma che, tanto nel breve termine quanto nel medio e lungo termine, permettono costantemente di mantenere il bilancio degli investimenti positivo, di poco o di tanto a seconda dei periodi più o meno favorevoli.

Di seguito troverete tutta una serie di esempi con l’operatività pura, cioè utilizzando solo l’indicatore in discussione, altri con abbinamento di altri strumenti o di figure grafiche. Buon trading.

 

                                                                                                                

31 ottobre 2013

 

Mi sono arrivate una paio di mail, negli ultimi giorni, che mi chiedono se utilizzo il DeMarker indicator. Personalmente non ne faccio uso ma non perché non lo ritenga valido, anzi, penso che nel breve e brevissimi termine sia un buon aiuto per supportare l’operatività del trader, ma, piuttosto, perché esula dal contesto operativo che normalmente utilizzo per i miei metodi che lavorano su azioni e indici.

L’indicatore DeMarker è un classico strumento costruito con l’obiettivo primario di identificare aree nelle quali il movimento di un titolo o di un mercato tende ad essere eccessivo: la canonica definizione di ipercomprato e ipervenduto. Può anche essere utile per valutare le situazioni di divergenza rialzista/ribassista ma lo stesso autore lo ritiene un discorso secondario (io invece credo sia abbastanza utile sul Demarker). Premetto che l’indicatore in oggetto andrebbe utilizzato seguendo anche le indicazioni di Tom De Mark con particolare riferimento ai filtri operativi (figure grafiche) e alla valutazioni di fasi eccessive durante le quali la permanenza dell’indicatore in iper può addirittura avere risvolti contrari ed evidenziare, invece, la possibilità che si stia formando un trend, avvisando il trader di non operare o, eventualmente, aiutandolo a valutare l'opportunità di entrare in direzione del trend nascente.. Per tutte queste situazioni vi consiglio di cercare nel web, si trova moltissimo materiale o, in alternativa, di comprare uno dei libri dell’autore (ma penso si trovino sufficienti notizie senza bisogno di acquistare alcunché). Di seguito pubblico diversi grafici che mostrano il funzionamento e mettono in evidenza quelle situazioni nelle quali non si sarebbero verificate le condizioni ideali nonostante l’indicatore abbia fatto segnare ipercomprato o ipervenduto; il parametro temporale usato è 13, canonico, le aree di ipercomprato e ipervenduto sono 79 e 21 celte dal sottoscritto in base alla mia attitudine ad utilizzare strumenti di questo tipo (l’autore da diversi consigli in merito, ognuno, credo, dovrebbe fare prove personali su più mercati); è mia idea che sia più redditizio se usato sui titoli piuttosto che sugli indici, da provare anche sulle commodities. Resta il fatto che è un aiuto al trading di breve e brevissimo termine e, dunque, andrebbe affiancato anche da uno strumento in grado di creare opportunità di uscita (in stop o i profit, nonché la possibilità di utilizzare il trailing) nella’ambito del breve temine.

 

Titolo USA        Titolo USA        Titolo USA         Titolo USA         Titolo USA         Dax         Fib         Bund 

 

L’indicatore è coperto da copyright, quindi per favore non chiedetemi la formula che, tra l’altro, è molto semplice e chiunque potrebbe tradurla in linguaggio della piattaforma che usa anche masticandolo pochissimo ed utilizzarlo esclusivamente per scopi personali. Anche in questo caso, comunque, girando per il web si trova già pronta tradotte in diversi linguaggi.

29 ottobre 2013

 

Le medie sull'euro/dollaro

Rispondo a una mail molto lunga che chiede delucidazioni in merito all'operatività di medio  lungo termine sul cambio in oggetto e con riferimento all'uso delle medie mobili (nella luna lettera mette dettagli ecc.). la mia risposta è limitata e , nella parte tecnica, segue sotto:

 

"In allegato tre grafici che evidenziano l’euro/dollaro negli ultimi mesi; nel primo caso ho unicamente considerato l’entrata con stop e reverse su ogni posizione ad ogni incrocio delle medie 50-200 e, come si può vedere, nel periodo  considerato il metodo non è profittevole in quanto, anche nei casi in cui le quotazioni sono andate nella giusta direzione per parecchi punti e parecchio tempo, al momento del reverse la situazione è quasi sempre drammaticamente cambiata. Nel secondo caso ho pensato di uscire anticipatamente non appena il prezzo di mercato chiudeva sotto la media più veloce (nella fattispecie, dunque, a 50 periodi) e la situazione migliora anche se spesso, troppo spesso, si esce e poi si perde il miglior movimento. Nel terzo caso ho usato tre medie e l’uscita avviene su incrocio tra le due più veloci (nella fattispecie 20 e 50 periodi) ma la situazione non subisce particolari medicazioni in positivo.       

                                                                                                                                             

Il lasso di tempo è limitato ma in passato ho già pubblicato studi in merito e non sono mai risultati particolarmente profittevoli i sistemi basati esclusivamente sulle medie mobili, anche nel lungo periodo e con medie mobili a parametri alti. A parte il tempo limitato, non l’ho mai fatto in modo specifico sul forex non essendo un mercato che mi interessa al momento e, dunque, invito tutti a studiare più approfonditamente la questione; a mio avviso, in ogni caso, le medie possono dare una base di lavoro ma occorre che siano affiancate da uno più indicatori o, eventualmente (e forse anche meglio) dall’inserimento di segnali grafici idonei."

25 ottobre 2013

 

Forex price action indicator

L’inquisitore più esilarante del web ha colpito ancora, per l’ennesima volta. V invito a leggere l’ultima non-recensione dell’indicatore PA opportunità sul forex. Cos’ha di particolare questo “articolo” rispetto agli altri? Semplicemente, l’incompetente di turno si è reso conto che il suo “stile” (pacato e moderato come avrete notato), che dimostra competenze tecniche inarrivabili (!?) è diventato, in questi ultimi tempi, un’arma a doppio taglio e lo dimostrano le diverse mail che mi arrivano ultimamente e che evidenziano, finalmente, che molte persone un cervello con cui ragionare non solo lo possiedono ma, se stimolato nel modo giusto, lo fanno anche funzionare come si deve. Ma tornerei all’indicatore e all’ennesima idiozia dell’esilarante inquisitore.

Prima cosa da notare: stufo di essere sbugiardato dopo aver fatto recensioni particolarmente demenziali e totalmente errate, ora comincia a fingere di essere ragionevole e dunque si attiene a un nuovo decalogo, almeno in questo caso:

1)      -Evita parolacce e insulti

2)      -Evita di dare del truffatore a tutti, ma proprio tutti (escluso qualcuno ovviamente che poi sarebbe la società a cui affidarsi chiaramente!)

3)      -Afferma, pensate, di non censurare le analisi e i commenti in generale (il mio studio lo censurò per intero perché lo sbugiardava totalmente e, in seguito, anche altri commenti (di terzi) che non erano come voleva che fossero, dunque non fidatevi, è un falso sicuramente)

4)      -Non si espone dopo le numerose figuracce rimediate una dietro l’altra

5)     

Dove sta l’idiozia, questa volta? In tre punti, essenzialmente:

1)      -Ma chi volete che spenda soldi per acquistare un indicatore, se non gli serve realmente, solo per dare un giudizio su un sito seguito da quattro gatti? A beneficio di chi o cosa?? Per questo i commenti, se ci saranno, saranno quasi tutti falsi, non è difficile da capire, è tutto preparato per spostare la tattica dall'attacco forsennato e ultimamente dagli esiti disastrosi ad una difesa a oltranza per saggiare le forze nemiche …

2)      -I trader seri gli indicatori se li costruiscono da sé o si fanno aiutare condividendo informazioni e lavoro, due parole che l’inquisitore non conosce; alcuni, infine, li rendono pubblici gratuitamente e se non lo fanno non è per venderli ma perché preferiscono tenerli per sé. Chi vende gli indicatori o i sistemi non può, tuttavia, essere additato come truffatore a prescindere (salvo che a farlo sia un poveraccio come il nostro amico, totalmente incompetente) perché ci sono casi, magari non moltissimi ma ci sono, di persone che creano metodi interessanti ma non riescono a sopportare la pressione operativa o, anche, non hanno capitali adeguati per farlo. Altri, come in questo caso, li costruiscono per ridurre i tempi di verifica su figure grafiche eccetera e se li vogliono vendere che male ci sarà mai? Non comprarlo, se non ti piace, punto!In poche parole: se la storia degli uomini fosse dovuta progredire grazie alle invenzioni dei soli ricchi saremmo ancora a svuotare le fosse biologiche in mezzo alle strade di sassi e argilla!.

3)      -Per l’ennesima volta l’inquisitore esilarante e, troppo evidente qui, anche molto stupido non capisce nemmeno che questo non è un oscillatore o un metodo di trading da prendere come oro colato per cliccare il tasto buy o il tasto sell ma, semplicemente, un rilevatore di qualche figura grafica (semplice anche, a mio avviso, ma è opinione assolutamente personale, ci mancherebbe) per operare sul mercato. Si tratta, infatti, di un rilevatore di pin-bar, inside e altro che cerca di evidenziare proprio opportunità di trading a favore del trend e, dunque, potenzialmente più vincenti che non altre figure operative. Qui un video con la spiegazione: http://www.youtube.com/watch?v=wJlEgtUXUaE

 

Le mie considerazioni sono queste, la prima delle quali sull’indicatore:

fate quello che volete ma se operate sul forex utilizzando le figure grafiche è sufficiente che abbiate presente quali sono queste figure e dedichiate 15/30 minuti al giorno (operando sul daily in particolare) e non avrete particolare necessità di acquistare un ulteriore indicatore come il PA indicator. Se avete poco tempo, invece, o preferite demandare a un robot il tutto allora può essere utile. Inoltre, per identificare su molte piattaforme (prorealtime, tradestation meta stock, meta trader ecc.) trend e figure grafiche si possono costruire personalmente i semplici codici o, in alternativa, trovarne sul web, magari dovendo metterne insieme più d’uno.

 

Le mie considerazioni sull’articolo dell’inquisitore:

l’esilarante personaggio ha perso un’altra occasione per starsene buono e zitto nella sua cuccia. Non ha capito alcunché, come al solito del resto, dell’argomento che ha deciso di trattare. Lo dimostra il fatto che stamani ho già ricevuto due mail (per ora), la prima delle quali, a un certo punto, riportava:

“… cambia il tono stavolta l’amico perché forse ha capito che rimedia solo figuracce a dare titoli e onorificenze a tutti eheh. Per l’indicatore: dai fagli vedere l’ennesima bufalata che ha scritto!!!! …”

 

Cari lettori (mi riferisco in particolare a chi mi scrive mail in questi giorni in merito a questi argomenti e grazie alle quali, ora, non devo nemmeno più visitare quel sito perché mi mandano gli articoli incollati direttamente sulla casella di posta i miei nuovi lettori!), per me è già un enorme piacere che voi siate riusciti a togliere il velo che avevate sugli occhi. Qui non si tratta di dover sbugiardare a tutti i costi questo poveraccio, e, perdonatemi la cattiveria, penso che quei pochi che lo seguono se lo meritino anche; semplicemente, questo falso personaggio (e sarà più chiaro a breve) mi ha dato non una ma più volte del truffatore associando il mio nome a persone che hanno o hanno avuto problemi grossi e poco rinfrancanti e ciò comporta che fino a che avrò vita non smetterò di trovare prove (ultimamente mi sta scrivendo con nomi e pseudonimi fasulli, sto salvando tutto e collegando a vecchi articoli, interventi ecc.), ben documentate sia chiaro (è questa la differenza tra me e lui) per smentirlo e farlo apparire per quel che è. Infine: il trading è cosa seria e comporta periodi critici e molto duri, psicologicamente e finanziariamente, non ci si può far condizionare dalla stupidità di persone che a causa della loro incapacità si sono bruciati più conti e per questo danno la colpa al mondo intero tentando, subdolamente, di attirare persone a sottoscrivere servizi a pagamento (prova a recuperare le perdite facendo perdere gli altri?). Lavorare, lavorare e lavorare, niente altro, il trading è tanto lavoro, pazienza e determinazione … gli incapaci devono stare alla larga.   

24 ottobre 2013

 

 

Adaptive price zone indicator - II parte (chiarimenti)

Colgo l'occasione per pubblicare una parte della mia risposta ad una mail che mi è arrivata da un lettore del mio sito e del sito dell'inquisitore esilarante, mail che chiedeva specifiche e chiarimenti sull'indicatore in oggetto (noto, da alcuni giorni, che più persone che leggono quel sito cominciano a ragionare con la loro testolina, bene.) Riporto qui sotto solo la parte centrale che riguarda espressamente l'indicatore, la prima e l'ultima parte è uno scambio di opinioni tra di noi in merito a tutta la vicenda che sta dietro; qui mi interessa dare maggiori indicazioni dell'utilizzo dell'indicatore con certi parametri per permettere gli approfondimenti del caso a chi vuole farlo.

"[...] Per il resto: l’indicatore non è mio, nessuno degli indicatori, alcuni validi, altri meno, che quegli incompetenti denigrano è mio. Se si può scaricare da qualche parte non saprei, io l’ho creato in easy language per farci quel limitato studio ma penso che girando per il web si trovino le formule per i vari software di analisi o, forse, anche chi lo fa scaricare già pronto, provi a dare un’occhiata in giro. Se sa programmare in qualsiasi linguaggio, avendo il software giusto per Lei (metastock, mt4 o 5, proealtime ecc.) la formula la vede al link che ho pubblicato nell’articolo, su investopedia.

Per l’utilizzo è sempre personale ma a mio avviso come l’ho impostato nell’articolo che può leggere sul sito direi che può dare una base di studio sufficientemente interessante; l’APZ è tarato a 5 e lo stocastico di ausilio è lo slow stock, sempre tarato a 5 periodi, 20/80 per l’iper, quindi l’adx tarato a 14 con livello di trend a partire da 25 punti in su. Si aspetta che il prezzo tocchi una banda e poi si lavora con lo stocastico che deve essere o essere stato di recente in iper, quindi si verifica l’incrocio con la sua media e si opera in break del min/max della barra segnale.

Per lo stop ci sono varie opportunità (fisso, grafico, medie, percentuale ecc), come sempre, ma lo studio che ho fatto prevedeva uno stop iniziale del 3,5% sull’entrata; per il profit idem ma penso che sia utile, parecchio, lavorare sull’iper contrario dello stocastico (adottato nello studio: se va in iper dalla parte opposta si chiude all’open successiva o con un trailing stop sul min/max della barra in questione) e adottare comunque un trailing stop prefissato quando il guadagno raggiunge/supera lo stop iniziale ecc.

L’operatività è semplice da attuare, anche un bambino lo capirebbe, anche se ciò non significa che l’indicatore utilizzato in tal modo produca sempre o tanti profitti; quel che è certo è che se chi scrive di trading non lo vede e, anzi, vede il contrario e lo manifesta con tanta foga, volgarità e falsità è chiaro che è in totale malafede ...[...]"

22 ottobre 2013

 

Adaptive price zone indicator

L’indicatore in oggetto è giudicato ancora negativamente dall’inquisitore più stupido ed esilarante del web, dunque merita di essere menzionato e, soprattutto studiato; probabilmente uscirà qualcosa di buono.

 Cos’è l’Adaptive price zone indicator lo potete verificare per esteso a questa pagina:

http://www.investopedia.com/articles/trading/10/adaptive-price-zone-indicator-explained.asp

Qui sotto pubblico un grafico sul nostro derivato, il FIB, con i segnali che sarebbero scaturiti utilizzando l’indicatore in oggetto secondo le regole generali e, dunque, in fasi di non-trending-market; l’operatività, nella fattispecie, è avvenuta con l’ausilio dello stocastico nelle situazioni in cui lo stesso si è trovato in ipercomprato o ipervenduto (per le entrate e per le uscite) e tralasciando, invece, le situazioni nelle quali il mercato si trova, presumibilmente, in tendenza. La tendenza, infine, è definita secondo il più classico utilizzo dell’ADX, un indicatore che qualsiasi trader conosce. Il risultato è evidente: solo una delle operazioni eseguite avrebbe probabilmente preso lo stop, tutte le altre invece sarebbero state vincenti sicuramente e, in alcuni casi, anche con performance estremamente importanti nonostante, appunto, l’assenza di trend direzionale.

Lo studio è fato su oltre anno di borsa, tra luglio/agosto 2011 e ottobre/novembre 2012; è un lasso di tempo troppo breve per pensare che lo stesso possa essere totalmente affidabile ma invito chiunque a svolgere ulteriori ricerche e a sviluppare una possibile strategia con queste basi, verificandola per almeno 10 anni di trading. Tuttavia, tenendo conto del fatto che chi lo definisce una truffa (l’ennesima, ormai siamo a livello delle barzellette idiote che fanno ridere più nessuno!) non si degna nemmeno di farci un minimo studio (non credo ne sarebbe in grado, comunque) e butta lì un’informazione insensata e priva di qualsiasi fondamento, direi che potrebbe valer la pena di lavorarci sopra un po’.

21 ottobre 2013

 

Ho inserito un nuovo documento, rilevato durante ricerche sul web, che tratta lo studio e la spiegazione di una strategia di trading per il forex, valido per il cambio euro/dollaro. visibile qui 

18 ottobre 2013

 

Fiat - lungo termine

I dati relativi alle immatricolazioni di auto in Europa, appena diffusi, con riferimento al mese di settembre evidenziano un parziale recupero delle vendite che si attestano a 1,194 milioni di unità, in crescita del 5,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, anche se con un bilancio negativo del 4% da inizio anno. Al contrario, la Fiat è andata nettamente controcorrente rispetto al mercato e a settembre ha venduto 64.806 mezzi, in calo del 3,4%, con una flessione del 6,1da inizio 2013; la quota di mercato è salita dal 5,2% di agosto al 5,4%, ma è calata rispetto al 5,9% registrato a settembre dello scorso anno. Francia, Spagna e Inghilterra i mercati migliori per la casa torinese, male, invece, l’Italia dove, complice anche la crisi, la situazione è peggiorata e di molto rispetto all’ultimo anno. Visto i dati, gli analisti di Nomura  hanno deciso di avviare la copertura sulle azioni Fiat con una raccomandazione “reduce” e un target di prezzo  a 4 euro,  valore inferiore di circa il 35% rispetto agli attuali valori.  L’aspetto ancora peggiore dell’analisi riguarda il mercato brasiliano: i margini sono sotto pressione e, oltre a Chrysler, anche altri protagonisti del comparto hanno parlato di margini in calo in Sud  America e  negli Stati Uniti, confermando prospettive non esaltanti per gli utili della casa del lingotto.

Tecnicamente la situazione di medio-lungo periodo è chiara: senza un break risolutivo sopra la trend-line ribassista il titolo potrebbe continuare a muoversi tra i supporti e l’area attuale, mentre una rottura decisa e confermata anche su base mensile potrebbe, finalmente, creare nuove opportunità presumibilmente anche per i cassettisti.

 

16 ottobre 2013

 

Ho pubblicato un nuovo studio di base per la costruzione di una strategia di trading per il forex, con preferenza per il cambio euro/dollaro. visibile qui 

11 ottobre 2013

 

“So che l’argomento potrebbe sembrare banale ma vorrei chiederle se è interessante o meno operare sui titoli azionari comprando quando il prezzo chiude oltre la media mobile e se è meglio la 10, la 20, la 50 o altre. Grazie e buon lavoro” (Antonio dalla prov. Di Messina)

 

Parto dal fondo: il parametro temporale delle medie va considerato in base al tipo di operatività che si vuole attuare: per il brevissimo utilizzerei tra 5 e 10, breve periodo tra 18 e 25, medio periodo la 50/55 ecc. In questa sezione, parecchio tempo fa, ho pubblicato uno studio con relativo back-test su tradestation, le consiglio di verificarlo quando ha tempo. Passo al resto della questione.

L’utilizzo della media mobile non ha ragione di essere continuativo, come spesso viene indicato, sulla base della chiusura dei prezzi di mercato sopra/sotto la stessa per operare, rispettivamente, long o short; alternative più o meno valide evidenziano come l’attesa di una rottura migliore (1%, 3%, …) della stessa media possa essere più efficace e permettere una migliore performance oppure come la verifica a livello temporale (2 giorni consecutivi di rottura in close) del break riesca a dare maggiori garanzie di riuscita dell’operazione. In realtà, opinione mia personale, preferisco aderire a quella “corrente” di idee che valuta l’opportunità di lavorare sulle medie mobili in relazione alla tendenza di fondo, a causa principalmente del fatto che trattasi di indicatori sempre in ritardo rispetto ai valori di mercato e, dunque, spesso forieri di falsi segnali. Quindi, tanto più la tendenza è definita (lungo rialzo/ribasso) tanto maggiore sarà la mia propensione ad operare su una o più medie mobili.

Allego un grafico    che indica come una forte tendenza di base possa favorire con maggiore possibilità di successo le operazioni avviate nella stessa direzione e, potenzialmente, con un rischio rapporto/rendimento migliore sotto tutti i punti di vista.

Buon trading.

10 ottobre 2013

 

“Buongiorno. Ho studiato di recente la strategia di ross denominata 1-2-3 che può essere usata sa al rialzo che al ribasso ma vorrei un piccolo aiuta su come eventualmente filtrare le operazioni. Mi spiego: non vorrei adottare tutte le sottoregole che sono specificate ma usarlo nella sua formula di base semplicemente adottando qualcosa di “classico” che possa limitare il numero di operazioni e darmi un aiuto come se fosse una sorta di filtro per evitare di andare in overtrading. Il grafico che vorrei usare è quello a 15 minuti. La ringrazio se vorrà aiutarmi. Buon lavoro e grazie per la mole di documentazione che si può trovare disponibile sul suo sito.” (Email di Simone B.)

Per prima cosa direi che qualsiasi strategia può essere adottata dal trader e modificata sulla base del suo stile personale; del resto, però, occorre che la stessa, se di terzi come in questo caso, sia stata preventivamente verificata per un intervallo sufficientemente lungo da risultare affidabile entro certi termini (possibilmente anche su timeframe diversi e/o su mercati diversi), onde evitare che lo sia se usata integralmente e non abbia poi la stessa efficacia se modificata anche leggermente. Intendo dunque dire che la mia indicazione di utilizzo del potenziale filtro (lo stocastico) è un’idea che andrebbe sviluppata; posso suggerire una o più regole operative che permettono, appunto, di filtrare molte operazioni che poi, in definitiva, deve essere il trader a controllare non solo che nel passato le stesse regole si siano dimostrate efficaci ma anche, soprattutto, che siano anche consone al proprio stile operativo, come anticipato sopra.

Lo stocastico è parametrato sul classico 5-3-3 e iper 80/20; l’operatività prevede di attendere che si formi una figura classica 1-2-3 rialzista o ribassista e poi verificare lo stato dell’oscillatore a titolo di conferma. Per le operazioni long si attenderà:

-          Una divergenza rialzista (confermata);

-          L’incrocio rialzista tra l’oscillatore e la sua media dopo una fase di ipervenduto.

Per le operazioni short, invece:

-          Una divergenza ribassista (confermata);

-          L’incrocio ribassista tra l’oscillatore e la sua media dopo una fase di ipercomprato.

 

Qui sotto un grafico che mostra alcuni esempi:

 

Ripeto quanto accennato sopra: l’introduzione dello stocastico con questa strategia molto conosciuta è un semplice tentativo di aiutare a filtrare le numerose operazioni che si possono presentare intraday su timeframe bassi. Necessita di verifica attenta e, qualora la stessa dimostrasse lacune o difetti tali da rendere impraticabile l’operatività nel lungo periodo, prego di comunicarmelo e provvederemo insieme a maggiori controlli e/o allo studio di ulteriori modifiche per renderla efficace.

8 ottobre 2013

 

Awesome + accelerator oscillators

Uno spunto per chi volesse indagare meglio e fare uno studio più approfondito in merito a una strategia che prevede l’utilizzo in contemporanea di quattro indicatori (il mini-backtest è stato eseguito con la piattaforma metatrader) da utilizzare in questo modo (considerato che l’inquisitore più esilarante del web lo ha dato per la solita ennesima truffa direi che ci sono ottime probabilità che sia vincente…):

 

per le operazioni long

-awesome oscillator gira in positivo

-accelerator gira in positivo

-parabolic sotto il prezzo di mercato

-media mobile a 200 periodi sotto il prezzo di mercato

 

Per le operazioni short:

-awesome oscillator gira in negativo

-accelerator gira in negativo

-parabolic sopra il prezzo di mercato

-media mobile a 200 periodi sopra il prezzo di mercato

 

Personalmente (ma si può adottare una formula diversa o più formule insieme) ho adottato l’uscita semplicemente lavorando l’awesome oscillatore in contrasto con la posizione in essere, quindi la soluzione più banale e nettamente migliorabile. Pubblico qui sotto tre grafici con alcune delle operazioni intraday che sarebbero state fatte (30 minuti, euro-dollaro) per un periodo che va dalla fine di marzo a metà aprile circa; chi interessato faccia migliori controlli e verifiche su un periodo di tempo, se intraday e su questo timeframe, di almeno 10/12 mesi (un mese non ha alcuna rilevanza se non per determinare un possibile minimo di interesse a proseguire) e, se la cosa dovesse avere risvolti positivi, approfondisca. Per ulteriori dettagli rimango come sempre a disposizione.

7 ottobre 2013

 

Facebook

Propongo un'analisi veloce e superficiale del titolo in oggetto come da richiesta specifica da parte di un lettore del sito.

 

Grafico settimanale

 

Tecnicamente, Facebook è in una condizione di positività ottimale; in alcuni casi, tuttavia, è proprio tale condizione, determinata dalla salita quasi ininterrotta dopo un break out significativo, a creare l’ipercomprato di periodo e a dare le prime indicazioni di una possibile quanto fisiologica stanchezza dovuta al prolungamento del movimento direzionale. Attualmente, dunque, le quotazioni del titolo si trovano tra 36,30 e 38,2 (rispettivamente primo supporto indiretto e, ormai, di ritorno e prima resistenza intermedia di periodo); nell’ultima settimana, infatti, i massimi si sono attestati a 38,1 e i minimi a 36,31 e, dunque, sarà da attendere l’esito dell’ottava in corso per capire se ci sarà un tentativo di break in una o nell’altra direzione. Fermo restando quanto indicato a livello di prezzi, al momento su base temporale non si notano particolari set-up tali da permettere l’individuazione di un eventuale coincidenza prezzo tempo, situazione che potrebbe tuttavia verificarsi in un lasso di tempo non eccessivo, orientativamente tra le due e le cinque settimane.

 

Grafico giornaliero

 

Sul grafico giornaliero è evidente la divergenza che sta disegnando il MACD; manca di conferma ed essendo prevalentemente valido per un’operatività di breve periodo, tendenzialmente anche oltre, sia la stessa divergenza che le due medie mobili ancora incrociate positivamente non evidenziano l’urgenza di operare short a prescindere dai livelli di potenziale resistenza che potrebbero incontrare le quotazioni a breve (semmai buone per chiudere cautelativamente, parzialmente o in toto, la posizione in attesa di nuovi sviluppi).

7 ottobre 2013

Apple di breve termine

Non è un'analisi vera e propria. Un utente mi ha semplicemente chiesto come vedevo il titolo nel breve periodo in base all'analisi di Gann e se potevo pubblicare un grafico relativo. Cliccare qui      per il grafico inerente.

 

Caterpillar

25 settemre 2013. Base daily, breve e medio termine. Il titolo si trova in condizione ribassista di breve termine e neutrale sia di medio che di lungo termine. Per la prima condizione (breve) sul grafico sono evidenziati (linee verdi tratteggiate) supporti e resistenze più prossimi e che potrebbero determinare veloci cambi di direzione, almeno fino a che le quotazioni continueranno a muoversi all'interno dell'area primaria definita, presumibilmente, tra 80$ e 94$ circa. In caso di recupero, il mancato superamento proprio di area 94/95$ potrebbe favorire falsi tentativi rialzisti e creare i presupposti per un ritorno sul supporto principale, mentre la conferma sopra lo stesso avrebbe maggiore credibilità per i compratori e potrebbe far tendere i prezzi futuri nuovamente oltre area 100$.

 

Nikkey

26 giugno 2013. Base monthly, lungo termine. Secondo le regole di Gann l'indice giapponese è dunque tornato positivo dopo il break di area 9500 (medio termine) e di area 11500 circa (lungo termine). Attualmente si trova tra il 37,5% e il 62,5% del ritracciamento, dopo aver fatto il valore superiore ed aver stornato in modo deciso a ridosso del primo e inferiore; la tenuta tra area 11000 e il 37,5% di ritracciamento rialzista indicato dovrebbe non solo mantenere positivo il mercato ma, soprattutto, permettere una fase di accumulazione necessaria ad evitare che questo movimento si risolva con l'ennesimo tonfo. Seguire anche, eventualmente, la regola delle tre barre canoniche di movimento in controtendenza per tentare un'entrata long su livelli più interessanti.

 

Saipem

26 giugno 2013. Base monthly, lungo termine. L’analisi sul titolo è veloce e basata su un grafico di lungo termine, essendo il breve e brevissimo termine caratterizzato da movimenti ampi, veloci e improvvisi, con una frequenza, ormai, di gap (ribassisti, perlopiù) di notevole entità e che sfuggono alle valutazioni squisitamente tecniche o, comunque, difficilmente quantificabili in livelli operativi realistici.

Dal grafico, dunque, si può notare come l’area appena sotto i massimi storici sia coincisa con una forte resistenza di lunghissimo periodo, determinata sia sulla base di proiezioni di prezzo dai minimi assoluti e dai minimi relativi rilevati alla fine del primo ciclo di base (5 anni); i tre tentativi più o meno consecutivi, di romperli e tentare l’accelerazione necessaria a proporre un allungo risolutivo, tuttavia, sono sfociati in un triplo massimo decisamente preciso e che ha condizionato gli operatori a tal punto da permettere, in tutte le distinte situazioni, discese di una certa entità, con particolare riguardo all’ultimo movimento ribassista ancora in corso. Importante anche la coincidenza del terzo massimo consecutivo con la scadenza del ciclo superiore sempre di base (5 anni). Detto questo e tornando al presente, ho indicato sia il livello statico (area verde) sia quello dinamico (linea rossa) che determinano i due supporti più vicini alle quotazioni dell’ultimo periodo; in entrambi i casi la validità è riferita alla close di barra e, dunque, su base mensile, il che significa che a livello speculativo si potrebbero accumulare posizioni man mano che i prezzi si avvicinano/toccano questi valori o, eventualmente, scendono sotto gli stessi, mentre per determinare lo stop cautelativo occorrerà attendere di vedere se la close mensile sarà sotto entrambi. In caso di tenuta, l’area tra 18 e 20,5 euro rappresenterà un primo livello superiore da valutare sul potenziale rimbalzo.

 

 

Ferragamo

21 dicembre 2012. Base daily, breve termine. IL titolo è inserito, ormai da tempo, all'interno dell'area di controllo rilevabile tra i massimi sopra area 19 e il minimo relativo di periodo a 14,3 euro circa; all'interno di questa fascia di prezzi si alternano movimenti del minor trend indicator così come identificato dalle freccette rosse e che, almeno per ora, non definiscono altro che la fase laterale di lungo termine. Il prossimo set-up temporale, il primo utile, fa riferimento al precedente minimo (relativo di medio e lungo termine, primario di breve termine) e, dunque, potrebbe propendere (60/65% di probabilità) per un massimo relativo e sarà in scadenza all'inizio del nuovo anno.

Dax index

5 novembre 2012. Base monthly, lungo termine. Uno sguardo veloce e semplicemente a livello grafico dell'indice tedesco su grafico mensile per un'analisi di lungo termine; sono evidenziati i livelli più immediati di resistenza e supporto, i punti di inversione sia su break di natura dinamica che in merito al ciclo di lungo termine, come da spiegazione direttamente rilevabile dall'immagine. In sostanza si nota come attualmente sia in situazione di positività ad un passo dalla prima vera area di resistenza e con l'indicatore ciclico in fase di leggero ipercomprato ma, per ora, senza conferme per una possibile inversione ribassista. Come al solito e soprattutto per quanto riguarda i movimenti di lungo termine vale il detto "trend is your frend" ma, a mio avviso, senza una conferma chiara sopra la citata resistenza le probabilità generale propendono, seppure leggermente (50% vs 35/40% con un 10/15% di probabilità che faccia del laterale per i prossimi due o tre mesi), per un nuovo ritracciamento del mercato. Il prossimo set-up temporale di lungo termine dovrebbe essere a maggio 2013 (possibile si trasli di un mese, prima o dopo la scadenza).

Microsoft

4 maggio. Base daily breve termine. Evidenziati, sul grafico, i livelli superiori di maggiore interesse per il breve termine e coincidenti, o quasi, con il massimo recente che ha caratterizzato il maggior prezzo raggiunto dalla metà del 2008 ad oggi; il precedente break ribassista sotto area 31.8/32 $ ha creato le condizioni per un cambiamento nel Main-trend ed il successivo ritracciamento, durato circa la metà, temporalmente parlando, del ribasso stesso si è concluso, al momento, proprio sul valore chiave di breve termine. Attualmente i prezzi stanno riprendendo la via del ribasso in linea con la tendenza principale, configurando, quindi, i valori superiori come una sorta di triplo massimo; l'eventuale nuova rottura anche sotto il minimo di periodo potrebbe essere ulteriore conferma della figura e generare un primo potenziale obbiettivo inferiore in area 27/27,5 $ circa. Conferme, invece, sopra l'area di resistenza farebbero presumibilmente tornare il sereno per i compratori. Un ultimo sguardo all'oscillatore OBV: in prima istanza, ogni volta che oltrepassa la mediana il mercato prima lateralizza qualche giorno e poi prende la decisione definitiva; in parecchi casi lo stesso livello dell'oscillatore ha fatto da resistenza/supporto, motivo per cui questi valori in coincidenza oscillatore/prezzi di mercato andranno considerati e valutati molto attentamente nei prossimi giorni.

Finmeccanica

12 aprile. Base daily, breve termine. Il titolo si muove da mesi con movimenti di una certa ampiezza ma in un range di prezzi, seppure ampio (8-10 euro circa), che impedisce una migliore e più duratura direzionalità. Al momento, mentre lo swing chart mostra ancora una situazione di negatività, l'indicatore ciclico generale è rialzista in corrispondenza di 8,7/8,8 euro circa, in attesa però di nuovi sviluppo anche sui prezzi di mercato. La congestione che si è formata negli ultimi tempi, infine, dovrebbe essere lo spartiacque per il titolo: la fuoriuscita da uno degli estremi potrebbe indicare la via del nuovo movimento; gli obbiettivi, almeno per il momento, sarebbero comunque gli estremi dell'area range indicata sopra e valida, tuttora, per il medio periodo.

Qui sotto, invece, un particolare dell'area di trading range di breve e brevissimo periodo indicata sopra:

Saipem

12 novembre. Base weekly, breve e medio termine. Saipem è uno dei titoli che, nonostante la crisi sugli indici finanziari occorsa tra la seconda parte del 2007 ed il primo trimestre del 2009, si è meglio ripreso dal grave ribasso delle quotazioni, anticipando l'indice di riferimento e la gran parte degli altri titoli quotati (dopo averli posticipati con l'inizio della discesa); il suo recupero, infatti, è iniziato sin dalla fine del 2008 ed è continuato, deciso e vigoroso, fino ad oggi. Importante sottolineare che, proprio nelle ultime settimane, il titolo ha fatto segnare un nuovo massimo storico, con le quotazioni che ancora si mantengono al di sopra del livello; il trend è forte e la progressione degli ultimi due mesi lo dimostra, evidenziando, però, la possibilità che lo stesso possa aver bisogno, a breve, di una pausa per smaltire il potenziale ipercomprato accumulato velocemente. Riguardo ai prezzi, è possibile identificare una resistenza abbastanza valida intorno all'area 35 euro o poco sopra, mentre per quanto riguarda i cicli temporali (indicatori tuttora decisamente positivi per quanto riguarda il medio ed il lungo periodo) la situazione vede due possibilità: un set-up di medio termine che potrebbe rivelarsi proprio in questo periodo, a cavallo della metà del mese di novembre (tra la metà e la fine del mese circa), quindi uno di lungo termine che dovrebbe scadere tra aprile e maggio del 2011. Sempre per il lungo termine, il main-trend indicator rileva supporti importanti a 25,8 e 23,1 circa.

 

Buzzi Unicem

23 settembre. Base weekly, breve e medio termine. Solo due righe per riprendere la precedente analisi di periodo realizzata in due momenti diversi: a gennaio ed a febbraio dell’anno in corso. Come si può facilmente notare, l’angolo di supporto indicato in precedenza come primo livello verificabile (toccato successivamente al tempo ideale, causa probabile del conseguente break al di sotto dello stesso) ha successivamente fatto da resistenza indiretta in fase di ritracciamento dal minimo relativo sotto gli 8 euro; il titolo ha quindi ripreso la discesa fino ad appoggiarsi sull’angolo inferiore immediatamente successivo, livello che, almeno per il momento, sta sostenendo le quotazioni facendo muovere i prezzi in laterale. Il cedimento di questo supporto angolare, essendo tra l’altro molto vicino ad un minimo di lungo periodo, realizzato nel primo trimestre del 2009, qualora coincidesse anche con un ulteriore break confermato sotto lo stesso, sarebbe indice di peggioramento della già debole situazione attuale e relativa all’ultimo anno circa. Al rialzo, invece, la prima resistenza è ancora determinata dall’angolo di cui sopra e dallo statico che costituisce l’estremo del precedente swing, quindi all’incirca in area 9 euro.

 

Benetton

8 luglio. Base weekly, breve e medio termine. Titolo un po' sotto pressione, nell'ultimo periodo, a causa dello storno tuttora in corso e che ha portato le quotazioni dai massimi di periodo intorno all'area 8 euro fin sotto i 6 euro, attualmente tra 5,5 e 6 euro appunto. Fallito il tentativo, ormai in stadio avanzato con la chiusura sopra il livello di guardia, di far girare la tendenza da ribassista a rialzista, il titolo ha ricominciato a scendere creando un nuovo e deciso movimento negativo con base l'ultimo minimo che, qualora rotto al ribasso, potrebbe far nuovamente girare short il medio periodo, attualmente ancora in condizione di neutralità. I cicli al momento sono al ribasso, mentre graficamente i prezzi stanno disegnando un testa - spalle che, qualora confermato e, successivamente rotto, potrebbe creare le condizioni per nuovi e decisi affondi di medio periodo.

 

Qui sotto, a titolo di curiosità, la struttura ciclica temporale pura di derivazione dallo storico del titolo stesso. Come si può chiaramente notare, si evince un ciclo principale che, almeno per il momento, sembra speculare al precedente, tanto nella durata quanto sui livelli dei prezzi raggiunti nelle due fasi, con solo qualche barra di  sfasamento. Se ciò continuasse a perpetuarsi, è probabile che, indipendentemente dai movimenti decisi o meno nel medio periodo, il titolo tenda, nel lungo periodo, ad un nuovo e cospicuo rialzo, identificabile almeno tra 10 e 11 euro circa. Sono inoltre evidenziati anche i sottocicli, sempre validi per il lungo periodo e che hanno determinato tutti i massimi (relativi e assoluto) nella storia del titolo stesso; al momento il ciclo in costruzione non ha scadenze vicine ma, essendo lo stesso pari ad una durata di circa 6 anni, potrebbe essere lecito attendersi un recupero del valore di mercato per Benetton nei prossimi 4-5 anni circa, sulla base anche di quanto espresso sopra.

 

Autostrada

14 maggio. Base weekly, breve e medio termine. Analisi seguente più fine a sé stessa che non per l'operatività di periodo; semplicemente è un buon grafico per mostrare qualche indicazione pratica dell'interpretazione di un mercato secondo le regole di base di Gann. Come specificato anche sul grafico dei prezzi, le linee rosse indicano la rappresentazione lineare del trend di fondo (MAIN TREND); il doppio massimo (secondo massimo in ordine temporale classificabile, dunque, relativo e secondario, essendo inferiore al primo) si è risolto con il break del minimo di periodo determinato dal ritracciamento immediatamente successivo al massimo stesso, condizione che ha generato il cambiamento del trend di fondo (orientativamente il cambiamento è assimilabile, tecnicamente, ad un cambio di tendenza di medio periodo trasformatasi poi in direzionale di medio-lungo periodo). Ogni ritracciamento al rialzo è stato di grado inferiore e sempre di durata ed entità limitata, a denotare la forza del trend ribassista in atto, conciliata anche dall'indicatore ciclico nel frattempo girato al ribasso a conferma del trend sui valori di mercato. La prima avvisaglia di un possibile cambiamento o stabilizzazione della situazione si è avuta nei primi mesi del 2009, periodo in cui anche l'indice azionario di riferimento ha realizzato i minimi di lungo periodo; per la prima volta, infatti, il mercato ha realizzato un rialzo rappresentato da tre massimi e minimi superiori rispetto alla barra settimanale precedente (tra l'altro anche consecutivi), segnale che, seppure in assenza di qualsiasi altra conferma, lo si sarebbe potuto leggere come possibile definizione di un buon minimo di periodo. In effetti il rialzo è proseguito negli stessi termini anche per le settimane successive, permettendo di realizzare uno swing rialzista composto da ben 12 barre rialziste; il successivo ritracciamento ribassista, così come, al contrario, era successo durante il movimento precedente e negativo, ha avuto durata limitatissima ed è stato di entità minore, in particolare se paragonato al precedente movimento rialzista. Il successivo break sopra il massimo di tre settimane prima ha definitivamente chiuso la parentesi creata con il ritracciamento relativo e permesso al trend di girare al rialzo ed effettuare un movimento positivo che ha portato, circa, al raddoppio delle quotazioni ai minimi del 2009. Ora visibile una sorta di nuovo doppio massimo, anche se questa volta il secondo massimo è leggermente superiore al precedente. Sarà da verificare se la rottura dell'ultimo massimo è stata semplicemente un fenomeno marginale (definito da Gann LOST MOTION) o meno; i livelli, in ogni caso, sono chiari ed evidenti da vedere sul grafico, dal momento che il minimo dello swing precedente rappresenterà il prossimo supporto per definire il mantenimento del trend in atto o il possibile cambiamento di tendenza.

Sempre sul grafico le linee blu tratteggiate rappresentano, invece, i livelli sensibili di lungo periodo; trattasi di prezzi che in passato il titolo ha "sentito" in modo deciso e coincidono con massimi/minimi di lungo periodo o, in alternativa, con aree di congestione prolungata la cui rottura ha dato origine ad ampi movimenti direzionali. Comprendono, inoltre, anche trend-line che collegano, a differenza di quelle tradizionali, due o più massimi o due o più minimi significativi e che, pur essendosi verificati a distanza anche di molto tempo, non differiscono troppo a livello di valori. Solitamente la memoria storica del trader lascia sempre un po' a desiderare, dal momento che ci si concentra preferibilmente sui prezzi attuali o, al massimo, facendo riferimento a massimi e minimi significativi nei due/tre mesi precedenti, talvolta annuali. In realtà capita spesso che questi livelli, soprattutto se si considerano dopo che un mercato si è mosso in direzione per parecchio tempo e parecchi punti, tornino ad essere significativi, in alcuni casi anche risolutivi, motivo per cui sarebbe sempre opportuno tenerli nella dovuta considerazione.

 

Pirelli & c.

evoluzione del precedente studio dell'8 aprile

14 maggio. Base weekly, breve e medio termine. Come specificato nel precedente articolo, i recenti ribassi che hanno caratterizzato il mercato azionario si sono tradotti, almeno per il momento, in una buona opportunità di acquisto sulla debolezza per il titolo in oggetto. Proprio a ridosso del primo supporto utile di natura statica, infatti, il titolo ha rimbalzato in modo deciso e si è riportato in pochissimi giorni sui massimi di periodo, identificati anche in precedenza come l'area di resistenza che ha fermato in più occasioni i tentativi di allungo dall'inizio dell'anno fino ad oggi. Il ciclo combinato rimane sempre rialzista, l'angolo di supporto principale di breve periodo sostiene ancora il movimento rialzista; per contro l'area di massimi di periodo rimane un elemento di resistenza ostico e che crea difficoltà alla continuazione del movimento positivo in atto. Da considerare, comunque, che l'operatività messa in atto sulla base delle indicazioni di cui sopra (meglio specificate nel precedente articolo) ha permesso il conseguimento di un utile pari a circa il 15%, realizzato, peraltro, in pochi giorni di trading, essendo il livello di acquisto intorno a 0,40/0,41 euro e quello di vendita, sulla resistenza di periodo, a 0,46/0,47. Dal momento che la situazione non è cambiata, ora o si prova a ripetere l'acquisto sulla debolezza o si attendono nuovi sviluppi al di fuori del range di breve periodo facilmente riconoscibile dopo gli ultimi eventi.

 

Pirelli & c.

8 Aprile. Base weekly, breve e medio termine. Il titolo è alle prese con una resistenza statica che da diverse settimane blocca totalmente ogni tentativo di rialzo delle quotazioni. Da notare come, sul precedente ritracciamento occorso proprio in seguito al raggiungimento della resistenza in oggetto, la discesa abbia trovato perfettamente supporto sull'incrocio angolare determinato dall'angolo ribassista di lungo e lunghissimo termine e quello rialzista di medio termine; ne è scaturito un nuovo movimento positivo che ha riportato i prezzi sui livelli attuali ed al momento in attesa di eventuali nuove evoluzioni conseguenti. E' dunque chiaro che la rottura confermata sopra la resistenza statica sarebbe una ulteriore conferma della tenuta dell'angolo rialzista e mostrerebbe forza per il medio periodo, nel chiaro tentativo di avvicinarsi, al rialzo, alla parte superiore del canale positivamente inclinato partito dall'ultimo minimo di inizio 2009; per contro la sua tenuta, se avallata da una discesa prima sotto l'angolo rialzista di riferimento e successivamente sotto lo statico rappresentante l'ultimo minimo di periodo sarebbe un possibile preludio ad un doppio minimo di medio periodo.

Da evidenziare l'indicatore ciclico (doppio): ciclo primario di medio termine rialzista, ciclo intermedio neutrale, motivo per cui, almeno al momento, sono da privilegiare acquisti sulla debolezza in prossimità dei supporti o, eventualmente con qualche cautela (salvo che anche l'intermedio giri positivo) anche acquisti sulla forza si conferme di break rialzista della resistenza principale.

 

Buzzi Unicem 

evoluzione del precedente studio del 5 gennaio

15 febbraio. Base weekly, medio termine. Il livello indicato nel precedente articolo, visionabile sotto, ha perfettamente funzionato quale resistenza di periodo; le due settimane successive all'analisi stessa hanno evidenziato prezzi massimi esattamente sui livelli resistenziali e la successiva discesa, decisa e profonda, che dura ormai da quattro settimane piene, ha confermato il movimento rialzista di ritracciamento e la sua conclusione nell'ambito del primo valore spazio-tempo previsto. Il movimento ribassista attuale ha portato le quotazioni in area 9,5, sull'angolo di lungo periodo già più volte interessato dai prezzi in questi mesi, ancora sopra il prossimo valore ideale riportato a livello grafico su entrambe le figure qui sotto. Da considrare, inoltre, che le prossime due-tre settimane potrebbero quindi quantificare sia a livello di prezzo che a livello di tempo un buon set-up misto e identificare una base su cui lavorare per il medio periodo. Qualora ciò non si dovesse verificare a livello temporale ed i prezzi fossero sopra il primo supporto importante o, addirittura, in fase di nuovo rialzo a titolo di ritracciamento, sarebbe auspicabile posporre il tutto tra la fine di marzo e la metà di aprile come set-up ideale e secondario.

 

Buzzi Unicem

5 gennaio. Base weekly, medio termine. Il titolo, dopo i minimi toccati nella prima parte del 2009 ha ben recuperato, deciso e veloce, nei due mesi successivi, realizzando un massimo di periodo post-bottom superiore al massimo della prima gamba rialzista solo diversi mesi dopo, verso la fine di ottobre dello stesso anno. Il massimo più alto e successivo si è invece manifestato come valore marginalmente superiore a quello precedente ed i prezzi sono sensibilmente scesi da tale livello negli ultimi due mesi. In linea generale è possibile notare, quindi, come attualmente il titolo si trovi in una fase di negatività parziale di breve periodo e di neutralità per quanto riguarda il medio periodo; l’ultima discesa si è fermata sul minimo di poco più di un mese fa poco sotto area 10 euro e il successivo movimento di rimbalzo non è stato sufficientemente supportato per permettere alle quotazioni di avvicinarsi nuovamente ai massimi di periodo. Al momento, dunque, la situazione denota una certa debolezza che, qualora dovesse portare al break dell’ultima fascia di compressione dei prezzi di breve periodo in area 11/11,2 (linea rossa sul grafico poco sotto i prezzi attuali), potrebbe anche definire un nuovo movimento ribassista (potenzialmente significativo, a medio periodo, per il successivo rialzo di una certa consistenza) e far appoggiare il titolo (tra alti e bassi con un possibile leggero movimento in contro-tendenza o di lateralità tra la fine di gennaio e i primi giorni di febbraio) sull’area indicata sempre sul grafico come potenziale set-up prezzo tempo: area 7,6/8,3 circa. Questi livelli sarebbero interessanti per operare in contro-tendenza approfittando dell’eventuale e deciso storno, dal momento che lo stop sarebbe sicuramente accettabile a fronte di un possibile guadagno (sempre nel medio periodo) sul potenziale e successivo movimento rialzista.

Qualora, invece, i prezzi nelle prossime 2-3 settimane dovessero portarsi prima stabilmente (a livello daily) sopra i 12 euro e, successivamente, rompere i massimi di periodo, allora la situazione andrebbe ragionevolmente riconsiderata alla luce delle nuove indicazioni di positività che ne scaturirebbero; ciò significherebbe non necessariamente che lo storno non avverrà nel breve periodo ma, presumibilmente, tempi e prezzi subirebbero una conseguente e inevitabile variazione sui valori assoluti sopra descritti.

 

Gtech

26 novembre 2013. Il titolo in oggetto, nei movimenti di medio e lungo periodo, è il sogno di qualsiasi analista tecnico. Non servono parole, credo, basta ammirare.

Mediobanca

30 ottobre 2013. La precedente analisi risale a giugno di quest'anno, la potete leggere poco sotto. Il titolo è rimbalzato proprio sul livello indicato come probabile supporto ed ha messo a segno un ottimo recupero, in linea con la risalita del mercato di riferimento. E' anche indicato il target rialzista minimo in caso di operazione reale, circa 5,7 euro (in alternativa il trader, su quello stesso livello, avrebbe cautelativamente dovuto aggiornare lo stop in pari o con un minimo di stop profit).

 

Mediaset.

14 ottobre 2013. Base daily, breve e breve/medio termine. Il grafico parla da sé e non credo sia necessario aggiungere granché: la tenuta o il break (confermato) dei livelli indicati dovrebbero dare la prossima indicazione per una migliore direzionalità.

 

Eni

Luglio 2013. Base weekly e monthly, medio e lungo termine. Riprendendo velocemente l'analisi fatta di recente si può notare come l'area di contenimento descritta a suo tempo continui inesorabilmente a creare movimenti laterali di medio e, soprattutto, di lungo termine; tutti i rialzi ed i ribassi degli ultimi mesi si sono infatti svolti tra i valori descritti e non ha fatto eccezione nemmeno l'ultima fase di mercato, con il ritracciamento deciso, veloce e corposo dopo il contatto abbondante con la resistenza, così come l'attuale recupero proprio dopo aver incrociato la linea mediana del range stesso.

 

Mediobanca

Giugno 2013. Base weekly, medio e lungo termine. Mediobanca ha effettuato una forte discesa dai massimi di medio-lungo termine toccati all’inizio dell’anno in corso a 5,66 punti; il ribasso della scorsa settimana ha portato le quotazioni molto vicino ad un possibile supporto di natura dinamica identificabile a 4,25/4,30 euro, interessante soprattutto perché, almeno per ora e da valutare principalmente in close weekly, l’eventuale sua rottura potrebbe non qualificare la continuazione direzionale e consentire, invece, un eventuale recupero almeno nel breve termine (auspicabile tra 4,85 e 4,90 euro almeno). In caso di ribassi di maggiore consistenza anche nell’immediato, sul grafico è evidenziato il livello di supporto successivo, teoricamente valido per ulteriori acquisti sulla debolezza e rilevabile a 3,6 euro circa (in tal caso il potenziale minimo ed auspicabile si sposterebbe al ribasso tra 4,23 e 4,44 euro circa).

 

Euro-Franco svizzero

Giugno 2013. Base weekly, medio e lungo termine. Nonostante le condizioni imposte a livello istituzionale al cambio Eur/Chf, dal mese di settembre 2012 il rapporto tra le due valute ha realizzato movimenti rialzisti/ribassisti che hanno creato un range intermedio tra area 1,20 e area 1,25 punti; i vari tentativi di forzare questi estremi (in particolare al rialzo, mentre al ribasso i minimi reiterati di periodo si sono sempre fermati a ridosso del supporto) da parte della nostra valuta si sono sempre infranti, risolvendosi con escursioni parziali infrasettimanali e successivi rientri all’interno dell’area stessa, in più situazioni culminati con decisi ritracciamenti di periodo. Dall’inizio del 2013 c’è una maggiore tendenza a tentare sortite in direzione della parte superiore del range, mentre al ribasso è la media di lungo termine che sostiene le quotazioni ad ogni ribasso, in luogo del supporto statico; in ogni caso, anche in questi ultimi sei mesi la maggior parte delle contrattazioni si è risolta su valori intermedi tra supporto e resistenza, a sostegno della tesi che identifica in una fase laterale di totale indecisione da parte degli operatori, in attesa, probabilmente, delle future mosse della BCE e conseguente (eventuale) contromosse degli organismi preposti della confederazione.

Qualora la situazione si sbloccasse, dunque, l’obiettivo rialzista o ribassista primario deriverebbe, semplicemente, dall’incremento/decremento del range in questione ai massimi/minimi identificati, il che proporrebbe un target rialzista almeno a 1,30 punti circa ed uno ribassista in area 1,15 punti.

 

Eni

Maggio 2013. Base weekly e monthly, medio e lungo termine. Il titolo è in trading range di ampio respiro dalla seconda metà del 2008 (uno dei maggiori trading range di lungo periodo relativo a titoli del nostro mercato se rapportato a situazioni relativamente recenti, dopo il 2000). L’area tra 12/13 euro e 18,5/19 euro rappresenta una fascia di prezzi all’interno della quale Eni ha effettuato tutti i suoi movimenti di breve e medio termine nel corso degli ultimi cinque anni, toccando più volte base e livello superiore con estrema precisione e venendone respinta in modo perentorio; una tale situazione, pur visibile solo se si affronta l’analisi con grafici settimanali o, meglio ancora, mensili, evidenzia una continua e costante compressione delle quotazioni in un’area di circa 7/8 euro, pari a poco meno di un terzo della quotazione raggiunta dal titolo in coincidenza con il suo massimo storico nel 2007. Un primo segnale di possibile rottura rialzista si è attuato proprio all’inizio dell’anno in corso; i prezzi settimanali hanno rotto la banda superiore portandosi sopra i 19 euro e rientrando all’interno dell’area in questione nell’arco di qualche settiman

fascia nota e di grado superiore. Probabilmente, proprio questo massimo relativo e al di fuori dei  livelli indicati potrebbe essere l’indicatore da considerare in futuro: una successiva e, dunque, reiterata rottura sopra la resistenza di lungo termine che andasse anche a violare tale massimo relativo dovrebbe preludere all’abbandono risolutivo della lateralità. I primi due obiettivi identificabili, rispettivamente, di breve-medio e di medio termine sarebbero  21 euro (livello sensibile di lungo termine e, dunque, a prescindere dalle intenzioni di proseguire o meno, potrebbe creare occasioni per un ritracciamento oppure per una nuova lateralità di minore consistenza) e, successivamente,  24/25  ( l’area intorno ai 25 euro rappresenterebbe il ribaltamento con proiezione rialzista della fascia di congestione discussa). Per contro, il cedimento (confermato) sotto i 17 euro potrebbe, invece, riproporre il tentativo di avvicinamento del livello inferiore di tutto il trading range rilevato e rimandare, di parecchio, ogni velleità rialzista. Una considerazione che non vuole essere certamente definitiva ma la cui origine deriva da numerose osservazioni grafiche nel tempo: il desiderio, per ora sopito, di effettuare un break decisivo al di fuori dei livelli indicati, nella fattispecie in direzione rialzista, si è già verificato e, dopo una flebile accelerazione, le quotazioni sono rientrate in fretta in congestione (come spiegato sopra), situazione che, preferibilmente, non dovrà ripetersi in futuro qualora si verificasse l’auspicata rottura di lungo periodo, onde evitare che un secondo fallimento generi una successiva e totale mancanza di volontà da parte degli operatori di medio periodo di entrare in acquisto sulla forza eventuale e l’abbandono di aspettative interessanti in quelli di lungo periodo con conseguente mancanza di accumulazione di posizioni rialziste.

 

Su base mensile si notano segnali positivi già da tempo ma manca, per una migliore diagnosi rialzista, le dovute conferme che potrebbero giungere in caso di rottura anche di area 20 euro, come da grafico sotto. Il supporto da mantenere rimane identico a quello visto per l'analisi settimanale.

 

14 maggio 2013

 

Enel

Maggio 2013. Base weekly e monthly, medio e lungo termine. Il primo grafico mostra la tendenza di medio termine; dopo due movimenti decisi al rialzo, in seguito ai minimi realizzati tra luglio e agosto 2012, il mercato ha effettuato una discesa ampia che ha riportato le quotazioni in area 2,5 euro (da 3,3 massimo relativo di periodo), creando i presupposti per un pronto recupero che, ai valori attuali, è culminato in area 3 euro. Come si può ben vedere dal grafico allegato, dal punto di vista statico il titolo si trova a ridosso di resistenze e, dunque, potrebbe rafforzare la sua posizione in caso di break sopra i massimi della scorsa settimana poco sopra 3 euro; contestualmente, si possono notare due trend-line di medio e di lungo termine (rispettivamente linea blu e linea rossa) che potrebbero dare migliori indicazioni sia in caso di rottura che di tenuta, in quanto una loro tenuta seguita da una figura ribassista e dalla discesa sotto 2,80/2,85 potrebbe creare i presupposti per un migliore ritracciamento o, comunque, rinviare nel tempo il potenziale break rialzista di grado superiore. In caso, invece, di rottura confermata (close base settimanale, quindi) si aprirebbero spazi decisamente interessanti da valutare almeno fino all'area 4/4,2 euro circa.

 

 

Il lungo termine, invece, indica una doppia condizione: dal punto di vista di un'operatività più aggressiva e più "veloce" il titolo sarebbe già in condizione LONG dopo il superamento di area 3 euro circa (da dicembre dello scorso anno), in attesa di conferma in caso di superamento, in futuro, anche della resistenza posta a 3,35/3,36 euro circa. Al momento non si rilevano condizioni di ipercomprato o figure di allarme ribassista, motivo per cui l'analisi mostra due possibili supporti, evidenti anche secondo i canoni dell'analisi tecnica tradizionale: area 2,5 e area 2 euro (lungo termine esclusivamente). In caso di forti rialzi, nei prossimi mesi, la prima forte resistenza potrebbe essere 4,5/4,6 euro: la tenuta dovrebbe costringere a ritorni veloci in area 3 euro circa, un break confermato su base mensile preluderebbe a rialzi successivi potenzialmente di grande evidenza (5,8-6,1 euro almeno).

 

9 maggio 2013

 

Mediolanum

Aprile 2013. Base monthly, lungo termine. Il titolo sul lungo termine è molto tecnico, con particolare riferimento ai livelli statici come identificati sul grafico. Da tenere dunque in considerazione il primo potenziale segnale rialzista con l'incrocio del MACD sopra la sua mediana e, qualora fosse seguito in futuro dalla conferma su base mensile sopra area 4,7 euro, lo spazio che si aprirebbe potrebbe essere ampio e verso i massimi precedenti, sopra i 6 euro.

 

Indesit Company

Dicembre 2012. Base monthly, lungo termine. Poco da analizzare: la situazione vede la possibilità che il titolo sia entrato in condizione di positività piena (unica incognita rimane, a livello fondamentale, il fatto che il "vecchio", nonché proprietario della società, ha gravi problemi di salute e, dunque, potrebbero essere i figli a prendere le redini della azienda entro tempi non troppo lunghi, con tutte le incognite del caso), considerando sia l'analisi statica (livelli di supporto/resistenza lineari) che quella dinamica (trendline di lungo termine), il tutto supportato dall'analisi algoritmica (oscillatori). Aggiungo solo che i possibili livelli di target sono identificati direttamente sul grafico.

Microsoft

Ottobre 2012. Base monthly, lungo termine. La situazione attuale del titolo non richiede particolari commenti: dopo massimi e minimi di lungo termine rispettivamente poco sotto 38 dollari e poco sopra i 14 dollari Microsoft ha effettuato almeno tre movimenti importanti con un primo recupero, corposo e veloce, un ritracciamento culminato con un lungo trading range (quasi due anni senza rompere max o minim precedenti) e successivo strappo rialzista sopra il massimo relativo precedente. I mesi successivi sono coincisi con la definizione di una nuova area laterale e, osservando il grafico, si riesce a vedere benissimo quali sono i due livelli estremi oltre i quali le possibilità di nuovi movimenti direzionali sono reali. Qualora ciò accadesse, area 35/35,5 dollari o area 24,8/25,2 dollari sarebbero i primi obbiettivi da valutare.

 

Hera

4 ottobre 2012. Base daily, breve termine. L'attuale trend rimane positivo con i prezzi sopra le medie mobili, a ridosso delle due più veloci, con le stesse incrociate al rialzo. L'area disegnata sul grafico, tuttavia, potrebbe rappresentare lo spartiacque per il breve periodo: un break, confermato, sotto il livello potrebbe aprire spazi per una continuazione del ritracciamento anche verso 1,16/1,18 euro circa. In tal caso, sia il doppio massimo ravvicinato che le resistenze di lungo termine ben identificate dai ritracciamenti di Fibonacci e dallo statico (tratteggiata), creerebbero l'area di maggior interesse in caso, invece, di ripresa dei corsi, sia nell'immediato che successivamente ad un eventuale maggiore affondo come detto sopra.

 

Mediobanca

4 ottobre 2012. Base daily, brevissimo termine. Dopo la consistente salita degli ultimi due mesi il titolo sta riassorbendo l'ipercomprato di periodo; al momento il movimento è sostanzialmente laterale con un primo ritracciamento canonico di tre candele negative seguite da un range di prezzi contenuto proprio tra il massimo di periodo e il minimo del movimento di ritracciamento. Al momento, dunque, si identificano due aree di potenziale break: una dinamica formata dal triangolo costruito sulle due trend-line che partono proprio dai due livelli di cui sopra, l'altro statico le cui basi differiscono poco dalla precedente. In caso di rottura gli obbiettivi sarebbero quindi, probabilmente, almeno questi:

break rialzista dinamico - area 4,7/4,8 euro

break rialzista statico - area 4,6 almeno, 4,8/4,85 target principale

break ribassista dinamico - area 3,8/3,9 euro

break ribassista statico - area 3,8 almeno, 3,6/3,62 target principale.

 

a considerare, tuttavia, che un'eventuale rottura confermata, al di là del discorso legato al brevissimo termine/intraday, potrebbe creare ulteriori aspettative in virtù del fatto che tanto l'area statica che il triangolo rilevato, a seconda della direzione del break, potrebbero essere anche identificati come valori di continuazione o di inversione, data la chiarezza delle due figure e, quindi, da valutare anche in un'ottica diversa e sulla base di indicatori e pattern più specifici per il breve periodo anziché per il brevissimo termine e/o intraday.

Facebook

1 agosto 2012. Base daily, breve termine. Il titolo, nonostante le aspettative iniziali, ha perso moltissimo (oltre il 50%) dalla sua quotazione, avvenuta poco più di due mesi fa. Le prospettive, vedendo il grafico, non sono rosee ma, ad ogni buon conto, talvolta in borsa proprio le situazioni più disperate permettono di dare le maggiori soddisfazioni. A questo proposito, visto il declino rapido e intenso a cui è stato sottoposto il titolo, è possibile che a breve le quotazioni possano subire una minore pressione ribassista e permettere, almeno, una situazione di stallo o, ottimisticamente parlando, un recupero che possa portar, in prima istanza, a colmare quel gap decisamente ampio di pochissimi giorni fa. Il prezzo ideale, a mio avviso, per un acquisto sulla debolezza potrebbe essere poco distante dai valori attuali e rilevabile, circa, nell'area tra 17 e 19 dollari. In ogni caso, per chi lavora su indicatori e/o oscillatori, eventuali divergenze da valutare nei prossimi 2-10 giorni potrebbero permettere, a prescindere dai prezzi, di trovare un discreto punto di ingresso con uno stop relativamente interessante (conferma sotto 17 dollari e operazione da ripetere anche più volte se stoppata e dopo adeguato recupero sopra i 20 $) e target a 28, 30/30,5 e 34/35 dollari, in successione.

 

Ascopiave

27 luglio 2012. Base daily, breve termine. Il grafico mostra già le indicazioni del caso e l'analisi completa senza aggiungere altri commenti, come si può ben vedere.

 

 

Harris Corp (Nyse)

19 luglio 2012. Base daily, brevissimo termine. Sul grafico giornaliero il titolo ha rotto e poi confermato il break rialzista, portandosi a ridosso delle due medie di breve termine, entrambe inclinate negativamente e incrociate al ribasso; la rottura grafica ha fatto seguito alla ripresa delle quotazioni dopo una divergenza rialzista indicata chiaramente dal Williams%R e all'incrocio, anch'esso rialzista, dello stocastico, tra l'altro in rientro dall'ipervenduto. Primo obbiettivo, dunque, area 42,2/42,5 $, livello sul quale prendere profitto in tutto o in parte (a seconda del tipo di trading operativo adottato) o spostamento dello stop loss sul prezzo di carico, stop loss che, a mio avviso, in origine andrebbe messo qualche tick sotto l'ultimo minimo realizzato due giorni fa, con obbiettivo successivo ed eventuale a 42,9/43,3 $.

 

RT Ltd (quot. NYSE)

2 marzo 2012. Base weekly, breve/medio termine. Sul grafico settimanale si sta formando un interessante figura che potrebbe preludere ad una accelerazione rialzista, condizione coadiuvata da una evidente positività derivante dal conteggio di ben sette candele rialziste nelle ultime otto settimane. Il MACD è già ampiamente virato in positivo con l'incrocio delle sue medie avvenuto ormai sette barre fa, quindi in coincidenza con l'inizio di questo mini-trend ancora in atto; con la chiusura attuale si sta verificando, per la prima volta dopo 7/8 mesi, una rottura confermata delle due medie mobili indicate nonché il break dell'Abrahm indicator. Segnale, dunque, in caso di break dei massimi infrasettimanali ultimi, con stop sotto la figura doppia visibile appena sotto l'ultima quotazione, comprendente l'unica candela ribassista di periodo e la successiva inside.

 

Finmeccanica

24 gennaio 2011. Base daily. Breve termine. Una velocissima analisi sul titolo: il precedente ritracciamento si è fermato sopra il minimo di medio periodo posizionandosi tra 8,30 e 8,40 e da questi valori si è ripreso in modo deciso fino a sfiorare, nell'ultima seduta, area 10 euro. Più situazioni distinte permettono di valutare questi valori appena raggiunti come un possibile livello di interesse da parte degli operatori, in quanto:

1) resistenza di periodo a carattere dinamico importante

2) volumi in crescita estremamente anomala nella seduta che ha segnato il massimo ultimo

3)stocastico di breve periodo in ipercomprato da qualche giorno e con possibile divergenza singola in atto.

La valenza è doppia: nel caso di tenuta, infatti, la vendita sulla forza potrebbe dare, nel breve e brevissimo periodo, buone possibilità di guadagno, grazie a potenziali ritracciamenti verso i 9,3/9,4 ed eventualmente 8,8/8,9 euro. Nel caso di break confermato, invece, proprio il fatto di essere, presumibilmente, una resistenza di una certa importanza creerebbe spazio per rialzi ci una probabile consistenza. Qualora le quotazioni stornassero e, comunque, iniziassero a muoversi in laterale, o quasi, all'interno dell'area triangolare facilmente distinguibile sul grafico, le opportunità di trading direzionale che potrebbero concretizzarsi in seguito alla successiva rottura sarebbero interessanti e valide sia per il rialzo che per il ribasso, in entrambe le situazioni con prospettive significative in termini di potenziale movimento.

 

STM

11 novembre 2010. Base daily. Breve termine. Il titolo continua la sua corsa al rialzo dai primi di settembre: inizialmente con moderazione e, nella seconda parte a partire da poco prima della metà di ottobre, con una buona accelerazione che ha portato le quotazioni in area 6,70 euro. Proprio di recente, STM ha raggiunto un doppio obbiettivo rialzista determinatosi prima sul break dinamico sopra i 5,50 euro e, successivamente, in rottura del livello statico a 5,80/5,85 circa; 6,50 e 6,70 euro, infatti, rappresentavo i due obbiettivi validi per il breve periodo. Resta ancora valido, non ancora raggiunto, il prossimo di natura statica appena sotto i 7 euro, livello a cui il titolo dovrebbe tendere qualora i supporti principali dovessero rimanere inviolati; tra di essi, il più interessante, almeno per il momento, è rappresentato dall'area tra 5,90 e 6,10 euro circa, livello statico e area di gap ancora aperto. Il cedimento, invece, creerebbe le condizioni per la continuazione del ritracciamento o, al limite, per una lateralità di periodo tra 5,4/5,5 e 6,2/6,4 euro.

 

Telecom

23 settembre 2010. Base daily. Breve termine. Il titolo ha incontrato la resistenza dinamica principale di periodo a cavallo tra la fine di agosto ed i primi giorni del mese di settembre; ogni tentativo, in quei giorni, di effettuare un break rialzista è fallito e la prima conseguenza, come si può ben vedere dal grafico giornaliero, è stato l’attuale ritracciamento in atto e che sta portando le quotazioni nuovamente a ridosso di area 1 euro. Graficamente, sotto 1,02 euro le possibilità che il movimento di ritracciamento continui potrebbero assumere una migliore connotazione, fermo restando che, in tal caso, la prima resistenza da mantenere inviolata, a livello sempre grafico, dovrebbe essere 1,075 circa o, per un’operatività più permissiva, sopra il massimo di periodo in area 1,10 circa. Primo supporto, invece, di natura statica è rappresentato dal precedente massimo relativo, rotto e confermato in precedenza e rilevabile tra 0,97 e 0,99 euro. Da notare la negatività del Price Oscillator (da almeno 3 sedute) e la divergenza ribassista confermata del MACD.

 

Benetton

8 luglio 2010. Base daily. Breve/brevissimo termine. Un velocissimo aggiornamento dell'ultima analisi sul titolo Benetton del 13 maggio, giusto per verificare che la situazione è rimasta la stessa nonostante alti e bassi di periodo. L'area di trading range rimane quella precedentemente indicata ed ancora oggi, come già nel periodo intercorso tra l'analisi precedente e questa, è possibile ottenere guadagni, seppure limitati, sfruttando acquisti sulla debolezza e vendite sulla forza, sulla base delle trendline e dei livelli statici di supporto e resistenza, coadiuvati, a loro volta, dai movimenti dell'oscillatore (con particolare riferimento, ma non solo, alle divergenze).

Benetton

14 maggio 2010. Base daily. Breve/brevissimo termine. Il titolo si sta muovendo in un'area ben definita tra 5,5 e 6,8 euro circa, realizzando dunque un trading range con escursioni di tutto rispetto e dell'ordine del 20% circa ciascuna; come si vede bene dal grafico, da qualche giorno si sono formati i quattro pivot idonei a classificare tale area e, tanto sui massimi quanto sui minimi, i valori coincidono quasi perfettamente tra loro. Ciò indica quindi, abbastanza chiaramente, che il titolo ha trovato la fascia di prezzi dalla quale, in futuro, fuoriuscire con break direzionale per un successivo e conseguente movimento direzionale di 1,2/1,5 euro circa almeno, situazione che permetterebbe, eventualmente e in caso di rottura rialzista, di tornare sui massimi di periodo intorno agli 8 euro, mentre al ribasso potrebbe significare rivedere Benetton sui minimi realizzati a marzo del 2009, in coincidenza coi minimi di lungo periodo del mercato azionario italiano. Nel frattempo, in attesa che si verifichi l'evento risolutivo in una delle due direzioni, chi opera nel brevissimo periodo e per ottenere performance limitate (ma in un'ottica di maggior frequenza operativa) può basarsi sui livelli statici e dinamici indicati sul grafico e riproducibili su qualsiasi piattaforma. A parte i due livelli statici principali già discussi e disegnati con le due linee blu tratteggiate, che rappresentano supporto e resistenza principali sui quali operare con i conseguenti stop leggeri e reverse direzionali, è possibile agire anche su livelli sensibili all'interno dell'area di contenimento prezzi stessa; anche le trend-line di breve e brevissimo, infatti, rappresentano possibili punti di svolta sui quali operare generalmente in acquisto sulla debolezza o in vendita sulla forza (in questi casi forza e debolezze relative, avendo identificato il trading range di periodo). In aggiunta è possibile attuare acquisti e vendite anche sfruttando i momenti di ipercomprato e ipervenduto di brevissimo periodo, in particolare se sui valori dell'oscillatore (in questo caso lo stocastico lento) si verificano divergenze anche leggere. Considerata l'ampiezza dell'area di trading range le aspettative per operazione, sia al rialzo che al ribasso, nell'ottica di scalping o quasi, potrebbero essere nell'ordine dei 5/10 punti percentuali, con stop loss di base tra il 3% ed il 5% circa.

 

Ansaldo

8 aprile 2010. Base weekly, breve/medio termine. Il titolo ha effettuato un rialzo estremamente interessante che lo ha portato dai minimi sotto 7 euro del 2008 fino ai circa 15 raggiunti proprio nelle ultime settimane, con un movimento ben strutturato e formato da rialzi decisi, ritracciamenti, fasi di lateralità necessarie e ripresa del rialzo, il tutto verificabile in due sotto-movimenti principali ben visibili dal grafico sotto: doppio minimo di medio/lungo periodo, ripresa e break dei massimi con raggiungimento del target successivo in perfetta armonia con il primo range max-min realizzato tra il 2006 ed il 2008. Attualmente, proprio nelle ultime due settimane, il titolo sta effettuando una nuova rottura sopra il massimo precedente, in assenza di figure particolarmente allarmanti di ipercomprato o, peggio ancora, di divergenze ribassiste. Ciò farebbe quindi pensare alla possibilità di nuovi allunghi di una certa consistenza; in effetti le indicazioni sono tuttora positive, salvo per il fatto che, a livello statico-ciclico, i prezzi in area 15/15,30 configurano una potenziale resistenza di breve e/o di medio periodo, ragione per cui sarà da ora in poi verificare la tenuta di questi livelli ed eventualmente, in caso di ritracciamento, la tenuta anche del supporto inferiore nella fascia tra 14 e 14,8 euro circa, importante per la potenziale continuazione, immediata o meno, del movimento rialzista in atto. La conferma di break, invece, sempre considerando la successiva tenuta del supporto appena citato, vedrebbe possibili nuovi obbiettivi a 17 euro prima e 17,8 successivamente.

STM

22 febbraio 2010. Base daily, breve/brevissimo termine.

Un’occhiata molto veloce al titolo STM. Le quotazioni hanno avuto un’ottima rivalutazione dopo il ritracciamento deciso e corposo culminato con i minimi di fine 2009; al doppio minimo è seguito il rimbalzo veloce, il successivo storno a formare un minimo superiore tra 5,6 e 5,8 euro e dunque questa ripresa del movimento positivo in atto tuttora. Nella seduta di ieri si è verificato il break confermato sia dell’ultimo massimo relativo che della prima resistenza statica di brevissimo periodo, in coincidenza, inoltre, con la rottura della trend-line che collega gli ultimi due massimi decrescenti. L’oscillatore di inversione e continuazione del trend indica positività: per chi volesse entrare sulla forza il break il prezzo è quello di chiusura precedente mentre volendo spuntare un valore di entrata migliore si potrebbe verificare un eventuale ritracciamento di nuovo a 6,06 oppure sotto a 5,8/5,9. Lo stop loss potrebbe essere valutato al di sotto di 5,45/5,50 (meglio con validità in close di seduta), mentre il primo profit per chiusura parziale o totale o, eventualmente, per adeguare il trailing stop potrebbe essere a 6,75/6,85 euro.

 

Terna

5 gennaio 2010. Base daily, breve termine.

Il titolo è da almeno sei mesi in una fase di decisa positività di medio periodo e di parziale positività di lungo periodo; dai minimi realizzati alla fine del 2008 poco sopra area 2 euro le quotazioni si sono riprese in modo deciso tornando sui massimi storici e annullando, di fatto, tutto il ribasso dei corsi avvenuto durante la discesa dei mercati tra il 2007 e i primi mesi del 2009. La performance attuale a due anni è dunque nulla mentre quella dai minimi di cui sopra è intorno al 50% (sui prezzi attuali); su base annua è inferiore alla precedente ma comunque sfiora il 30%. La situazione così evidenziata, sia rispetto ai massimi storici che su base annua, pone il titolo in una chiara posizione di forza rispetto al listino in generale; considerato il fatto, quindi, che la situazione appare non molto chiara, in generale sui listini, e che molti titoli, in questa ultima fase rialzista, non hanno accompagnato la rivalutazione degli indici, potrebbe permettere di operare nel breve periodo cercando di sfruttare eventuali break di forza oppure, meglio ancora in tali situazioni, provare a entrare nelle fasi di debolezza e mantenendosi in linea con il trend di fondo principale. Unica controindicazione un discreto numero di divergenze neutrali-ribassiste che incombono sulla possibilità di mantenimento del trend nel breve periodo, motivo per cui preferisco considerare l'operatività in questi stretti termini.

In evidenza sul grafico una prima fascia di prezzi tra 2,81 e 2,86 circa, quindi una seconda, inferiore, tra 2,72 e 2,77 circa: per lo speculatore di breve periodo l’operatività potrebbe dunque basarsi su acquisti mirati in una o meglio ancora in diverse soluzioni proprio in queste aree di prezzo nel caso il titolo effettui ritracciamenti nei prossimi giorni, nell’ottica di sfruttare  successivi rimbalzi o ripresa del rialzo a ridosso dei massimi o sopra (anche in questo caso, condizioni di investimento permettendo, procedendo alla liquidazione in momenti e a prezzi diversi, attuando la conosciuta metodologia del trailing stop sulle posizioni). In entrambi i casi lo stop sarebbe quindi sufficientemente leggero da permettere di operare con tranquillità e in condizioni di rapporto rischio/rendimento interessanti.

In alternativa, break sopra i massimi appena realizzati (intraday o su base daily in chiusura a seconda della propensione al rischio) potrebbero creare invece le condizioni per u nuovo allungo verso area 3,26/3,33 circa; in questo caso lo stop da prendere in considerazione dipenderà dal movimento ultimo su ritracciamento/lateralità attualmente in corso (ma comunque presumibilmente leggero anche in questo caso).

 

L'inquisitore più esilarante del web (da ora eventuali articoli su questi poveracci saranno pubblicati qui )

Il giustiziere del trading ha colpito ancora (inquisitore.org/2013/10/04/dimensionetrading-benzoni-il-nuovo-barrai/)… ora sarei un truffatore (perché, come hanno pubblicato, faccio pagare un servizio e la cosa, in effetti, è strana, stranissima, a questo mondo eheh). Ma soprattutto manderei commenti (pappardelle inutili, dicono, che però non pubblicano tanto sono inutili…) solo per farmi pubblicità e inizialmente cancellano il mio cognome e il mio sito (da loro richiesti per mandare il commento). E allora che fanno? Dicono chi sono e pubblicano il nome del mio sito, addirittura con un articolo dedicato! Non sono solo esilaranti, sono anche molto coerenti … Bello questo passaggio:

"Dove sta il problema e dove sta l'assurdita'...questo soggetto si è rivolto a noi in cerca di pubblicità come molti fanno"

Evidentemente sanno di essere molto seguiti. Infatti, da quando hanno pubblicato l'articolo, il mio sito ha avuto un incremento eccezionale pari a ... -0,05%.

Non li segue nessuno (a parte il sottoscritto, in questi ultimi giorni)!

(presumo seguirà pubblicazione di una tabella, rigorosamente falsificata, delle migliaia che li seguono ogni giorno, classica mossa del trader sfigato e attizzato)

 

Comunque mi sembra inutile tornare sugli aspetti tecnici di … qualsiasi cosa abbiano pubblicato, sarebbe inutile perché non credo siano in grado di capire alcunché. Non mi resta che identificare la categoria di appartenenza del/i soggetto/i in questione e che, inevitabilmente, non può essere che quella del trader sfigato.

 

Come nasce un trader sfigato?

In genere fa parte di quella parte di trader che hanno bruciato uno o più conti e che, a differenza di quelli che hanno abbastanza cervello per capire gli errori e, dunque, riescono a risollevarsi e a recuperare ben oltre le perdite, questa tipologia preferisce cominciare a inveire contro tutto e tutti: il trader è una truffa e tutti coloro che vi partecipano, a qualsiasi titolo, sono truffatori. Danno così la colpa del loro totale fallimento al sistema e agli operatori che ne fanno parte, evitando così, almeno per un po’, di arrivare all’inevitabile conclusione che la loro incapacità è tale da non restare altro che tentare il suicidio.

Per non dare troppo nell’occhio, ogni tanto (uno su mille o anche peggio) scrive due righe positive su qualcosa/qualcuno trovato a casaccio, così sembra che non sia proprio sfigato (ma non ci casca più nessuno). O forse ha qualche interesse personale particolare e poco chiaro (condannarne mille per favorirne uno?).

 

Il trader sfigato in genere è uomo. 

Normalmente non usa il suo vero nome ma accusa gli altri se fanno la stessa cosa. Però se usano il vero nome o cognome, gli altri, li accusa di volersi fare pubblicità (non è colpa sua, è malato).

Nei casi più gravi ha un ip straniero (paranoia).

Se commentate una sua caz… ehm, articolo e non vi mostrate in accordo generalmente non vi pubblica o pubblica solo quel poco che non permette al lettore di capire lo sp…..mento in cui è incorso inevitabilmente.

La sua risposta non contiene mai un’argomentazione ma solo insulti e punti esclamativi a ripetizione, conditi dalle solite idiozie.

Vi collegherà sempre a nomi o fatti negativi, è inevitabile, perché non avrà mai la capacità di capire ciò che gli avete detto e ammetterlo sarebbe altro motivo di suicidio immediato (è una forma di difesa che si attiva in automatico).

Normalmente ha una testa e un corpo apparentemente simili a quelli degli altri esseri umani ma in realtà la materia di riempimento della testa è sostanza ancora sconosciuta (probabilmente tossica che ha portato all’estinzione civiltà extraterrestri estremamente avanzate... avanzate fino all’arrivo del trader sfigato, appunto).

Normalmente non trova alcuna disponibilità per la sua riproduzione e, dunque, tenta il plagio per perpetuarsi esponendo senza soluzione di continuità idiozie e accuse (sempre mischiate tra loro, troppo difficile per lui usarle distintamente).

Normalmente ha tendenze suicide (e molti intorno a lui lo incoraggiano, subdolamente ma non senza ragione!) ma il solo fatto che intorno a lui la gente abbia successo gli dà la forza per tenere duro e ricominciare a vomitare scempiaggini.

Non smette mai di cercare qualcuno o qualcosa da additare come truffatore o truffa; se lo facesse l’unico neurone vivo rischierebbe di assopirsi definitivamente. 

 

 

La giornata tipo del trader sfigato

 

-          -Si alza non prima delle 9/10 del mattino

-          -Mangia (spesso non si lava perché ha incontri rari e occasionali, viene spesso evitato dai conoscenti)

-          -Va al pc

-          -Apre un motore di ricerca e scrive “trading”

-          -Clicca a caso su un risultato

-          -Prende il primo strumento finanziario o il primo nome che trova e scrive sul suo blog/sito che trattasi di truffa/truffatore

-          -Si scrive qualche commento da sé per avvalorare le su ragioni come fossero accettate e condivise anche da altri

-          -Si compiace dell’ottimo lavoro

-          -Spesso esce per raccontare l’ennesimo suo successo (perché normalmente sul suo sito/blog interviene solo lui con falsi nick)

-          -Fuori, però, trova chi lo evita (e non solo per la puzza) o chi lo fa parlare (a distanza di sicurezza) e poi lo piglia per il culo

-          -Torna a casa e tenta il suicidio

-          -Sopravvive perché non è nemmeno in grado di interpretare il foglietto illustrativo dei sonniferi che usa per tentare il suicidio

-          -Si sveglia intontito (ma non nota la differenza) e ricomincia tutto daccapo.

 

Che fare quando causalmente vi imbattete in un blog/sito di questo tipo:

 

1)      -salvatelo assolutamente tra i preferiti; quando siete demoralizzati o stanchi mentalmente andate a visitarlo, un po’ di ilarità e demenzialità linguistica non può farvi che bene; se non bastasse vi permetterà di rendervi conto che c’è chi sta molto peggio di voi e la cosa potrà almeno parzialmente risollevarvi.

2)      -Considerate qualsiasi strumento indicato come una truffa dal trader sfigato come un discreto/buono/ottimo strumento di trading, da valutare assolutamente.

3)      -Considerate chiunque sia stato indicato come truffatore come una persona in gamba e in grado di darvi ottimi consigli,

4)      -Considerate i commenti sfavorevoli pubblicati come una minima parte del commento originale (normalmente sensato e coerente e, dunque, non pubblicato o censurato quasi totalmente)

5)      -Considerate i commenti favorevoli all’autore come suoi personali, inevitabilmente.

 

Il trader sfigato: se lo conosci non lo eviti, lo usi per risollevarti il morale

 

“Vorrei sapere se la strategia indicata con il nome di multi timeframe può essere interessante e se voi la usate ed eventualmente su quale mercato/mercati. Grazie per le indicazioni che vorrete darmi.” (Maurizio P. dalla prov. di Reggio)

 

Personalmente non utilizzo questo tipo di strategia ma ritengo che possa essere utile a migliorare in parte la performance di lungo periodo, se non in termini finanziari quasi certamente dal punto di vista psicologico perché può aumentare la consapevolezza di operare con un vantaggio probabilistico/statistico e, dunque eliminare almeno parzialmente il timore derivante dalla sensazione di assoluta mancanza di controllo del rischio operativo. Di fatto, questa metodologia non modifica, a mio avviso e se non marginalmente, il risultato finale se lo stesso viene valutato sulla base di un lungo periodo di trading ma, quasi certamente, permette di acquisire maggiore fiducia nei propri mezzi grazie ad una maggiore percentuale di successi dovuta al fatto che operare nel breve termine sulla base della tendenza di medio e lungo crea buoni presupposti per diminuire i trades perdenti aperti proprio contro il trend di fondo (soprattutto si eliminano quei periodi caratterizzati da un elevato numero di stop loss consecutivi). Preciso ulteriormente i due concetti: 

1)       diminuire la percentuale di perdite non significa non dover più subire il danno derivante dallo stop-loss di una posizione e nemmeno ridurlo ai minimi termini; certamente, per effetto di una maggiore predisposizione media del mercato/titolo a seguire, nel breve, una tendenza di medio e lungo termine, è probabile (e, dunque, non certo) che l’esito di una operazione che lavori in coincidenza con la direzione primaria  sia mediamente più favorevole o, almeno, che il numero delle operazioni eseguite in tal senso abbia una percentuale di successi maggiore che non se si eseguissero indistintamente dalla tendenza stessa.

2)      La strategia di entrata sul mercato, da affiancare alle indicazioni primarie generali del metodo indicato come multi-timeframe,  dovrà in ogni caso essere una strategia proficua, nel senso che la stessa, verificata sia in back-test sia in real-time (preferibilmente anche con denaro reale), sia vincente già nell’utilizzo di base e, dunque, a prescindere dall’affiancamento o meno alla strategia di supporto in oggetto.

 

Sotto, un esempio di quanto spiegato sopra. Ho utilizzato la media mobile a 30 periodi (sul mensile anche il MACD e il Bull-Bear) e, per l’entrata, uno stocastico 14/3/3 ma, chiaramente, gli strumenti da usare per determinare la tendenza di fondo e per l’entrata dell’operazione sono innumerevoli e il trader dovrà scegliere tra quelli più congeniali al suo stile operativo.

 

 

 

4 ottobre 2013

QQE indicator - il seguito

La risposta è stata immediata e la pubblico qui sotto:

"INQUISITORE says:

1 ottobre 2013 at 14:57

Abbiamo apprezzato l’intervento ma non ci interessa!!!Ci dispiace che abbia perso ore a scrivere una bella pappardella solo per dire che l’indicatore QQe e’ un indicatore vincente se usato correttamente…..ti consigliamo di continuare ad usarlo se ti trovi bene!!!!! Come vedi abbiamo provveduto a cancellare il link della tua societa’ di segnali perche’ non vogliamo danneggiare il tuo profilo professionale, non vorremmo che la gente pensasse che per fare i segnali tu ti affidi al QQE…intendi

Spero continueri a seguirci"

Ho immediatamente ringraziato per l'attenzione, ovviamente:

Marco says:

Your comment is awaiting moderation.

1 ottobre 2013 at 15:13

Grazie per la risposta immediata e squisitamente tecnica e, sopratutto, per non aver pubblicato la mia pappardella. Avrete avuto i Vs buoni motivi

Ringrazio di nuovo per la parziale opportunità e Vi auguro buona continuazione nel Vostro attento e preciso lavoro di indagine

 

Che dire ... per prima cosa si intende che non hanno capito granché della mia "pappardella". Pazienza, capita spesso che chi scrive di trading sia in queste condizioni. Seconda cosa: il mio profilo commerciale lo posso danneggiare solo io e in che modo è evidente, almeno per chi ha un pizzico di buonsenso. Per il resto concludo con poche righe:

esaltare o condannare un indicatore (ma non solo) è affare serio e presuppone sia conoscenze tecniche che uno studio approfondito della questione. Chi si basa sul sentito dire, o sul semplicistico spirito di osservazione, di tecnico ha poco e, pertanto, quanto espresso in tali condizioni, a mio avviso si intende, va valutato per quel che è alla base del ragionamento (cioè, sempre a mio avviso, la pochezza degli studi).

Ringrazio comunque gli autori del sito per la velocità nel non commentare tecnicamente.. così è molto più semplice dare una riposta.

1 ottobre 2013

 

QQE indicator

Faccio riferimento a un articolo pubblicato sulla pagina inquisitore.org/2013/04/06/qqe-forex-indicator/ che riguarda l'indicatore in oggetto che sto valutando da qualche giorno in modo superficiale, almeno per ora. Mi sono permesso di scrivere un commento che riporto qui sotto in attesa che venga pubblicato e di una risposta degli autori dell'articolo originale (che provvederò a postare qui in seguito, se dovesse arrivare)

"Il QQE (Quantative Qualitative Estimation) e’ un indicatore “MAL usato” soprattutto nel forex e molto consigliato dai broker. Vediamo perché:  La sua base di calcolo(medie mobili ,atr) ne fa un indicatore perdente, e quindi inutile per fare trading, non solo, durante le fasi laterali, come tutti gli indicatori che si basano sulle medie mobili soffre ed arriva in ritardo.Soffre…poverino!, no poverino chi lo usa per fare trading e si brucia il conto forex, non c’è sofferenza piu’ grande di vedere bruciare i proprio risparmi, quelli davvero sudati. Insomma a noi di Inquisitore sta a cuore il vostro conto forex, quindi abbiamo deciso di provarlo per voi, per mostrarvi fatti veri…Nel grafico sottostante potrete vedere voi stessi, con i vostri occhi l’inadeguatezza di questo indicatore.

Le somme alla fine tiratele voi in due mesi abbiamo bruciato un conto( -21, -104, -39, +40, -61, +75, -80, +22= …..) alla fine se fate i conti voi vi rendete meglio conto. La cosa che ci ha spinto a parlare di questo indicatore è stato il messaggio lasciato nel forum da un lettore di Inquisitore ” …Io uso il QQE con profitto nel Forex” .La frase non è proprio riportata con fedelta’ ma il concetto è questo, sarei davvero curioso di sapere quanti conti demo ha bruciato il nostro amico, prima di pubblicare questo commento nel forum. La realta’ è solo una: sui forum consigliano di fare trading usando questi indicatori, lo fanno per i motivi, che vi ho gia’ citato.Sappiate che l’indicatore QQE sta alla base del mitico Trading System SONIC, per chi non lo sapesse Sonic e’ l’ Avatar di un indonesiano, che ha pubblicato su forexfactory questo sistema merdoso, spacciandolo per un sistema vincente da 300 pips al mese…merda e truffa mescolati insieme…Allora basta usare e diffondere spazzatura in rete, Inquisitore giudica il QQE , un INDICATORE INADATTO AL TRADING E DEGNO DI ESSERE SPOSTATO NEL CESTINO, PRIMA CHE GIOCHI QUALCHE BRUTTO SCHERZO.

LO DICE ANCHE LUI, NON USARE IL QQE SE NON VUOI BRUCIARTI IL CONTO!!!!"

 

Il mio commento:

Gentili Signori

Ho letto, oggi, un Vs recente articolo sull’indicatore QQE; qualche giorno fa un amico mi ha chiesto di dargli un’occhiata, avendone avuto segnalazione non so bene in che modo (e poco mi interessa), per verificarne la bontà o meno e io l’ho fatto. Prima di darVi una mia opinione sullo strumento in oggetto, mi permetto (spero non Vi dia fastidio) di commentare qualche passaggio del commento che avete pubblicato in merito alla sua pericolosità.

A mio avviso, sulla base di quanto verificato dall’EA di riferimento, l’indicazione espressa nell'articolo originale “La sua base di calcolo(medie mobili, atr)” mi appare errata o, almeno, imprecisa: credo, infatti, che l’indicatore si basi su un doppio RSI e conseguente “limatura” dei valori di definizione. 

Un secondo appunto, se mi permettete, è relativo al fatto che il trading non può mai essere considerato qualcosa di immutabile e/o statico; fermarsi ad una sola indicazione del metodo di utilizzo dell’indicatore è già un errore che impedisce di verificarne l’utilità. Dico questo perché, oltre al fatto che qualsiasi indicatore è o dovrebbe far parte di una strategia più o meno complessa di sostegno alle indicazioni dello stesso, dei due modi “canonici” di utilizzarlo (quelli resi noti come base del suo funzionamento: incrocio delle due linee graficamente rappresentate e incrocio con il valore di 50 da parte dell’indicatore) Voi ne avete utilizzato uno solo (non credo di sbagliarmi dopo un’attenta verifica del grafico con relativi risultati per singola operazione che avete pubblicato, seppure non possa evidenziarne la precisione per ovvi motivi e, in questo, spero possiate confermarmi o smentirmi); aggiungo, inoltre, che proprio la natura dell’indicatore (doppio RSI con limatura) e le aggregate raccomandazioni generali indicano come lo stesso sia presumibilmente da preferire in qualità di misuratore del trend e, dunque, più tipicamente utilizzabile come implementazione di un sistema trend-following.  

Vorrei, però, andare oltre esprimendo un’opinione personale, si fa per dire (condivisa dalla maggioranza, per non dire dalla quasi totalità, dei trader), sull’attività di trading finanziario: un indicatore, oscillatore, figura grafica o altro è, singolarmente (sia che si tratti di trend-following sia che siano stati creati per i range stretti), quasi sempre perdente per alcuni periodi e vincente in altri, in molti casi (per quei mercati che lavorano in laterale più tempo di quanto facciano in trend) può portare risultati neutri. Per assurdo (ma solo nella dialettica, non certo a livello pratico) un trend-following rischia di trasformare un’operazione nettamente positiva in una perdita, così come un metodo/sistema/indicatore nato per il range-trading può dare risultati negativi anche durante periodi di prolungata assenza di tendenze forti e stabili.  La capacità di un trader non è tanto nell’individuare l’indicatore perfetto o il migliore per uno per tutti i mercati quanto quella di identificare un insieme di strumenti idonei a far risultate una performance positiva, in termini finanziari, sia nel breve/medio termine che, soprattutto, nel lungo termine (a meno che abbiano ben poche idee e pure confuse in merito), senza cadere nel tragico errore di usare più strumenti di identica natura (es. più indicatori di momentum molto simili tra loro che rischierebbero solo di ritardare l’operatività o, addirittura, annullarla fin troppo spesso, creando segnali contrastanti o, almeno, dubbi ed equivoci), ovviamente. Diversa è la situazione nel brevissimo e nel breve termine: condizioni di mercato “erratiche” (sotto qualsiasi profilo, chiaramente, ma sempre riferite alle condizioni ideali di funzionamento del metodo in uso) causate da situazione macro economiche o politiche (news finanziarie sullo stato dell’economia, caduta di un governo ecc,) possono creare risultati anche molto negativi, risultati che, tuttavia, con il metodo valido e correttamente utilizzato senza soluzione di continuità verranno annullati con buone probabilità in futuro. Deve essere anche chiaro che non v’è certezza che i risultati passati possano ripetersi con la stessa costanza (o anche solo “ripetersi”), causa un folto gruppo di variabili che non credo sia la sede indicata per elencarli spiegarne i dettagli. Per questo un indicatore può e deve essere solo un punto di partenza o una soluzione alternativa ma mai un corpo singolo di una tecnica operativa.

Tornando all’indicatore: l’ho personalmente valutato su due strumenti di investimento quali l’euro/dollaro e il dax cfd. Premetto, per precisione, questi dettagli: 

1)         Ho usato diversi timeframe ma la maggiore attenzione (su richiesta dell’amico per il quale ho fatto le verifiche) è stata indirizzata su 15 e 30 minuti;

2)         Non ho potuto, ancora, svolgere un lavoro su quello che, generalmente, valuto come il minimo periodo per avere risultati mediamente attendibili e che, per i timeframe indicati, penso sia, rispettivamente, 5 e 10 anni (mi sono fermato a 18 mesi e 12 mesi; pochi, purtroppo, ma utili per una prima indicazione);

3)         Ho verificato ulteriori tre diversi settaggi su entrambi i timeframe discostandomi, in due casi su tre, pochissimo dall’originale ( che prevede una base a 5) e in un caso, invece, di parecchio (non indico i settaggi altrimenti dovrei darne specifica e motivazioni e sarebbe troppo lunga);

4)         Ho utilizzato, per entrambi i timeframe e per tutti i settaggi, 4 diversi metodi di trading: due i canonici implementati con almeno un altro strumento di uscita (non di entrata in posizione che, invece, è rimasta predeterminata dalle indicazioni originarie) e due, invece, associati ad una precisa figura grafica in qualità di filtro per le operazioni da mettere in atto.

 

Non potrei (e comunque non lo ritengo utili ai fini della discussione) riportare qui tutti i risultati (ancora non decodificati su un documento facilmente interpretabile per chi non usa i miei stessi riferimenti come piattaforma di trading, back-test ecc) ma preferisco fare un discorso più generale puntando su una questione centrale: l’indicatore, anche usato da solo e sulla base di almeno una delle due indicazioni predefinite di entrata (l’incrocio della linea dei 50 punti, quindi trend-following) non è risultato perdente nel periodo che ho considerato (che, purtroppo, rimane non totalmente affidabile essendo inferiore ai 5 e 10 anni di cui sopra) , seppure non sia stato in grado di dare risultati positivi eclatanti. La stessa strategia di base, semplicemente adattata con un semplice metodo di uscita (a titolo di anticipo rispetto al classico “stop & reverse position”) ha notevolmente migliorato la stessa performance rendendolo, almeno per il periodo in oggetto, di discreto interesse. In aggiunta, uno dei due metodi creati e verificati dopo l’implementazione di almeno due altri strumenti (filtro di entrata e indicatore di uscita) e di una figura grafica per la conferma operativa ha reso il QQE ancora più interessante come base per un metodo in grado di dare buona positività nel periodo considerato. Mi riservo, ovviamente, di effettuare le opportune verifiche su tempi più lunghi e trarne in seguito le dovute conclusioni.

 Non vorrei che l’ultima parte del mio scritto destasse una certa e bonaria ilarità con conseguente sottovalutazione del concetto, permettendo di trarre le fin troppo facili e frequenti conclusioni quali “… certo, se metto insieme tante cose poi viene meno l’inutilità dell’indicatore per merito di altri strumenti usati … ” o “… ovviamente se inserisco uno strumento vincente per il trading è chiaro che anche l’indicatore perdente potrà risultate efficace in un contesto modificato nella sostanza…” ecc. Non ho assolutamente fatto questo, anzi: il QQE è rimasto il principale punto di riferimento per le entrate, gli altri strumenti sono serviti solo in qualità di filtro per la conferma e per anticipare le uscite dalla posizione attiva.

Chiudo sperando che questo mio messaggio sia inteso per quello che è: una critica costruttiva e per nulla definitiva ad un Vostro articolo. Sono pronto a rivedere il mio giudizio generale o in uno o più dettagli alla luce, eventuale, di nuove Vs indicazioni o, eventualmente, qualora riscontrassi, negli ulteriori studi e test di verifica futuri, segnali contraddittori.  Indico, sotto, nome e cognome precisando che non sono in alcun contatto con gli autori dell’indicatore in oggetto né, in alcun modo, con chi lo vende/fornisce a pagamento o dietro corrispettivo alcuno; potete verificare, proprio tramite nome e cognome, chi sono e cosa faccio da parecchi anni a questa parte e mi auguro che ciò possa essere, se non garanzia di affidabilità assoluta, almeno segnale di serietà da parte mia nell’affrontare discorsi come questo.

 

Vi ringrazio per l'opportunità e Vi auguro buon lavoro.

Cordiali saluti

Marco Benzoni

1 ottobre 2013

 

S&P500 - breve termine

 

Indice in fase positiva seppure in ipercomprato e fuori dalla banda superiore; si notano divergenze ribassiste ma ancora da confermare, sia sui valori dell'oscillatore che sui prezzi di dei mercato.

Il ciclo mostra positività anche nell'ultimo periodo, in linea con i prezzi; cambi di tendenza o ritracciamenti si verificano quando l'oscillatore passa sopra/sotto dei  zero o rientra da +/-5 punti e, attualmente, non è in alcuna di queste situazioni.

 

Il canale è saldamente rialzista ed i prezzi si muovono a ridosso della linea si superiore; è in atto una forte divergenza sull'oscillatore di riferimento ma, valori al momento, la figura grafica attende ancora modificazioni di tipo ribassista.

 

 

Altra divergenza questa volta sul MACD, oscillatore tipicamente trend-following; si nota anche come l'attuale movimento sia un'unica onda reale e che, salvo particolari modificazioni alla struttura, il prossimo storno articolato (due o tre più gambe di ribasso) dovrebbe essere occasione di acquisto sulla debolezza.

 

8 marzo 2013

 

Footsie Mib

Una prima panoramica sul nostro indice di borsa principale esclusivamente improntata alla valutazione dei movimenti rialzisti/ribassisti delle quotazioni, evidenzia come l’ampiezza dei movimenti principali, sia positivi che negativi, tenda ad essere ripetitiva e con maggiore considerazione in termini di rialzo o ribasso assoluti (punti indice) che non in percentuale. Qualora le condizioni dovessero ripetersi anche questa volta, ci si potrebbe “legittimamente” attendere, nei prossimi 18/24 mesi un rialzo verso area 21000/22000 e, potenzialmente, nei prossimi 3/4,5 anni valori a ridosso di area 32000/33000 punti circa. Grafico:

 

  La seconda valutazione riguarda, invece, i cicli di mercato e si basa sullo studio congiunto dell’indicatore di prezzo di lungo termine in coincidenza con l’indicatore temporale (sempre di lungo termine); anche in questo caso la visione algoritmica del mercato ci induce a pensare che le probabilità maggiori facciano propendere per la continuazione della positività in atto: non solo l’indicatore temporale è passato in positivo in anticipo rispetto ai minimi realizzati in area 12000 punti, ma sia lo stesso indicatore che l’indicatore principalmente tarato sull’azione dei prezzi di mercato si trovano, attualmente, a coincidere con la loro massima espressione di forza rialzista. In caso di tenuta di area 14500/15000, dunque, gli obbiettivi al rialzo sono, a mio avviso, interessanti ed impegnativi. Grafico:

 

 Lavorando sui valori di mercato del derivato del nostro indice principale (Future) e valorizzando il canale rialzista generato dal movimento positivo che ha caratterizzato gli ultimi mesi, si presume in atto la seconda fase (di completamento) del primo movimento di rialzo dopo i minimi storici realizzati lo scorso anno poco sopra area 12000 punti. Anche su grafico mensile, infatti, è visibile il break-up su figura classica 1-2-3 rialzista, confermata prima parzialmente con la rottura sopra 15950 punti e, successivamente, dal break sopra i 16700 punti. Il fatto permette l’identificazione di tre distinti obbiettivi potenzialmente raggiungibili da questa seconda onda: 18600 punti (primario e più cautelativo), 19100 (intermedio) e, infine, area 21000 (più ambizioso ed eventualmente possibile area di vendita sulla forza se raggiunta proprio dal movimento in atto). Qualora la prima chiusura del ciclo in atto (ciclo minore, per ora) dovesse configurarsi in febbraio i livelli sensibili più interessanti da valutare (supporti e resistenze) potrebbero essere questi:

 

16300-16900 supporto che permetterebbe il mantenimento della positività in atto;

18400-19200 target superiore di recupero da precedenti rotture ribassiste di lungo termine;

19500-20000 parte superiore del canale rialzista in atto dai minimi storici. 

 

Secondo una visione personale globale di quanto sopra, infine, concludo riepilogando: l’eventuale continuazione del movimento in atto, qualora portasse ad uno degli obbiettivi indicati sopra, creerebbe la base iniziale per la ripresa del bull-market di lungo termine; la successiva tenuta di area 14000/15000 circa, su successivo ed inevitabile ritracciamento, dovrebbe consentire alle quotazioni di formare la seconda base (higher low) di tenuta del presunto e suddetto trend in atto e consentire nuovi e superiori target così come proposto nella prima parte dell’articolo.

17 gennaio 2013

 

Footsie Mib: visione ciclica alternativa

La situazione attuale del nostro indice di riferimento principale, dal punto di vista ciclico-dinamico, evidenzia tre fattori tecnici, due dei quali ancora a favore della condizione di negatività (o, eventualmente della negatività-lateralità) ed uno a favore della neutralità-positività. I due fattori  che mettono in risalto l'impronta negativa sono il ciclo ribassista primario ancora impostato negativamente da area 19000 punti e, secondo, l'incrocio ribassista tuttora in essere delle due medie di riferimento e che esprimono, su base mensile, il ciclo di medio e il ciclo di lungo termine (6 e 36 mesi). Il fattore a favore di un primo segnale di chiusura del ciclo ribassista è legato, invece, unicamente alla divergenza rialzista confermata, per il momento, dai valori dell'oscillatore ciclico, mentre ancora manca la stessa conferma sui valori di mercato (presumibilmente da attendere e validare in caso di chiusura sopra l'area indicata a 16700 punti e, successivamente, con il break dei massimi di gennaio). Qualora la conferma non dovesse avvenire si potrebbe prospettare un nuovo ritorno sulla trendline del canale ribassista indicato sul grafico e che più volte ha creato opportunità rialziste di breve-medio termine, fermando, in ogni caso, il movimento negativo in atto. In caso contrario, invece, le possibilità rialziste potrebbero essere di sicuro interesse con due obbiettivi probabili a 22000/23000 ed eventualmente a 24500/25200 punti circa, almeno inizialmente.

4 gennaio 2013

 

Euro/Franco svizzero: realtà o fantascienza?

 

21/12/2012

 

"Buongiorno, cosa ne pensa delle ipo quotate alla borsa di Milano, ne intravede qualcuna che potrebbe dare qualche soddisfazione in futuro escludendo quelle già salite? Vorrei mettere una piccola quota di risparmi in un investimento a rischio ma non andando su azioni classiche né su altre illiquide o che non interessano il mercato da troppo tempo. Grazie per il consiglio." (Email di Luca della prov. di Alessandria).

Ho scelto, tra le ultime IPO, l'unica che non ha performato e, anzi, ha perso rispetto alle prime quotazioni; non perché ritengo che sia ottima o perché debba per forza rivalutarsi ma semplicemente perché proprio il fatto che sia rimasta indietro rispetto ad altri titoli ma che, allo stesso tempo, non abbia avuto un andamento disastroso potrebbe generare interesse in futuro. Altro motivo riguarda i prezzi attuali: utilizzando macd e media mobile classica e di lungo termine abbiamo un prezzo di entrata rapportato ad un eventuale stop-loss sull'investimento decisamente interessante, soprattutto se raffrontato con le potenzialità rialziste del titolo, il che, da sempre, fa di un investimento a rischio elevato un investimento a rischio elevato ma controllato e/o controllabile.

 

21 dicembre 2012

Ftse Mib: visione generale di lungo termine

Il nostro indice di riferimento evidenzia due aspetti interessanti, uno a carattere dinamico, a sua volta diviso in due ulteriori aspetti distinti, l’altro basato sull’analisi algoritmica. L'immagine sotto riporta graficamente quanto esposto di seguito:

 

 

Aspetto dinamico:

 

1)       medie mobili. E’ in fase di incrocio positivo la condizione del mercato legata all’andamento delle medie; in due occasioni, seconda parte del 2009 e prima parte del 2011, le quotazioni hanno tentato di effettuare un break rialzista che, tuttavia, ha mancato la conferma necessaria, creando, in entrambi i casi, ma soprattutto nel secondo, nuove opportunità per i ribassisti di lungo termine. Se questo sarà il terzo falso break oppure, finalmente, la conferma di rottura rialzista lo vedremo all’inizio del 2013 o, al più tardi, entro l’inizio della primavera; questo perché, in tali condizioni, difficilmente un’area di potenziale break direzionale permane tale per oltre 2/3 mesi senza che le quotazioni si decidano a romperla definitivamente invertendo la direzione precedente o ad abbandonarla per riprendere il precedente trend di fondo. In aiuto all’eventuale decisione operativa viene anche un aspetto, seppure minore, a carattere statico: la linea di resistenza intermedia che unisce gli ultimi massimi relativi realizzati dall’indice tra la fine del 2011 e la seconda parte dell’anno in corso; l’eventuale conferma su base dinamica dovrà, quindi, passare anche dalla successiva conferma del livello statico e non è da sottovalutare l’ipotesi che, qualora la prima dovesse arrivare velocemente, il contatto dei prezzi con la resistenza statica possa generare, all’interno della nuova fase positiva agli esordi, un ritracciamento più o meno contenuto sui nuovi supporti che si saranno venuti a formare nel frattempo.

 

2)       Canale direzionale. Fa riferimento al canale ribassista di lungo e lunghissimo termine che ha guidato, in questi ultimi anni, il mercato fin sui minimi che, ovviamente discendenti, hanno sempre individuato importanti aree di supporto dalle quali le quotazioni hanno effettuato generosi rimbalzi. I minimi del 2009, quelli di fine 2011 e i minimi annuali del 2012, infatti, hanno tutti quasi perfettamente incrociato la trend-line inferiore e guida del canale stesso, indugiando maggiormente proprio sul minimo più recente che, oltretutto, ha quasi coinciso con il minimo del 2009, realizzando, al momento, un potenziale doppio minimo di lungo periodo ancora in via di formazione.

 

 

Aspetto algoritmico:

 

1)       Aspetto primario. L’oscillatore di riferimento evidenzia come, generalmente, l’attraversamento dei valori con la linea dello zero coincidano con un cambiamento di tendenza del mercato; come la maggior parte degli indicatori di tipo “non aggressivo”, lo stesso mostra tali segnali a titolo più di conferma che di possibile segnale anticipatorio, il che si traduce, ovviamente, in eventuali entrate direzionali a movimento già iniziato e, dunque, non più vicino al minimo/massimo di periodo. Il vantaggio, tuttavia, è che spesso l’accettazione di un prezzo di entrata peggiorativo permette di evitare costosi stop loss o, eventualmente, lunghi periodi di immobilità del capitale causato sia da inattività delle quotazioni (trading range di lungo periodo) che da perdite virtuali più o meno gravi e determinate dai falsi break creati quasi sempre ad hoc dai professionisti internazionali di grande spessore finanziario. In questo caso, la conferma della rottura rialzista è già avvenuta e l’oscillatore ha proposto una posizione long da area 16000 punti.

 

2)       Aspetto secondario: divergenze. Anche in questo caso, il più delle volte l’oscillatore può dare indicazioni di una certa valenza che, a mio avviso, sarebbe meglio considerare più come opportunità di uscita dalla posizione in essere, ovviamente con segnale contrarian, che non per entrate a carattere maggiormente speculativo (rispetto alle entrate effettuate con l’utilizzo dell’aspetto primario). L’ultima divergenza utile si è manifestata con l’indicatore che ha fatto segnare minimi consecutivamente superiori, in contrasto dunque con i prezzi di mercato, alla fine del 2011 e a metà del 2012; i valori dell’oscillatore stesso hanno già confermato la divergenza rialzista, per quanto riguarda le quotazioni del mercato, invece, la stessa si dovrebbe avere con una salita anche oltre area 17000 punti circa.

 

 

Conclusioni: il nostro indice si sta preparando a dare una svolta al trend di lungo periodo; le prime avvisaglie e qualche conferma positiva le si possono già notare anche se, la chiusura dell’anno in corso e l’eventuale incapacità di uscire subito al rialzo (entro la fine di gennaio, a mio avviso) sopra i 17000 punti (validità principalmente in close), potrebbe relegare il movimento di medio periodo entro un’area di prezzo atta più a creare condizioni di lateralità, seppure ampia, tra valori potenzialmente “appetibili” per i rangisti e rilevabili tra 15000/15300 e 17000/17500 punti. Nel primo caso (break immediato e consolidato), dunque, sarà possibile l’entrata long sopra la resistenza o, più cautelativamente, su ritorni tra 16000 e 16500 punti a seguito del break, nel secondo caso, invece, sempre che ci sia stata anche la conferma dinamica, sarà possibile provare entrate a ridosso dell’area inferiore del range indicato, quindi tra 15000 e 15500 punti circa. L’assenza di conferma rialzista, soprattutto se accompagnata, come conseguenza, da una chiusura mensile sotto 15300 punti potrebbe creare ulteriore negatività in direzione dei 12000 punti ed eventualmente dei 10500/11000 punti (al momento l’opzione ribassista estrema appare meno probabile, il range e la possibilità rialzista si dividono equamente le possibilità; il mese di gennaio/febbraio dovrebbe svelare meglio le reali intenzioni del nostro mercato per il 2013/2014).

 

20 dicembre 2012

Fib weekly: una velocissima analisi di medio termine sul nostro derivato:

 

Come si può facilmente vedere i prezzi di mercato sono, attualmente e da cinque/sei settimane circa, in condizioni di trading range in un'area di prezzi ampia circa 1000 punti, tra 15000 e 16000 punti;sono queste le situazioni nelle quali gli indicatori di tendenza spesso falliscono la previsione e, pertanto, la migliore analisi riguarda lo studio della configurazione grafica. Per provare a identificare il prossimo movimento direzionale di una carte consistenza, dunque, occorrerà che le quotazioni mostrino prima un break al di fuori dell'area indicata e, solo successivamente, la conferma dello stesso potrà darci indicazioni migliori in merito. Le stesse medie, incrociate ancora positivamente per quanto riguarda lo studio direzionale, non chiariscono in modo inequivocabile l'attuale dinamica dei prezzi, essendo questi ultimi incastrati all'interno delle stesse e evidenziando chiusure alternate ora sopra ora sotto la media più veloce, indice di incertezza generale. In arrivo, a breve, un set-up temporale ciclico di media importanza (successivo valido la settimana del 21 dicembre) che, seppure non principale, potrebbe dare una svolta al mercato, almeno per quanto riguarda il breve-medio o, eventualmente, il medio termine; lo stesso è atteso a cavallo della metà del mese corrente, una settimana più o una settimana meno, eventualmente, come slittamento naturale possibile e qualora rispettato, l'eventuale direzionalità potrebbe portare le quotazioni, in caso di negatività, almeno in area 113500/14000 punti o, in caso di positività, verso i 17500/17800 punti circa.

8 novembre 2012

 

 

"Salve, innanzitutto la ringrazio per l'ottimo lavoro che svolge, di grande aiuto a me e molti altri........ Le scrivo per richiederle un suggerimento. Io opero esclusivamente su titoli del ftse mib in operatività intraday utilizzando grafici di TF a 5 minuti e 15 minuti. Potrebbe consigliarmi quale settaggio sarebbe più idoneo ad esempio su titoli come UCG o ISP per le medie mobili semplici (breve,media e lunga) per grafici a 5 e 15 min? La ringrazio anticipatamente (Fabio D.)"

Personalmente non credo esista un settaggio ideale per lavorare sulle medie mobili ma, piuttosto, volendo usarle come strumento principale per fare trading, penso che dipenda molto dalla "sensibilità" nonché dall'attitudine al rischio o meno del trader; come ho già scritto in passato; essendo la media mobile niente altro che un insieme mediato di valori di mercato già verificati e che, dunque, non possono dare alcun aiuto sui futuri movimenti del mercato stesso, appare chiaro che la stessa lavora con giustificato ritardo sui prezzi del mercato stesso. E’ chiaro, tuttavia, che essendo uno strumento utilizzato da piccoli, medi e grandi traders, con particolare riferimento alla definizione di tendenza di fondo, la psicologia umana fa si che lo strumento, in determinate condizioni che agli stessi traders appaiono chiare, diventi base per l’operatività e, dunque, assuma una certa importanza. Mi riferisco, in particolare, al fatto che l’identificazione di un trend come positivo perché i prezzi del titolo o di un altro strumento finanziario sia sopra una o più medie e la/e stessa/stesse sia/no a sua/loro volta sopra altre medie di più lunga durata (in base ai parametri scelti) o, viceversa, negativo (a condizioni invertite) crea, a livello psicologico, un atteggiamento di massa maggiormente indirizzato a effettuare operazioni long piuttosto che short o viceversa, in coincidenza con il presunto trend. In base a questo, dunque, ritengo che le medie mobili possano avere una valenza a livello operativo, ma non come strumento predittivo né sufficientemente obbiettivo nel chiarire la reale tendenza di mercato, perlomeno non se utilizzato da solo (una o più medie, intendo). Detto questo, pubblico alcuni grafici intraday sul titolo unicredito, giustificando l’utilizzo delle varie medie mobili con determinati parametri piuttosto che altri, pur rimanendo sullo stesso timeframe.

 

In questo grafico, come si può vedere in alto a destra, utilizzo medie a 8, 16 e 32 periodi associandole a un oscillatore ciclico storico e di ben noto funzionamento: il sine wave di John Ehlers. La posizione a mercato viene presa quando c’è coincidenza tra l’operatività con le medie mobili e quella con l’oscillatore, motivo per cui quando le tre medie saranno incrociate al ribasso e l’oscillatore avrà cambiato direzione, a sua volta, con un incrocio ribassista si potrà entrare short sul mercato, viceversa in caso di combinazione long. Le medie in questione sono abbastanza veloci, soprattutto le prime due (8 e 16 periodi) e presuppongono, quindi, preferibilmente un tipo di operatività intraday classica (o quasi, diciamo di brevissimo termine e max 1-2 giorni), dato la facilità con cui cambiano direzione e la frequenza degli incroci.

 

In questo secondo grafico le due medie più veloci sono simili a quelle dello studio precedente mentre la media di controllo è decisamente più lenta, la “canonica” 50 periodi. Quest’ultima, infatti, dovrebbe maggiormente evidenziare la tendenza in atto o meno, delineando anche una sorta di supporto/resistenza dinamica sui prezzi, mentre l’incrocio tra le altre due potrebbe rappresentare un segnale alternativo, complementare o di conferma alla tendenza in atto. L’utilizzo della media più lenta è giustificata dal fatto che, a differenza di quanto visto sopra, l’indicatore ausiliario, il macd (12,26,9 periodi) è sicuramente più cauto rispetto al sine wave.

 

 

 

 

Per quanto riguarda i grafici che seguono le medie utilizzate sono a “più ampio respiro”, includendo periodi temporali a 20, 50 e 200 (o associando la 10 alla 20 alla 50 o alla 100) valori classici nell’analisi tecnica e, dunque, frequentemente utilizzati dai traders (la 50 e la 200 sono, generalmente, ben visionate dai market maker e trader che lavorano con capitali elevati e le utilizzano spesso come pivot dinamici di controllo del trend).  

 

Nel primo caso è evidente la funzione di definizione del trend da parte della media più lunga; le altre due vengono utilizzate, in coincidenza (incrocio tra le stesse) o separatamente (incrocio di una o di entrambe con i prezzi di mercato) per l’operatività se la stessa risulta in linea con il trend definito dalla media lunga.

 

Nel grafico successivo, invece, l’operatività prevede acquisti e vendite sui livelli che le medie definiscono quali supporti e resistenze dinamiche, filtrando, grazie alla media più lunga, le operazioni in direzione del trend, o presunto tale.

 

Anche in questo caso, associando le resistenze date dalle medie agli eventuali incroci tra medie e tra medie e prezzi di mercato è possibile operare con una certa logica.

 

Non  vanno mai dimenticate le fase laterali, frequenti sui mercati azionari, sia intraday che su base giornaliera, che rappresentano il vero spauracchio di qualsiasi strumenti tipicamente votato al trend-following. Per questo, come ho scritto all’inizio, le medie da sole rischiano di diventare un’arma a doppio taglio se usate con troppa “facilità”, mentre associandole a indicatori di momentum possono filtrare o essere filtrate dagli stessi indicatori per una migliore e più redditizia, percentualmente parlando, operatività.

26 ottobre 2012

 

"Buonasera, leggo sempre con molto interesse la sua analisi sul future dell'indice italiano sul suo sito. Non mi è chiara la distinzione tra supporto (o resistenza) indiretta e diretta alla quale lei fa riferimento a volte. Potrebbe gentilmente spiegarmela? la ringrazio sentitamente e ancora complimenti per l'analisi precisa e sempre molto puntuale." (Gian Marco),

In effetti do sempre per scontato, erroneamente, che chi legge un'analisi scritta da me sia abituato ad utilizzare alcuni termini (fortunatamente sono eccezioni, solitamente utilizzo termini tradizionalmente conosciuti dai traders) non propriamente tecnici bensì personalizzati e che mi permettono di identificare velocemente una condizione assoluta. E' il caso riportato nella mail del lettore e che provvedo a spiegare velocemente qui sotto (il concetto è banale e la spiegazione riconduce ad una situazione classica in analisi tecnica ma che, non identificata nel mio report in modo canonico, può originare dubbi più che giustificabili in merito). Le due immagini pubblicate (la prima creata ad hoc per semplificare la spiegazione, la seconda su dati reali del fib) permettono di chiarire il concetto:

 

Supporti e resistenze diretti sono valori (statici o dinamici) che normalmente definiscono livelli di particolare interesse per gli operatori, nel breve ma anche nel medio e lungo termine (generalmente, questi ultimi, maggiormente affidabili per identificare il trend di fondo). Qualora il mercato indugiasse, due o più volte, su un particolare livello senza riuscire a romperlo in modo deciso e in via definitiva, automaticamente si potrebbe identificare, sul livello stesso, un supporto/resistenza di un certo valore e che, presumibilmente, anche in futuro potrebbe avere un ruolo più o meno determinante nella dinamica dei prezzi. Qui sopra dovrebbe essere ben chiaro il concetto: le semirette rosse e verdi rilevano quei valori che sono stati interessati dalle quotazioni in più di un'occasione e che, in tutte le occasioni stesse, hanno costretto i prezzi di mercato su valori inferiori (se resistenze) o superiori (se supporti), almeno in prima istanza e/o temporaneamente; le stesse, come si può ben notate, proseguendo sul grafico, vanno a creare nuovi punti di potenziale interesse che, per quanto riguarda i valori assoluti, sono sempre gli stessi ma, dal momento successivo al break confermato in avanti, modificano la loro struttura per quanto riguarda il futuro interesse da parte del trader: da resistenze (dirette) diventano supporti (indiretti) e da supporti (diretti) diventano resistenze (indirette). In caso di ritracciamento (il classico pullback) è accettabile entrare (o rientrare) nella direzione del precedente break utilizzando le strategie valide per l'occasione.

Qui sotto, più esempi concreti rilevabili negli ultimi mesi direttamente sul nostro future, con più supporti e resistenze diretti e indirette, valori statici e valori dinamici:

L'immagine grafica dovrebbe chiarire ulteriormente il concetto: quando i prezzi si avvicinano dal basso ad una trendline ribassista o a un livello statico rappresentato da due o più max precedenti ed in linea si configura, a livello personale, una classica resistenza diretta; viceversa, quando si avvicinano dall'alto ad una trendline rialzista o a un livello statico rappresentato da due o più minimi precedenti ed in linea parlo di supporto classico diretto. Invece, quando i prezzi ritornano su valori che hanno delimitato una precedente resistenza o un precedente supporto dopo che è stato rotto al rialzo o al ribasso, ecco che si configurano un supporto ed una resistenza indiretti da classico pullback.

23 ottobre 2012

 

"Caro Marco, non è la prima volta che chiedo un tuo consiglio o lumi su qualcosa inerente il trading e lo faccio anche stavolta, convinto che come sempre mi concederai la tua disponibilità. La questione è questa, in poche parole: da qualche anno (poco meno di tre) utilizzo un sistema overnight che lavora sul fib; non è propriamente stop e reverse però sta molto a mercato ed esce in meno occasioni di quante ne faccia in s&r e ovviamente va molto meglio quando il mercato va forte in una tendenza e perde frequente quando si muove in trading range, normale per questo tipo di sistemi. Il problema ora è questo: mi è arrivata una email, dopo un periodo abbastanza brutto che non di era mai verificato prima sia per numero di perdite che per somma delle stesse, che diceva che il sistema sarebbe stato modificato solo nella durata dei parametri usati per le medie mobili che usava, per cercare di limitare i danni nei periodi bui ecc. Questo succedeva a gennaio, dopo circa 5/6 mesi di batoste numerose e pesanti. Da quel momento in poi però, anche se non è peggiorata ulteriormente la cosa, ho notato che il comportamento del sistema è nettamente diverso: entra in situazioni completamente diverse da prima e non mi sembra riconducibile ad un comportamento che si vede quando si allunga o accorcia una media mobile. La stessa cosa per le uscite, più facili e molto più frequenti. Cosa ne pensi?"

Per prima cosa preciso che quanto detto in seguito riguarda le mie impressioni personali in merito al discorso e, soprattutto, in senso generale, non conoscendo né il sistema in oggetto né il suo creatore e gli esempi riguardano i miei trading system che, ovviamente, conosco molto bene e posso manipolare con assoluta cognizione di causa, a differenza di sistemi di terzi. Comunque, il discorso a mio avviso non sta molto in piedi; un sistema di trading che si basa su indicatori, oscillatori, pattern e/o altro, con regole precise sia di entrata che di uscita, può, eventualmente, essere integrato, nel tempo, da uno o più filtri operativi in grado di rendere più o meno flessibili tanto le entrate quanto le uscite dalla posizione in essere, ma la modifica dei parametri che ne regolano il funzionamento a seconda di come, nel periodo considerato, lo stesso sistema funziona (nel senso di risultati sfavorevoli rispetto a periodi precedenti) non dovrebbe alterare significativamente i risultati finali del periodo stesso. Certo, se si "rallenta" l'operatività è possibile che si facciano meno operazioni ma, generalmente, a parità di regole e di struttura di base, a lungo andare alcune operazioni avranno un migliore risultato e, al contrario per il sistema reso più veloce, il maggior numero di operazioni, seppure condizionato da inevitabili e più numerosi stop, dovrebbe garantire una migliore performance operativa cumulativa. Questo non significa che per forza di cose in un periodo di tempo sufficientemente lungo i risultati siano perfettamente identici ma, presumibilmente, non ci dovrebbe attendere due performance nettamente differenti; qualora ciò accadesse, sempre a mio avviso, il sistema in oggetto potrebbe aver subito modificazioni sostanziali e, soprattutto, strutturali.

Tanto per dare un'idea più precisa di quanto ho affermato sopra, posto qua sotto quattro grafici, due per ciascun sistema di mia creazione: l'MB average trend e l'MB trending. I primi due grafici rappresentano l'ultimo periodo di trading sui due ts con parametro temporale a 10, mentre i due successivi presentano lo stesso periodo ma con parametro temporale degli indicatori di base raddoppiato rispetto ai precedenti, quindi a 20. Il risultato è indubbiamente differente ma, come spiegato sopra, non totalmente disallineato e tanto le entrate quanto le uscite si sviluppano con una certa similitudine, non solo in relazione ai pattern grafici che soddisfano le aspettative dei sistemi ma anche nei tempi di esecuzione.

 

 

 

E' abbastanza evidente che le differenze non sono così rilevanti come da aspettative del lettore; è anche chiaro, per esempio, che le probabilità che in tempi di laterale insistito così come in periodi di forti trend direzionali queste divergenze possano ampliarsi per ovvi motivi ma, come sostenuto nei commenti precedenti, la performance di lungo periodo dovrebbe mantenere una costanza di risultati senza particolari eccessi da una parte o dall'altra. Questo, beninteso, quando si ha a che fare con sistemi robusti per natura, a prescindere dall'alternanza delle performance di breve e medio periodo.

5 ottobre 2012

S&P500

Di seguito quattro diverse visioni del principale indice azionario americano; tutti mostrano la tendenza positiva del mercato, i supporti di breve, medio e lungo termine e le eventuali resistenze che sta approcciando proprio in questo periodo.

 

Giornaliero Settimanale Mensile Mensile

 

21 settembre 2012

 

Fib - breve periodo

Direttamente sul grafico sono evidenziati i livelli che ritengo più interessanti e la cui tenuta potrebbe portare il mercato ancora più in alto, con primo obbiettivo superiore tra 16850 e 17000. I valori di supporto indicati con i segmenti rossi qualificano aree spartiacque di una certa valenza e la loro rottura (confermata, laddove richiesto come da indicazioni sopra), rischierebbe di generare un movimento contrario di ritracciamento (sotto i primi due livelli) o di inversione (sotto il terzo inferiore).

14 settembre 2012

 

Euro/Dollaro

Una velocissima analisi ganniana sul cambio indicato in oggetto: non segue commento, valori e possibilità future si leggono chiaramente nell'immagine grafica sotto.

9 agosto 2012

 

Le borse, lo spread, Draghi e i fraintendimenti (o le menzogne??)

Ieri, giovedì 2 agosto, dopo una settimana, circa, di rialzi forti e veloci, si è registrata una giornata nerissima, con gli indici che, ad un certo punto, sono passati da +2/+3% a -4/-5% nel giro di una o due ore al massimo. Mi piace vedere e commentare tecnicamente e personalmente la cosa, perché quanto non è possibile spiegare con i grafici talvolta è possibile farlo con ... un po' di malizia. Vediamo l'aspetto tecnico su un grafico orario:

Cosa si può notare graficamente? Per prima cosa l'indicatore, essendosi girato negativamente, evidenziava un'anomalia sull'ultimo rialzo, mostrando quindi una sorta di divergenza ribassista; lo stesso indicatore (proprietario) non è certo infallibile ma, in situazioni nelle quali è assistito da altri valori di una certa importanza, funziona bene. E, a ben vedere, con le trend-line su max e minimi di periodo il quadro cominciava ad assumere connotazione più realistica. Detto fatto: resistenza sulla trend-line superiore in condizione di divergenza ribassista e rimbalzo preciso su quella inferiore. Sono indicate anche altre valutazioni grafiche, statiche e dinamiche, che possono aiutare l'analisi quali canali rialzisti/ribassisti, figure grafiche, supporti/resistenze statiche.

Cosa posso dire, personalmente? Il tutto si è verificato dopo le parole di Draghi (sia il rialzo che il ribasso, beninteso), il superuomo alla guida della BCE, il quale pochi giorni fa ha dichiarato che avrebbe sostenuto, grazie al suo ruolo e a quello della banca centrale, l'euro e la finanza dei paesi dell'area in difficoltà. Le borse, in gran rispolvero, sono salite con movimenti positivi a due cifre in pochissimo tempo, passando, nel caso del Fib, per esempio, da poco sopra 12000 punti ai 14000 (16-17% tra max e minimi!) e passa di ieri. Quindi, ieri pomeriggio, lo stesso Draghi sostiene di essere stato ... frainteso!! E giù tutto, perdite di 7-8 punti percentuali in mezza giornata.  Più o meno, ha detto che ...le sue stesse parole di una settimana prima avevano creato determinate aspettative sul mercato, e che proprio la creazione di queste aspettative era ciò a cui lui, come presidente della Bce, in effetti mirava. Pensateci e, soprattutto, rileggete il concetto appena espresso, perché a pensar male si fa peccato ma, talvolta, ci si azzecca: cosa può significare che qualcuno con tale enorme potere decisionale prima dica chiaramente che sosterrà l'euro e i bond dei paesi in difficoltà e poi, tutto d'un tratto, che in realtà le cose starebbero in altro modo? Nel senso, facendo semplicemente un sogno (o incubo, a seconda di dove lo si guarda): se io potessi, dicendo una cosa, creare un rialzo di borsa a due cifre in qualche giorno e poi, in un sol giorno, creare un contrario movimento con tale velocità e consistenza, è anche legittimo pensare che lo possa architettare ad hoc?

Chissà, ma sicuramente è solo un pensiero maligno senza fondamento partorito dalla mia mente contorta; del resto, come sarebbe possibile una tale "scorrettezza" quando, in Italia soprattutto, siamo abituati a sfornare gentiluomini a 360°, politicamente e finanziariamente parlando??

3 agosto 2012

 

"Buongiorno. Volevo chiederle: a parte l'incrocio con la sua media mobile e le classiche divergenze rialziste o ribassiste secondo lei c'è qualche altro modo per lavorare sui titoli usando il macd? Grazie e buon lavoro." (Andrea della prov. di Modena)

Un altro modo ci sarebbe, a mio avviso, ma serve prevalentemente per valutare il trend di medio periodo e, dunque, dovrebbe forse essere utilizzato come supporto ad altre strategie di brevissimo, breve e breve-medio periodo, considerando che, altrimenti, si rischierebbe di entrare in posizione con stop di protezione decisamente elevati nella maggior parte dei casi. Si tratta di tracciare dei canali (rialzisti o ribassisti) sull'oscillatore e, sulla base degli stessi, verificare la tenuta ma, soprattutto, la potenziale interruzione del trend con conseguente inizio di un movimento contrario che, se preso per tempo, generalmente permette di ottenere i migliori guadagni. Siccome una figura vale sempre, o quasi, più di mille parole pubblico il grafico di esempio qui sotto e rimando allo stesso una migliore e più lineare spiegazione del concetto:

1 agosto 2012

 

Fib di medio termine

Minimi storici, un'altra volta, per il nostro derivato che, per la terza volta in circa tre anni e mezzo e per la seconda volta consecutiva negli ultimi 8/9 mesi, scende fino a toccare l'area tra 12000 e 13000 punti. E' chiaro, e lo era anche prima che ci arrivasse nel 2009, che un livello rappresentante un estremo storico (stiamo parlando di 14-17 anni fa, nonché prima quotazione del derivato) una sua importanza ce la dovrebbe avere e, quasi inevitabilmente, una volta arrivati lì le probabilità di continuazione direzionale sono certamente inferiori a quelle di un possibile laterale o di un rimbalzo più o meno importante. Così si è verificato nelle precedenti occasioni ma la storia si ripeterà anche questa volta? Tecnicamente il nostro derivato rimane in una condizione di evidente negatività di breve, medio e lungo termine ma, in questo ultimo periodo, sta mostrando una situazione di possibile ipervenduto; l'area nella quale porre in essere acquisti per un'ottica di medio periodo potrebbe essere quella compresa tra 12070 e 12550 punti, livello toccato più volte anche negli ultimi periodi e che coincide, ovviamente, anche con il minimo storico di cui sopra. Questo, sia chiaro, in caso di acquisti sulla debolezza e senza alcuna potenziale conferma di un possibile cambiamento del trend sottostante ma, indubbiamente, una tale operatività permetterebbe un rapporto rischio/rendimento abbastanza interessante; infatti, in caso di chiusura su barra weekly sotto il limite inferiore (12070) il long dovrebbe essere cautelativamente abbandonato e si dovrebbe nuovamente attendere pivot idonei sulla base dei quali riformulare l'analisi. Qualora si volesse attendere una dimostrazione di forza, invece, l'area tra 14500 e 14600 punti rappresenta quasi sicuramente un buon livello sul quale fare affidamento: una chiusura settimanale al di sopra di questi valori potrebbe dare spinta al mercato ma, con un'operatività di questo tipo, lo stop-loss cautelativo assumerebbe ovviamente una consistenza importante (salvo che si ponga in essere un'operatività con opzioni a medio termine il che permetterebbe di ridurre certamente il rischio finanziario). In conclusione: l'area tra 12000 punti e 14600 punti circa potrebbe rappresentare la finestra più interessante per l'immediato futuro nonché trampolino di lancio, in caso di conferma adeguata come descritto sopra, per un movimento rialzista contro il trend principale di lungo termine.

27 luglio 2012

 

International Paper Co. (Nyse)

Il titolo è uscito al rialzo da una non particolarmente lunga fase di congestione, situazione che potrebbe quindi indicare accumulazione dopo un discreto movimento di ritracciamento da livelli superiori (36/37 $ circa sui massimi). A mio avviso il break dovrebbe consentire, almeno in un primo momento, il raggiungimento dell'area 33/33,5 $ circa ma, nell'ottica di rimanere in una condizione di rapporto rischio/rendimento ottimale, preferirei acquistare sulla debolezza al primo storno utile, soprattutto qualora si verificasse dopo aver toccato o almeno avvicinato la fascia di prezzi appena descritta e, possibilmente, a ridosso di uno dei due supporti indicati graficamente dai due segmenti verdi (appena sotto 30 $ o poco sopra i 31 $). Primo obbiettivo, eventualmente, tra 34,2 e 34,8 $. Area 28 $ potrebbe essere lo stoploss iniziale, da aggiornare in seguito in base ai futuri e conseguenti movimenti del titolo stesso.

19 luglio 2012

 

ENI - Enersis SA (Nyse)

Titolo a un bivio di sicuro interesse: i prezzi si trovano a scontrarsi con una trendline ribassista ex-supporto anche se l'obbiettivo del break down è già stato raggiunto a suo tempo con precisione svizzera, mentre sopra, poco più in alto dell'attuale quotazione, la trendline principale di resistenza è in agguato. Considerando la positività del macd e dell'obv in questo periodo e il fatto che il trend di breve sia ben impostato, l'eventuale superamento della stessa mostrerebbe forza e nuove possibilità rialziste di medio periodo. Anche l'incrocio delle medie è, al momento, favorevole, motivo per cui qualora coincidessero tutte le condizioni illustrate per la futura positività direi che l'eventuale ritracciamento sulle medie dopo il break up della trendline sarebbe, potenzialmente, il migliore invito all'acquisto.

17 luglio 2012

 

Fib di breve periodo

Solo un aggiornamento alla precedente e periodica analisi del fib per quanto riguarda il breve periodo (precedente commento del 1 giugno 2012: "[..] Un eventuale break rialzista, nei prossimi giorni, sopra 13100/13200, invece, potrebbe creare simultaneamente un alleggerimento della pressione ribassista e le premesse per un possibile rimbalzo. Chiare divergenze dal MACD e dal Detrend PO che, tuttavia, continuano a necessitare delle dovute conferme dai prezzi di mercato, conferme che, pur avvicinandosi parecchio negli ultimi tempi, ancora non riescono a definire la condizione stessa.")

Attualmente, dunque, i massimi sono stati abbastanza interessanti, sopra la resistenza indicata appunto a 13100/13200, con punte a 14500 punti circa; il ritracciamento che ne sta conseguendo potrebbe ora creare i presupposti per un rilancio delle quotazioni in futuro, sempre che la discesa non intacchi proprio quel livello rilevato a 13100 circa (valori di chiusura, estensione massima concessa intraday a 12900/12950 punti).

 

11 luglio 2012

 

Rosetta Stone Inc. (Nyse)

Classico esempio di lateralità dopo un massimo di periodo, con le quotazioni che, dopo un primo ritracciamento, hanno tentato quasi subito di recuperare e creare i presupposti per un nuovo break rialzista, fallito proprio al contatto con il massimo precedente. Quello che segue, come si può ben vedere dal grafico, è la netta diminuzione della volatilità evidenziata dall'appiattimento delle due medie di breve periodo e dal restringimento del canale delimitato dalle BB. Le linee statiche che uniscono i massimi ed i minimi di questo trading range risultano in linea proprio con i valori delle BB, o quasi, creando supporto e resistenza sui quali i rangisti operano, normalmente, con entrate il cui target temporale e finanziario risulta generalmente molto limitato. Non fa eccezione l'oscillatore di momentum: in tali situazioni, infatti, tende a mantenersi nei pressi della mediana e ogni incremento/decremento è, generalmente, effimero.

Per cercare di sfruttare nuovi movimenti direzionali, tanto più interessanti quanto più, presumibilmente, le quotazioni rimarranno in range, occorrerà quindi fare attenzione ad un movimento più deciso dell'oscillatore di momentum, di un break sopra/sotto la resistenza/supporto da parte dei valori di mercato e, infine, ad una deviazione con una certa pendenza sulle BB.

9 luglio 2012

 

Bund daily

Il derivato obbligazionario si sta portando a ridosso di un livello statico, potenzialmente supporto di breve-medio periodo, determinato dalla fascia di prezzi che, per parecchio tempo, ha condizionato il mercato creando un'ampia fase di trading range compresa tra 137 e 140 punti circa. Dopo il break della trendline rialzista e l'inversione sullo stocastico, infatti, i corsi hanno cominciato una decisa discesa che, almeno per ora, si inserisce in un canale ribassista criticamente ripido; la continuazione, specialmente in caso di mancata tenuto dello statico di cui sopra, potrebbe contribuire ad affossare ulteriormente le quotazioni che avrebbero, dunque, come presumibili obbiettivi di breve termine area 138,5/139 punti (supporto che, tra l'altro, combacia con un lap rialzista tuttora aperto) e, inferiore, area 135,5/136 punti circa. In verde, a partire dal massimo di periodo, è visibile la trendline discendente che, fino ad ora, ha tenuto sugli attacchi dei compratori, denotando come, nella realtà, ogni rimbalzo sia stato unicamente dovuto a ricoperture su operatività di breve e, soprattutto, brevissimo termine; un eventuale break confermato sopra di essa o, in alternativa o in coincidenza con lo stesso break, un ritorno sopra 142/142,5 potrebbe, invece, riportare il sereno tra gli operatori, per nuovi target a 144/144,5 e 145,5/146,2 almeno. Da aggiungere che, negli ultimi giorni, si sta preparando una divergenza rialzista sull'oscillatore, situazione ancora da confermare sullo stesso e, in seguito, sui prezzi di mercato.

29 giugno 2012

 

S&P500 di breve periodo.

Nessun commento specifico, solo la pubblicazione del grafico su base giornaliera per indicare la situazione attuale e la possibilità che entro qualche giorno si possa verificare una scadenza temporale in grado di creare i presupposti per un'inversione almeno temporanea.

 

27 giugno 2012

 

"Gentili signori di Dimensionetrading, visto che dal sito viene evidenziato un certo interesse per la teoria di Gann vorrei sapere come mai, tra le altre cose, non trovo nulla in merito a ricerca o esempio sul Gann-trend-oscillator che dovrebbe essere di grande utilità per lavorare in direzione del trend appunto. Attendo una spiegazione in merito".

Per prima cosa noto che manca qualsiasi riferimento all'autore della mail e alla località da cui proviene lo stesso, cosa che ho sempre chiesto, cortesemente, giusto per avere un minimo di riferimento per ciascun messaggio a cui rispondo (la casella non indica alcun nome o cognome e tantomeno una città/paese ecc.). In futuro, per favore, metteteci un nome di battesimo ed una provincia o comune, non è difficile e non richiede impegno particolare ma rende meno fredda e impersonale la mail stessa. Grazie.

In merito al contenuto del messaggio: non c'è una spiegazione particolare al quesito, semplicemente non ho mai ritenuto di primaria importanza scrivere un articolo sull'oscillatore in oggetto, anche perché, a mio avviso, il suo utilizzo senza l'adozione di una strategia che implementi regole supplemenari, altri oscillatori o pattern grafici, pur essendo di facile applicazione, non credo sia semplice da seguire, finanziariamente e psicologicamente. In ogni caso, nel documento qui allegato si può vedere una succinta spiegazione ed un possibile utilizzo grezzo dell'indicatore stesso. Gann Oscillator

5 giugno 2012

 

Fib di breve termine

Il FIB rimane in condizione di evidente negatività all'interno del canale di discesa che ha portato, nelle ultime settimane, a far segnare nuovi minimi anche sotto area 13000 punti. In questo momento, sui minimi tra 12000 e 13000 punti appunto, il mercato si trova a lavorare sia su un livello dinamico di lungo periodo, di importanza inferiore ma, comunque, potenzialmente ancora sensibile per gli operatori, sia su un'area di potenziale supporto statico, più interessante per il breve periodo che altro, e che va inquadrata tra i 12300/12400 punti e 12800/12900 punti circa: una chiusura sotto questi valori potrebbe compromettere ulteriormente la "salute" già malandata del nostro derivato e costringere le quotazioni  nuovi ribassi in direzione, inizialmente, degli 11000/11500 punti almeno. Viceversa, un eventuale recupero creerebbe opportunità di rimbalzo almeno verso i 13400/13500 punti ed in caso di maggiore forza anche 14000/14200 punti circa. In caso di rottura dei minimi ultimi (12630) senza tuttavia che si crei la condizione di massima negatività descritta sopra, sarà opportuno valutare la potenziale divergenza rialzista che sta tentando di creare il Money Flow I. e che potrebbe favorire, su tenuta dei supporti, il rimbalzo stesso.

 

Per quanto riguarda il brevissimo termine, fermo restando la tendenza di fondo chiarissima anche a livello grafico, si nota come, anche negli ultimi giorni, il mercato abbia rotto l'ennesimo triangolo che, a questo punto, risulta di continuazione ribassista; gli obbiettivi più immediati sarebbero, dunque, 12500/12550 ed eventualmente 12100/12200 punti circa, mentre la prima resistenza si qualificherebbe ora a 13000/13050. Un eventuale break rialzista, nei prossimi giorni, sopra 13100/13200, invece, potrebbe creare simultaneamente un alleggerimento della pressione ribassista e le premesse per un possibile rimbalzo. Chiare divergenze dal MACD e dal Detrend PO che, tuttavia, continuano a necessitare delle dovute conferme dai prezzi di mercato, conferme che, pur avvicinandosi parecchio negli ultimi tempi, ancora non riescono a definire la condizione stessa.

1 giugno 2012

 

Dax index: il più forte?

E' fuori discussione che l'indice tedesco sia il migliore in Europa da anni a questa parte, così come lo è quest'anno, soprattutto alla luce delle performance (si fa per dire) degli indici francesi, spagnolo, italiano e, via via, tutti gli altri. E allora mi vien da pensare che, soprattutto in borsa, quasi mai quel che si vede fin troppo bene corrisponde alla realtà o, per meglio dire, è destinato a durare a lungo. E, dunque, se lo stesso Dax index, alla fine, decidesse di scendere ancora un po' in questo periodo, per fare un minimo, diciamo, intorno al mese di luglio e, dopo un successivo, veloce e discreto rimbalzo, riprendesse a scendere questa volta ampiamente e in modo tanto risoluto da riproporre la tipica speculazione già vista e, spesso, sofferta negli ultimi anni? Ragionando in termini macro, seppure superficialmente, essendo un campo dove, riconosco, non ho grandi possibilità di competere: se la Germania decidesse, finalmente, di aiutare a braccia aperte i paesi dell'Area Euro in difficoltà inevitabilmente accuserebbe il colpo dal punto di vista finanziario ed economico, se non lo facesse e più di uno di questi paesi fosse costretto ad uscire dall'Area stessa la svalutazione che ne deriverebbe creerebbe notevoli vantaggi alle esportazioni a danno di paesi più forti, almeno nel breve termine e, presumibilmente, incanalerebbe investimenti stranieri dovuti più alle nuove e decisamente convenienti condizioni che non alle reali prospettive di crescita, quindi attirerebbe speculazione "positiva" a danno di quei paesi dove la misura è già ampiamente colma e dove si verificherebbero disinvestimenti massicci a favore di ben più vantaggiose situazioni. Primo obbiettivo, dunque, area 6000/6200 prima del rimbalzo e del definitivo tracollo? Forse ... fantascienza o reale possibilità? Ai posteri ....

7 maggio 2012

 

Response Biomedical Corp. (OBB)

Un altro titolo il cui prezzo, circa 10 cts di dollaro, giustificherebbe un'operatività con rapporto rischio/rendimento sproporzionatamente a favore del secondo. In evidenza il fatto che il prezzo sembra voglia stare stabilmente sopra la sua media di riferimento che più volte, negli ultimi due anni, ha provato a rompere ma non ha mai confermato seriamente; il ROC, ugualmente, per la prima volta da parecchio tempo riesce a passare più tempo sopra la mediana che sotto e la fase attuale di chiara e duratura congestione, accompagnata da bassi/nulli volumi, purtroppo, è comunque sintomo che quell'area indicata dalla linea spessa rossa, livello di precedenti forti accumulazioni nonché area di minimo di lungo termine, qualche riscontro lo trova. Come detto sopra, il rischio max è pari a circa 10 cts (o meno se si decidesse di comprare su supporto inferiore e, quindi, tra 5 e 8 cts), mentre i potenziali livelli di profit sarebbero, nell'ordine 45/50 cts e 75/80 cts almeno. Ma il problema più grosso, con questi titoli, è spessissimo il tempo di attesa, qualora anche l'operazione fosse ben impostata.

4 maggio 2012

 

PDEX - Penny stock*

Il titolo potrebbe essere vicino alla fine della fase di congestione; qualora si volesse attuare una strategia senza alcuna cautela, proporrei un acquisto in caso di chiusura e break settimanale sulla media (in questo caso la media 100 periodi non perché la ritenga meglio di altre ma perché, basta vedere, sempre in sintonia con il titolo da almeno un paio d'anni). Altra possibilità sarebbe attendere l'eventuale discesa ancora in area 1,5/1,7 dollari e, da lì, tentare un'entrata con stop da valutare in caso di conferma proprio sotto il minimo in questione. Infine, sia il SAR che la resistenza statica più evidente definita dalla linea orizzontale gialla superiore, potrebbero convalidare, in caso di break confermati, un potenziale long-trend destinato a portare le quotazioni almeno in area 5,5/6 dollari.

*Le Penny stocks sono azioni ordinarie di piccole aziende che vengono scambiate sul mercato a meno di $ 1.00, sono titoli considerati altamente speculativi e ad alto/altissimo rischio ma, come contraltare, hanno altresì grande potenziale di profitto. Vengono generalmente scambiati over-the-counter su OTC Bulletin Board, Pink Sheets e anche sul NASDAQ.

30 aprile 2012

 

Fib di brevissimo

 

La situazione generale vede il nostro derivato non solo in una fase chiaramente negativa di breve periodo ma, al contempo, anche decisamente debole rispetto alla maggior parte degli altri mercati finanziari europei ed internazionali. Non mi soffermo sui fondamentali che, come più volte ribadito, non sono il mio forte anche perché l'analisi che segue riguarda esclusivamente il brevissimo termine e dunque ha poche pretese se non quelle di cercare di identificare livelli di ingresso per sfruttare movimenti di qualche giorno. Quindi:

l'ultimo ribasso ha portato le quotazioni a ridosso di area 14000 punti, facendo segnare uno dei movimenti più ampi degli ultimi mesi, soprattutto considerandone la velocità di discesa. La debolezza strutturale ha creato una negatività tale da permettere la rottura direzionale del canale che ha guidato il movimento e di diversi sottocanali dello stesso; solo ieri, per la prima volta, si è verificato un tentativo, riuscito almeno in close, di riproporre i prezzi sopra la trend-line più immediata, tentativo che necessiterà di una chiara conferma per poter esser valutato come l'inizio di un piccolo ma deciso ritracciamento. A supporto dei prezzi, almeno per ora, la divergenza rialzista del Detrended e la divergenza singola sul Derivative, due situazioni che potrebbero giocare a favore dei compratori di brevissimo. Per evitare di dilungare l'analisi in una discussione sterile e fine a sé stessa passerei a dare qualche valore:

- il break sopra area 14750 potrebbe essere la conferma necessaria per dare fiato ai rialzisti nei prossimi giorni, con obbiettivi da valutare in area 15200, 15500 e, eventualmente, 15900 punti circa. Valutazione cautelativa, entrata a prezzi meno vantaggiosi.

- Un ritracciamento nell'area di prezzi tra 14250 e 14450 potrebbe essere vista come opportunità di entrata sulla potenziale forza di brevissimo e, allo stesso tempo, sulla possibile debolezza intraday. Valutazione più aggressiva, entrata a prezzi mediamente vantaggiosi.

- Un ritracciamento più profondo e in area 14150/14200 potrebbe essere valutato come ulteriormente interessante per un entrata sulla debolezza di brevissimo termine/intraday. Valutazione aggressiva comunque, vista l'assenza di conferme sul break di cui sopra, così come la precedente entrata tra 14250 e 14450, ma sicuramente un'operatività con un ottimale rapporto rischio/rendimento.

Per tutti i casi lo stop andrebbe collocato sotto l'ultimo minimo, soprattutto valutandone la conferma in close giornaliera.

18 aprile 2012

Oro

Dopo una discesa ben articolata di quasi 400 punti l'oro ha ricominciato a salire in direzione dei massimi realizzati sopra area 1900; come si può vedere sul grafico, infatti, i due minimi di periodo realizzati a 1560 e 1530 circa coincidono con un livello statico di possibile supporto di medio e lungo periodo, condizione che ha permesso, in entrambi i casi, corposi recuperi delle quotazioni. Il fatto, tuttavia, che gli operatori non si siano sentiti rassicurati dalla tenuta del livello ed abbiano affossato nuovamente i prezzi sotto lo stesso indica una possibile debolezza nel medio periodo, situazione confermata anche dal doppio massimo relativo in area 1800, inferiore al massimo principale e che, in entrambi i casi, ha costretto a ritracciare con decisione e velocità. Ciò potrebbe lasciar intendere, quindi, che nuovi cedimenti possano portare ulteriori deprezzamenti verso 1450/1500 almeno.

In merito all'operatività di breve, le possibilità, al momento e almeno fino a che non siano rotti i minimi ultimi intorno a 1630, vede un'opportunità di entrata long sopra 1680 (più speculativa) o sopra 1700 (più cautelativa), così come una potenziale entrata limite (speculativa in un'ottica di riduzione del rischio operativo in termini di stop-loss) in area 1640 circa; la chiusura proprio sotto l'ultimo minimo decreterebbe un possibile fallimento del nuovo tentativi di recupero, il che impone lo stop proprio su quei valori. In caso di rialzo, invece, 1750/1755 primo obbiettivo, quindi 1770/1780 superiore; in caso di posizione con trailing stop a seguire l'eventuale movimento rialzista, è chiaro che in area 1800 si giocherebbe molto del possibile movimento successivo rialzista.

28 marzo 2012

Expedia (Nyse)

Il titolo è vicino ad un livello di notevole importanza che rappresenta il suo massimo assoluto; in questi giorni le quotazioni sono marginalmente sopra il livello stesso ma, in situazioni come questa, è meglio, il più delle volte, lavorare su grafici settimanali onde evitare che un supporto o una resistenza di lungo termine sia rotto senza adeguate conferme e solo su base daily, configurando un falso break di medio periodo destinato a stoppare l'eventuale posizione. Qualora la rottura si confermi tale sul time-frame designato, le possibilità di entrare long sono essenzialmente due:

1) entrata sulla forza e, quindi, direttamente sulla conferma successiva al break di cui sopra; in tal caso, non essendo possibile stabilire uno stop loss limitato e, al contempo, tecnicamente logico, almeno nell'immediato, lo stesso potrebbe rivelarsi nell'ordine del 15/20% o anche più, a seconda del livello che il titolo raggiungerà in fase di conferma per l'entrata long.

2) una volta confermata la rottura si posticipa l'entrata, qualora se ne avesse la possibilità, ovviamente, cercando di entrare sul titolo in caso di futuri ritracciamenti all'interno dell'area che ha gestito parecchi scambi nell'ultimo periodo e che è facilmente visibile sul grafico sotto: area 33/35 dollari circa. E' chiaro che attendendo un nuovo ritracciamento potrebbe essere più facile riconoscere eventuali punti di appoggio e livelli di possibile ripresa, stabilendo al contempo anche uno stop loss cautelativo di maggior rilievo e identificando eventuali nuove aree di break rialzisti in direzione del trend di fondo.

Fanno da supporto all'attuale positività sia il MACD che lo Stocastico lento, entrambi ben positivi e direzionati al rialzo, in chiaro incrocio rialzista anche con le rispettive medie mobili; in merito a quanto detto sopra, sia per quanto riguarda l'attenzione da porre su eventuali falsi segnali che in merito alla possibilità di effettuare entrate dopo ritracciamenti dai massimi di conferma, proprio i due indicatori potrebbero fornire un valido aiuto, con particolare riferimento all'individuazione di potenziali divergenze ribassiste, qualora si formassero e fossero confermate.

27 marzo 2012

 

Fib ad una svolta?

Ci sono più indizi che mettono in evidenza come, almeno sulla carta, in questi giorni si stiano verificando le condizioni per un massimo di periodo seguito da un movimento di storno più o meno consistente. Ragionando, infatti, nell'ottica di medio periodo è chiaro che proprio  poco prima della fine del mese di marzo coincidano più date di una certa o almeno presunta importanza: ci troviamo, infatti, a circa 180 giorni dal minimo dello scorso anno ed in una delle date (21 marzo) che, storicamente, crea le condizioni ideali per la fine o l'inizio di un nuovo trend; inoltre, come si può vedere dal grafico sotto, dai minimi del settembre 2011 si sono susseguiti cicli ripetitivi a partire dallo stesso minimo e altri legati alla prima onda rialzista, la maggior parte dei quali ha dato discreti segnali di massimi o minimi relativi di periodo e che, proprio nella data di cui sopra, coincideranno a loro volta, il che potrebbe significare che si starebbe sviluppando un set-up temporale di una certa importanza. Sul CCI di medio periodo, infine, si stanno verificando evidenti divergenze negative che potrebbero aiutare e rafforzare il set-up, con implicazioni negative per le settimane successive, almeno. Vediamo il grafico:

Attenzione, dunque, ad eventuali break statici e/o dinamici nei prossimi giorni, situazione che potrebbe preludere all'inizio del movimento di storno come indicato sopra.

20 marzo 2012

 

Cysco S. (USA - Nasdaq)

 

Dal grafico si desume che il titolo è in un buon up-trend ormai, almeno, dal mese di settembre o, cautelativamente, dalla prima parte del mese di ottobre 2011, su prezzi, rispettivamente e indicativamente, a partire dai 16,1/16,2 e 16,3/16,5 dollari circa, quindi due segnali su quotazioni quasi identiche.  I valori attuali, poco sotto i 20 dollari, si trovano dunque a oltre il 20% dai precedenti livelli e a circa il 45/50% dai minimi di periodo realizzati ad agosto dello scorso anno; ciò merita sicuramente un'attenta analisi con la dovuta cautela da un lato, in virtù del notevole recupero del titolo ma, d'altro canto, è chiara la tendenza di fondo che guida il movimento principale e che, almeno per ora, garantisce una evidente direzionalità rialzista. In questo momento, infine, i prezzi si sono appoggiati sulla media principale di riferimento valida per il medio periodo e, soprattutto, sulla trend-line che definisce proprio il movimento suddetto; come reazione i prezzi si sono spinti, rimbalzando, a contatto con la trend-line di resistenza di breve periodo, proprio sui valori attuali e ciò permette di effettuare una buona analisi operativa per i prossimi giorni: un break, confermato, sopra la trend-line dovrebbe consentire un'ulteriore balzo in avanti delle quotazioni con possibile obbiettivo superiore in area massimi precedente, mentre lo stop, per logica, andrà sotto la stessa di supporto o, in alternativa, sotto lo statico che attualmente rappresenta il minimo di periodo nonché livello spartiacque ultimo.

12 marzo 2012

 

Possibile operazione con un buon rapporto rischio/rendimento?

Guardando il grafico di Fiat Priv. si nota come i prezzi stiano sopra le due medie maggiormente rappresentative del trend generale e, dopo una buona salita, hanno operato un discreto ritracciamento che li ha portati a ridosso di entrambe tra l'altro, proprio ora, in fase di incrocio. Senza dilungarmi, direi che a favore si notano valori superiori alla 50 e 200 periodi e che la figura a candlestick singola denota la possibilità che riprenda la salita in caso di rottura, possibilmente senza break del massimo intraday di oggi, mentre contro, sicuramente, influisce il fatto che la media lunga è ancora sopra quella di medio periodo, quindi evidenzia ancora una certa debolezza strutturale. Lo stop però sarebbe leggero, appena sotto il minimo della stessa barra, motivo per cui un tentativo lo si potrebbe anche fare. Sempre sul grafico si nota il canale formato dalle trend-line superiore, inferiore e intermedia (molto vicina ai prezzi attuali).

Buon trading

1 marzo 2012

 

Indici americano: S&P500

L'indice in oggetto è, indubbiamente, l'indice di riferimento non solo per la finanza USA, ma anche per quella mondiale, con particolare riferimento a quella europea e visto che raccoglie le quotazioni di centinaia di titoli con maggiore capitalizzazione su base internazionale è chiaro il perché. Tecnicamente, è evidente come ben quattro precedenti rotture, su base settimanale, abbiano dato vita alla ripresa del precedente trend rialzista, dopo la pausa di ritracciamento iniziata a maggio 2011 e culminata a ottobre dello stesso anno) che ancora guida la direzione degli investimenti generali: il break dello statico, nonché primo massimo dopo il minimo (1074 punti) di medio-lungo periodo in area 1230 punti circa, quindi la conferma sopra 1260 punti (primo massimo direzionale) e, successivamente, la rottura di ben due trendline di sicura importanza, concretizzatasi sopra 1265 e 1315 punti circa. Su tenuta dei relativi supporti, che successivamente vedremo, si possono identificare più obbiettivi di lungo termine generatisi proprio in seguito alle rotture appena descritte:

area 1364-1379 punti quale primo target su base dinamica;

area 1420-1430 punti quale primo target su base statica;

area 1480/1490 punti quale secondo target su base statica;

area 1510-1520 punti quale secondo target su base dinamica.

 

Tutti questi obbiettivi sono i target minimi identificabili nei prossimi mesi, non necessariamente livelli oltre i quali il mercato non potrebbe andare, situazione, questa, che potrebbe anche verificarsi qualora la positività dovesse continuare a manifestarsi così come negli ultimi tempi. In merito al primo livello, area 1370 punti, aggiungo che è affiancato da una possibile resistenza, sempre di carattere statico, di media-alta importanza; già a maggio del 2011 la stessa è stata solo sfiorata e da quel livello il mercato ha iniziato il ritracciamento di una certa consistenza che ha portato le quotazioni a 1074 punti, base dalla quale il trend di medio periodo è nuovamente girato al rialzo, almeno fino ai giorni nostri. Graficamente, il mercato ci arriva dopo due serie di movimenti di lungo periodo (il primo rialzista ed il secondo ribassista) completi, motivo per cui il superamento, ovviamente confermato (e su base mensile) creerebbe nuove opportunità per i compratori, generando, presumibilmente, nuove aspettative rialziste in grado di far pensare a nuovi massimi storici o, almeno, ad un bis sui precedenti; nel medio periodo, invece, si attende ancora, come indicato dai target sopra, la fine del secondo movimento rialzista, fine che potrebbe arrivare proprio sul primo dei due livelli statici, oppure su uno dei successivi. E' importante, tuttavia, soffermarsi sul primo di questi valori, area 1370 punti circa, proprio perché, comunque lo si guardi, potrebbe essere in grado di dare indicazioni importanti sulle possibilità di continuazione o meno della tendenza di fondo. La mancata rottura e conferma potrebbe evolversi, dunque, in un deciso ritracciamento almeno fino ai 1220-1230 punti circa, obbiettivo minimo dello stesso, nonché valore sul quale potrebbe, infine, "giocarsi" il futuro della tendenza di medio-lungo periodo, alla stessa stregua di quanto potrebbe succedere, come detto sopra, sui 1370 punti circa. Supporti:

area 1330 punti, statico

area 1300 punti, dinamico (valido per febbraio e marzo)

area 1285 punti, statico e dinamico.

 

Questi sono dunque i livelli che, almeno per ora, mantengono il trend al rialzo e permettono di prevedere un'evoluzione positiva futura; al di sotto di quei livelli, invece, la struttura generale subirebbe una o più modificazioni che annullerebbero o limiterebbero parecchio i presupposti sulla base dei quali sono stati sviluppati i target di cui sopra. Non solo: a livello statico e grafico, infatti, potrebbero dare il via ad un movimento ribassista complesso e, pertanto, con una maggiore incisività sull'andamento futuro dei prezzi in prospettiva negativa (situazione che verificherò in seguito, in questa sezione, qualora si presenti l'occasione).

 

20 febbraio 2012

Indice Footsie Mib

Il nostro indice principale si trova tuttora in una evidente condizione di sofferenza; i tentativi di far girare il trend di lungo periodo, attuati tra la fine del 2010 e la metà del 2011, sono al momento falliti ed hanno ricondotto le quotazioni non molto distanti dai minimi storici, come evidenziato dal grafico sotto. L'area intorno alla quale sta quotando il mercato, 14600 punti circa, rappresenta un livello di sicuro interesse: è un ritracciamento intermedio di lunghissimo termine, uno statico di lungo termine e una proiezione della precedente gamba di ribasso dal massimo storico, oltre alla base del canale ribassista che sta governando i movimenti principali almeno dall'inizio del 2007; un cedimento, entro i prossimi mesi, sotto questo livello potrebbe creare ulteriori difficoltà e proiettare i prezzi verso nuovi minimi degli ultimi anni e creare, presumibilmente, un eccesso di ribasso destinato a dare il via al prossimo bull market di una certa consistenza. In caso di tenuta, invece, rimanderebbe alla prossima resistenza, qualora i prezzi dovessero ricominciare a salire, compresa tra area 20500 e 21500 punti circa, rispettivamente resistenza statica e dinamica di medio-lungo e  lungo periodo. Ciclicamente, marzo e settembre 2012 potrebbero rappresentare dei punti di svolta di medio o di medio-lungo periodo, mese piu'/mese meno (essendo analisi su base trimestrale), e dare origine a movimenti di tendenza di sicuro interesse.

10 gennaio 2012

 

Finmeccanica - grafico settimanale

 

Molto velocemente l'analisi di medio e lungo periodo di Finmeccanica che, nella sola seduta odierna, perde circa il 20% dalla chiusura precedente. Come si può vedere dal grafico settimanale, il break sotto i 7,3 euro ha permesso l'accelerazione ribassista ancora in atto; ora, sempre che la situazione non cambi radicalmente nel corso dei prossimi giorni, con questo nuovo minimo (non necessariamente finale) e i volumi in discesa, si possono tracciare almeno due livelli sopra i quali la pressione ribassista potrebbe ridursi di molto o, addirittura, estinguersi. In particolare, salite sopra i 4,8 euro farebbero allontanare parte dei venditori di medio termine, mentre una chiusura sopra 5,18 euro creerebbe nuove opportunità per i compratori.

 

Finmeccanica - grafico mensile

 

Per il lungo termine, faccio riferimento al grafico mensile che rivela, più che altro, un dato molto interessante: la linea tratteggiata in corrispondenza dei prezzi attuali parte dal minimo di lunghissimo periodo, il che impone al trader di verificare attentamente ogni possibile segnale di esaurimento potenziale del movimento in atto. In questo caso, una chiusura sopra 5,7/5,8 potrebbe anticipare una ripresa delle quotazioni.

 

Possibile operatività

 

Infine, ma solo per chi è abituato a speculare in modo aggressivo, indicherei area 3,2/3,35 come possibile supporto sul quale aprire qualche posizione a rischio elevato: il livello è la proiezione al ribasso del precedente range superiore, dalla cui base è partita l'attuale negatività, uno statico di medio su base settimanale ed uno di lungo periodo su base mensile. Tre livelli che si concentrano in una fascia di prezzi decisamente limitata e, dunque, appetibile. Occorre, ovviamente, un attento controllo del rischio ed un' ottica temporale adeguata all'operatività stessa.

 

USA opportunity

Intel è un'azienda di certificata solidità, almeno a quanto si sa, e di questi tempi non è cosa da poco. Comunque, voglio dare due semplici indicazioni su questo titolo perché si potrebbe prospettare una doppia possibilità di trading: break rialzista con conseguente potenziale allungo per un rendimento percentuale a due cifre oppure fallimento del tentativo e ritorno su due obbiettivi ribassisti.

Il primo dei due casi, rialzo, prevede l'incapacità che il titolo chiuda sopra l'ultimo massimo realizzato in coincidenza della resistenza determinata del massimo precedente, seppur relativo, di lungo periodo, risalente alla fine del 2008 circa. Al momento, il livello ha perfettamente evidenziato la sua naturale resistenza all'avanzamento dei prezzi creando qualche opportunità per i ribassisti di breve periodo ma, qualora le quotazioni dovessero scendere per qualche giorno sotto il minimo infrasettimanale ultimo, allora si potrebbe anche ragionevolmente pensare che il movimento di discesa possa anche prendere maggiore vigore e identificare due possibili target interessanti: il primo, interessante, tra 19,2 e 19,7 ed il secondo, inferiore e potenziale spartiacque anche di medio-lungo, a ridosso dei 18 dollari.

Il secondo caso, invece, richiederebbe l'entrata long a seguito di una chiusura confermata su base settimanale proprio sopra i livello di resistenza; questo perché, in effetti, al momento si è già verificata la rottura in direzione rialzista al di fuori dell'area di congestione che ha caratterizzato i movimenti degli ultimi 13/14 mesi, motivo per cui un nuovo break dovrebbe garantire una doppia conferma e permettere un allungo deciso verso 29/30 dollari almeno.

7 novembre 2011

 

Fib di breve/medio periodo

Riprendo un argomento in merito al quale ho pubblicato già due articoli in precedenza, articoli che invito ad andare a verificare prima di leggere questo. Il grafico aggiornato mostra ancora una volta i due passi fondamentali descritti in passato: l'importante resistenza statica a 23160 punti centrata in modo chirurgicamente quasi perfetto e il supporto inferiore a 20200/20400 punti. La tenuta della prima sul movimento rialzista ed il conseguente cedimento del supporto, circa tre mesi dopo, hanno creato le condizioni ideali affinché si verificasse un buon affondo; i risultati hanno poi decisamente superato le aspettative ma l'analisi di base iniziale si è rivelata molto buona. La situazione attuale è ben riportata sul grafico, succinta e chiara: su questi minimi in area 13000 il mercato ha creato una base di possibile supporto esattamente tra 12400 e 13200 punti, livello dal quale, qualora gli operatori decidessero che per ora potrebbe essere finito il ribasso attuale, potrebbe ripartire almeno un buon rimbalzo. Un'eventuale chiusura sotto, invece, peggiorerebbe le cose, almeno sul breve periodo. Un ritorno confermato sopra i 14500 punti, per i più prudenti che preferiscono valutare sulla forza e non anticipare sulla debolezza, sarebbe altresì un segnale di possibile allentamento della pressione ribassista.

 

23 settembre 2011

 

Dax di lungo periodo

L'indice tedesco è certamente uno tra quelli che, dopo il minimo realizzato nel 2009 (peraltro superiore a quello del 2003), ha recuperato meglio, riportando il proprio valore di mercato non troppo distante dai massimi storici in area 8000 punti circa, livello che nel 2000 e nel 2007/2008 ha creato opportunità chiare e nettissime per i venditori di breve, medio e lungo periodo. Attualmente e da circa sei mesi la situazione appare in stallo: dopo i recenti massimi a 7600 punti, l'indice sta soffrendo in un'area di trading range di circa 500/600 punti, tra 7000 e 7600 circa. Come si può evincere dal grafico, rotta la prima vera resistenza di lungo periodo in zona 6500/6550 punti, il dax è riuscito ad avanzare agevolmente fino ai livelli appena descritti, realizzando anche un precisissimo pullback veloce e profondo che ha generato ulteriore spinta rialzista. Proprio negli ultimi mesi, poi, i compratori stanno trovando qualche difficoltà a mantenere il trend probabilmente a causa della nuova area di resistenza proprio a 7100/7200 punti, livello che sta facendo da polo di attrazione in modo sempre più evidente. Per il futuro: come descritto sul grafico prima avvisaglia di possibile inversione sarebbe una chiusura sotto 7050/7070, quindi in conferma anche sotto 6990/7000 circa. Da notare il triangolo di lungo periodo che sta controllando l'area di movimento e che si sta restringendo sempre di più, situazione che obbligherà il mercato ad una fuoriuscita entro pochi mesi dando, presumibilmente, maggiori e migliori indicazioni in merito; inoltre, poco sotto area 6000 si concentrano più valori di supporto di sicuro interesse, il che vuol dire che, qualora si ragioni nel lungo periodo, anche ritracciamenti corposi che tuttavia riuscissero a mantenersi al di sopra di tali livelli non indicherebbero necessariamente altri potenziali crolli. Viceversa, il cedimento confermato potrebbe dimostrare, nei mesi successivi, l'esatto opposto. In aiuto, tanto l'indicatore di trend di lungo periodo quanto le Supermedie indicano, per ora, la tenuta del trend rialzista, in attesa di eventuali evoluzioni future che provvederò a riconsiderare nei prossimi mesi con successivi articoli in merito.

29 luglio 2011

 

Un'altra delle mail che fa piacere e rinfranca il mio ego:

"Ciao Marco. Ti scrivo questo messaggio per ringraziarti di cuore per un eccellente investimento che feci ormai quasi tre anni fa. Ho pensato di scriverti in parecchi momenti ma sono riuscito ad aspettare almeno fino a quando ho realizzato una parte dell'investimento che mi ha dato grosse soddisfazioni. Ma il bello non dipende solo dal grande guadagno che ho accumulato senza fatica quanto dal fatto che nonostante le difficoltà di questi anni per le borse io non sono mai stato in affanno o preoccupato perchè il mio titoletto è sempre salito, qualche ritracciamento a parte. Il titolo è Apple, forse lo avrai già capito, io l'ho comprato a 164 dollari, una quindicina di dollari sopra il prezzo che aveva quando pubblicasti il primo articolo. Poi seguendoti ho letto il successivo che hai scritto quando stava sui 250 dollari ed io avevo già il 50% e oltre, nel dubbio se tenere o meno. Siccome dicevi che le prospettive rimanevano ottime anche se probabilmente ci sarebbe stato uno storno anche deciso ho pensato bene di mettere lo stop in pari e proseguire. Puntuale è arrivato il ritracciamento di circa il 20% ma la mia posizione non ha vacillato e l'ho portata avanti con costanza. Ora ho venduto 2/3 della posizione, una parte a 310 dollari e una a 350 dollari, praticamente realizzando in media oltre il doppio dell'investimento (seguendo alcuni tuoi metodi letti tra i download ho trovato questi livelli a cui vendere). Il restante ormai lo tengo con stop a 300 dollari così oltre a non rischiare più nulla ho in tasca un altro gain incredibile! Grazie ancora e buon lavoro, a presto." (Gianfranco della prov. di Bologna).

Che dire, sono proprio contento e colgo l'occasione per rinverdire l'analisi sul titolo in oggetto, prima di tutto riportando quanto detto nel mio secondo articolo (con ulteriore riferimento al primo):

"[...] il primo articolo fu pubblicato nell’estate del 2008 (giugno-luglio) in piena crisi finanziaria e borsistica e con il titolo sulle montagne russe ad un prezzo decisamente altalenante in area 150 dollari circa. Nel frattempo la crisi ha peggiorato la situazione economico-finanziaria mondiale e la maggior parte dei titoli hanno oggi quotazioni nettamente inferiori rispetto ai valori pre-crisi. Questo non succede, invece, per Apple che, attualmente e come si vede dal grafico qui sotto, si sta portando verso area 250 dollari, in aumento di circa il 60/70% rispetto quel periodo del 2008 (quindi ben lontani dai minimi dell’anno successivo) e del 300% quasi rispetto ai minimi del 2009. Sarà ancora interessante? Probabilmente si, per il lunghissimo periodo, almeno questa è la mia opinione; certo è che, dopo una rivalutazione di tali proporzioni, l’entrata massiccia in previsione di un investimento nel ruolo di cassettista potrebbe cautelativamente richiedere l’attesa di un nuovo ritracciamento più o meno corposo."

Dagli ultimissimi dati delle vendite: fatturato in crescita in crescita dell'82% rispetto al pari periodo del precedente esercizio (oltre 28,57 miliardi di dollari); utili a 7,31 miliardi di dollari, pari a 7,79 dollari per azione, più del doppio rispetto agli utili di un anno fa; la società ha venduto 20,34 milioni di iPhone, oltre le previsioni degli analisti e in crescita del 142% anno su anno; 9,25 milioni invece gli iPad, una cifra record.

Il che significa che l'azienda, almeno per il momento, gode ancora di ottima salute; le previsioni sono ancora buone, per i prossimi trimestri e sia la dirigenza che gli analisti sono concordi che le prossime cifre risulteranno ancora in crescita. A parte i fondamentali, diamo uno sguardo alla situazione tecnica attuale del titolo:

Che dire? Il trend di lungo periodo è fortemente positivo, i prezzi e gli indicatori lo evidenziano molto bene. Supporto principale potrebbe essere proprio l'ultimo minimo di medio periodo in area 300/310 dollari, livello sul quale mettere un eventuale stop per le posizioni di lungo periodo; per il resto, prospettive a parte, noto solo che, a differenza di quanto successo negli ultimi anni nelle fasi rialziste, il macd non sta seguendo il massimo superiore del prezzo di mercato. Questo non significa che ci sia per forza un segnale ribassista ma, avessi il titolo in portafoglio, aprirei gli occhi molto bene soprattutto su eventuali nuovi strappi rialzisti decisi o, eventualmente, sulla conferma della potenziale divergenza ribassista in atto. A presto per la prossima puntata su Apple.

20 luglio 2011

 

Indice nostrano

Riprendo un discorso, per la verità mai iniziato se non a livello grafico (in quel frangente c’era poco da dire se non indicare con la massima precisione possibile il/i livelli che personalmente ritenevo interessanti), del 17 febbraio ultimo (vedere l’articolo precedente in questa pagina), relativo alla situazione del fib ed alle possibili complicazioni in merito alla tenuta di una specifica resistenza di periodo.

Il grafico in oggetto è lo stesso (identico) a quello postato in precedenza; chiaramente qualche linea è stata allungata e la compressione diminuita per dare la giusta visibilità dei livelli e dei valori. 

Come si può ben vedere la prima resistenza di interesse strategico indicata ha perfettamente retto al tentativo di break rialzista, determinando la fine del trend di breve periodo ed un’importante inversione che ha portato, al momento, tra i 20000 ed i 21000 punti circa. I minimi di periodo toccati proprio in queste ultimissime sedute combaciano, punto più punto meno, con il primo livello di supporto (prezzo-tempo e statico strategico) di breve ma anche, almeno in parte, di medio periodo, come riportato dalla linea blu spessa (allungata rispetto al precedente grafico) che riporta il corrispondente valore di 20200/20400 punti, area che potrebbe anche essere nuovamente testata in seguito ed a brevissimo. 

Il mio parere personale è che ad oggi ancora non siamo fuori dal pericolo di un possibile nuovo ribasso sotto i livelli indicati; è chiaro che l’ipervenduto di breve e brevissimo periodo potrebbe favorire le ricoperture e qualche tentativo di acquisto sulla forza in caso di recupero immediato, ma, al momento, le condizioni generali propendono ancora per la debolezza. Visto che alcuni conteggi portano ad un possibile set-up temporale tra il 28 ed il 30 di maggio, occorrerà prestare attenzione se in quei giorni si rileverà un minimo inferiore di periodo; potrebbe, infatti, coincidere con un possibile punto estremo per il breve o, almeno, per il brevissimo periodo e creare qualche opportunità per un successivo recupero delle quotazioni. Qualora, invece, in quei giorni si dovesse assistere ad un picco superiore ai valori attuali di minimo (ovviamente non potrà essere un massimo importante, vista la vicinanza del set-up stesso) e lo stesso non sarà superiore a 21700 punti circa (valori in close giornaliera) è possibile che lo stesso possa essere un buon livello di vendita in attesa di prezzi inferiori. 

Ricapitolando: la situazione attuale vede un possibile range di mercato tra 20200/400 e 21700 circa, con la possibilità, nei prossimi due/tre giorni, di andare nuovamente a verificare i prezzi sotto l’ultimo minimo. Al di fuori di queste aree (valori in close su base giornaliera) si potrà rivalutare il discorso alla luce di nuovi eventuali e potenziali obbiettivi per il breve periodo.

26 maggio 2011

 

"Buongiorno ho letto il suo interessantissimo aritcolo sulla media mobile adattiva di Kaufman.. Vorrei chiederle se la stessa è utilizzabile secondo i canoni dell'Analisi Ciclica e se le è capitato di fare prove in tal senso..ovvero dove scelto il ciclo di riferimento ad esempio un settimanale le medie rappresentative del ciclo sono medie semplici una pari alla 1/2 del ciclo e l'altra pari ad 1/4 della durata del ciclo. Volevo chiederle se in caso di prove effettuate ha avuto risultanti soddisfacenti da tali prove e se l'utilizzo delle medie di Kaufman data la diversa tipologia di costruzione richiede settaggi diversi da quelli utilizzati nell'Analisi Ciclica per le medie semplici." (Email di Giuseppe S.)

A mio avviso, il che implica un’opinione strettamente personale, l’utilizzo o meno della stessa, nell’ottica di volerla strutturare ciclicamente per un mercato, assume un’importanza relativa rispetto all’operatività fattibile con la media puramente sulla base delle indicazioni tecniche derivanti. Per quanto riguarda le prove effettuate in merito (aspetto ciclico e aspetto tipicamente operativo su media singola o incrocio di medie mobili) direi che il vantaggio non è particolarmente interessante nel primo caso, mediamente interessante, invece, nel secondo (in linea con l’operatività delle medie tradizionali ma con un gap non trascurabile se si confrontano i risultati assoluti e percentuali tra le due tipologie); ma, premetto, lo studio effettuato non è stato approfondito come avrei dovuto fare per verificarne a fondo i risultati. In pratica: usate a livello ciclico, per quanto mi riguarda, non ci sono risultati apprezzabili, mentre utilizzate nel modo tradizionale (entrate e uscite + reverse con close sopra/sotto la media o, nel caso di due o più medie, sugli incroci), invece, il risultato è certamente migliore (ma va approcciata un’operatività basata su un portafoglio più o meno ampio di titoli, in modo da evitare periodi eccessivi di lateralità su un singolo mercato, dal momento che, come tutte le medie, in ogni caso, è la direzionalità a dare i migliori risultati operativi).

Per il resto, i settaggi sono sempre relativi alla tipologia di operatività che viene richiesta dal trader (intraday, di breve o brevissimo, di medio o lungo termine) ed è chiaro, come sempre, che ogni tentativo di sfruttare movimenti di ampiezza importante “costa” il sacrificio di sopportare eventuali stop loss di una certa entità, a prescindere dal confronti con i parametri utilizzati dalle altre medie nelle medesime situazioni (personalmente, comunque, 10/30/50 sono i parametri che mi sono sembrati più interessanti, su base daily soprattutto). 

Inoltre, per quello che può contare, mi permetto di darle un suggerimento: oltre a valutare l’opportunità di effettuare trading con le medie in oggetto, pure o implementate da strumenti ciclici, provi a lavorarci accorpandole a strategie che valutino anche l’importanza dei volumi e dei relativi oscillatori. Essendo tempestive, molte volte, nel dare segnali di cambio di tendenza, meglio delle medie tradizionali, trovare prima possibile una o più divergenze tra volumi e minimi/massimi di periodo può essere estremamente importante ed aiutare a operare con maggiore affidabilità. 

Infine, ricordo che uno degli aspetti più interessanti delle medie adattive è legato alla capacità di appiattirsi, con una certa celerità, nei momenti in cui il trend segna il passo, permettendo al trader di evitare, almeno in parte, operazioni che le altre medie mobili segnalerebbero (molte delle quali, inevitabilmente, in perdita). Quindi, e mi passi l’espressione non proprio ortodossa del concetto, a mio avviso è proprio la capacità di mostrare la non ciclicità del mercato in determinati momenti ad avvantaggiare l’AMA: stare fuori dal mercato in tali fasi, infatti, il più delle volte corrisponde ad un vero e proprio guadagno dato dalla somma di numerose perdite, consecutivamente registrate a causa dell’ insistita lateralità, evitate.

15 marzo 2011

Fib: situazione grafica attuale.

Nessun commento particolare: semplicemente un grafico base giornaliera con i livelli di possibile resistenza a mio parere significativi nelle condizioni di mercato attuali.

17 febbraio 2011

 

Bund

Il bund è inserito in un canale rialzista di lungo e lunghissimo termine iniziato all'inizio degli anni '90 e tuttora in corso. Graficamente ho rappresentato l'ultimo decennio, sempre rialzista ma con una inclinazione nettamente inferiore rispetto a quella relativa alla decade precedente. I suoi movimenti sono abbastanza regolari, composti da salite in più onde rialziste e da ritracciamenti realizzati in modo abbastanza armonico; ogni spunto positivo è correttamente accompagnato dal momentum ed in coincidenza delle situazioni di ipercomprato, visibili per esempio sui valori dell' RSI, si verificano quasi puntualmente gli storni di breve e medio periodo. Attualmente, come si può notare, il bund si trova proprio in una di queste fasi di negatività in ritracciamento dai massimi di periodo realizzati ad agosto 2010 sopra i 134 punti; il primo supporto si trova a 122/122,5 punti circa, mentre tutta la fascia di prezzi che va dai 117 a 122 punti, con riferimento al lungo periodo, potrebbe essere la più valida per permettere al future di rimbalzare nel caso fosse toccata nei prossimi mesi. In particolare, volendo svolgere un'attività di trading di ampio respiro (con i relativi vantaggi e rischi che ne deriverebbero), acquisti sulla debolezza potrebbero essere fatti nell'area tra 120,50 e 122,50 nel tentativo di sfruttare una situazione di possibile ipervenduto proprio sui livelli di potenziale supporto statico. Anche le valutazioni eventualmente fatte sulle aree di un certo interesse in merito ai volumi evidenziano la possibilità che il supporto più vicino per l'immediato futuro sia proprio tra 122 e 122,5 punti, motivo per cui su tali livelli occorrerà valutare bene le opportunità che potrebbero presentarsi.

2 febbraio 2011

Un visitatore assiduo del sito mi ha mandato una mail per ringraziarmi di alcune operazioni andate a buon fine sui titoli azionari italiani. Poco prima delle ferie dello scorso anno, infatti, mi scrisse per illustrarmi la metodologia che aveva scelto per operare scegliendola tra le diverse che sono riportate nella sezione download del sito stesso e pregandomi di confermare la sua interpretazione e, possibilmente, di integrarla con qualche dritta su stoploss e take profit. Per quanto mi è stato possibile in base alle mie normali conoscenze della materia, ho provato a dargli una mano; il risultato è stato veramente interessante, con 17 operazioni fatte in circa 4/5 mesi su 8 titoli diversi scelti tra le big (3) e le medium cap (5), di cui ben 13 (!!) in profitto, 1 in pari e solo 2 in perdita. Inutile dire che, probabilmente, si è trattato di un buon periodo, difficilmente la percentuale di successi è così elevata e, normalmente, qualche stop e pari in più è nella norma. Comunque... ben vengano i profitti. E, onestamente, un ringraziamento per questi motivi, ogni tanto, fa bene anche al mio ego.

Qui indico due operazioni tra le 17 che ha fatto, nella fattispecie sul titolo RCS, pulite e profittevoli.

 

27 gennaio 2011

 

Ho ricevuto alcune mail in questi giorni che chiedono informazioni in merito all'utilizzo delle Bande di Bollinger. Essendo diverse, non le riporto tutte e mi limito ad esporre la mia visione delle bande e qualche loro possibile utilizzo all'interno di una strategia definita, sia per l'operatività direzionale che per quella contro il trend principale o supposto tale.

Qui il documento di sintesi    

7 dicembre 2010

 

Mercati in discesa?

La negatività di breve potrebbe ingannare soprattutto se, come riferimento, dovessimo usare il nostro mercato (nella fattispecie il nostro derivato, ma sarebbe la stessa cosa se ci orientassimo sull'indice principale); in realtà, infatti, sia in Europa che oltreoceano, la maggior parte dei mercati azionari è in rialzo rispetto alla chiusura del 2009, in alcuni casi anche di parecchio (senza andar lontano basta vedere il DAX tedesco che, almeno fino a questi ultimi giorni, fa registrare una rivalutazione annuale tra il 15 ed il 18%). Perché, allora, il nostro mercato continua ad essere tra i peggiori e non accenna ad alcuna ripresa?

Dal punto di vista fondamentale, campo nel quale non mi addentro, la risposta potrebbe essere fin troppo facile: dopo Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna, li Paese più indebitato risulta essere proprio il nostro. E, tralasciando le rassicuranti dichiarazioni di politici e finanzieri (parte delle quali, sicuramente, condivisibili) i conti parlano da soli. Il fatto, poi, che ormai da un anno, al contrario di quanto successo nel resto d'Europa, i listini nostrani siano costantemente sotto pressione, denotando più debolezza nei casi critici e minore forza nelle situazioni di positività, la dice lunga sulla possibile speculazione (mi auguro si risolva in mera speculazione!) in atto ormai da tempo nei nostri confronti.

Tecnicamente, l'analisi (che di gran lunga preferisco) mostra inesorabilmente come prima la mancanza di forza e successivamente l'incapacità di superare le resistenze di lungo periodo e di mantenere i supporti di medio abbiano contribuito a questa condizione di negatività cronica, attuale e pregressa. Vediamo, innanzitutto, un implacabile confronto tra il nostro derivato e il derivato tedesco, quindi lo stesso con l'indice S&P500.

Il massimo storico, raggiunto nel 2000, non è mai stato intaccato dal movimento rialzista iniziato dai minimi del 2003; i massimi relativi raggiunti nel 2007, infatti, si sono fermati a circa il 15% in meno, relativamente ai valori massimi indicati, denotando come la struttura generale fosse, già allora, più sensibile ad eventuali nuovi periodi di negatività generalizzata. La trendline di sostegno, i cui punti di congiunzione sono entrambi rilevati poco dopo la quotazione del derivato, evidenzia una decisa ed inequivocabile rottura ribassista nel 2008; il successivo recupero è culminato proprio a ridosso della stessa trendline che, a quel punto, ha lavorato come resistenza che, al momento, ancora tiene il mercato al ribasso. Da notare, inoltre, come gli ultimi mesi abbiano segnato, sui massimi delle barre che consecutivamente si sono mosse in un'area ben definita, una sorta di linea di resistenza statica intorno a 21400-21700 punti; è possibile, dunque, che, se i prezzi dovessero rompere e confermarsi anche su base mensile sopra questi livelli, il nostro derivato tenti di recuperare almeno parte di quella forza che fino ad ora è mancata. Attenzione, invece, alla conferma opposta, con l'eventuale discesa sotto i minimi annuali. I prezzi attuali, giusto per renderci conto della situazione generale, quotano a -60% circa dai valori massimi storici.

La differenza appare netta, rispetto al DAX future: i massimi del 2007 sono stati massimi assoluti, seppure solo marginalmente superiori a quelli del 2000, mentre i minimi si sono mantenuti abbondantemente sopra quelli del 2003; la trendline di supporto, inoltre, è rimasta ben al di sotto dei calori di mercato, almeno fino a questo momento, ed i prezzi stazionano ora poco sotto i 7000 punti, circa il 15% sotto i massimi storici. Un'altra differenza la si può notare dal comportamento dell'indicatore RSI: nonostante in entrambi i casi l'ipervenduto abbia generato l'attuale rimbalzo, i valori dell'oscillatore stesso mostrano la chiara differenza di forza tra la volatilità media (rialzista) del DAX e quella (ribassista) del FIB. La migliore linearità della media mobile, inoltre, chiarisce come il mercato tedesco sia più tecnico e meglio propenso alla direzionalità di lungo periodo, almeno fino a questo momento.

Anche l'indice di riferimento americano dà un'indicazione chiara di come il nostro mercato sia decisamente più debole della media; sui massimi lo SP500 si è comportato in modo quasi identico al DAX future, mentre sul ritracciamento, pur essendo andato sotto i minimi del 2002/2003, ha "sentito" la trendline di supporto (partenza dai minimi del crash 1987) ed è rimbalzato in modo vigoroso. Sui valori attuali, l'indice USA si colloca, in quanto a forza, in una situazione intermedia tra DAX e FIB ma, comunque, almeno per ora sopra  i livelli di guardia, seppure in una potenziale fase di doppio massimo (da verificare a breve). Più irregolare, in questo caso, il comportamento dell'oscillatore RSI che, comunque, indica una volatilità media positiva, al contrario del FIB.

Vediamo ora due grafici aggiuntivi con relativa spiegazione.

Qui sopra vorrei evidenziare due cose:

1) l'inclinazione dei ribassi/rialzi di lungo periodo;

2) la possibile ciclicità futura.

Per quanto riguarda la prima osservazione, è abbastanza facile notare come la semplice inclinazione di un movimento di lungo termine possa identificare l'attuale maggiore/minore forza del mercato. I due movimenti rialzisti, infatti, indicati con la linea verde, sono nettamente diversi tra loro: il primo, culminato nel 2000, risulta decisamente più ripido e più strutturato, con rialzi e ribassi di medio periodo correlati tra loro e proiettati al raggiungimento dell'obbiettivo (per ora) finale. Il secondo movimento, realizzato tra il 2003 e il 2007, è certamente meno inclinato e definito da una struttura meno solida, in cui i ritracciamenti sono stati più fini ad una lateralità obbligata (spesso con volumi leggerissimi) che non  allo smaltimento necessario di una o più situazioni di ipercomprato. Per quanto riguarda invece i movimenti ribassisti (linee rosse) si può notare come l'inclinazione sia praticamente quasi identica.

In aggiunta, sul grafico sono indicate possibili date, per quanto concerne i miei studi, nei quali il mercato potrebbe realizzare picchi o valli, di lungo o di lunghissimo periodo, assoluti o relativi a seconda dell'importanza del set-up stesso.

Infine, voglio evidenziare il profilo di mercato con le aree che, nelle prossime settimane e mesi, potrebbero condizionare affondi e avanzamenti dei prezzi; come si vede, anche attualmente le quotazioni oscillano a ridosso di aree sensibili, con particolare riferimento all'area tra 19200 e 19500 che, negli ultimi tempi, sta fermando i tentativi di continuazione ribassista. Come si può vedere, il cedimento potrebbe ancora essere indice di continuazione della lateralità di lungo, con successivo ed inferiore supporto poco sopra i 18000 punti, mentre la rottura definitiva anche di questo livello rischierebbe di creare le condizioni per discese sui 16000/16500 punti almeno. Al rialzo prima area intermedia a 20500-21500, ultimo massimo relativo, quindi resistenza poco sotto i 23000 punti.

1 dicembre 2010

 

"Buongiorno. Mi sto interessando al mercato dell'eurodollaro da alcuni mesi e lo ritengo interessante vista la sua volatilità e i volumi elevati. Premettendo che posso lavorare solo su base giornaliera in overnight non avendo tempo di fare l'intraday per motivi professionali, volevo porre due domande in merito, sempre che ritenga interessante e valido darmi una risposta, di cui le sarei grato: 1) è possibile lavorare proficuamente con i livelli di Fibonacci anche sull'eurodollaro? 2) dovendo lavorare sulle medie mobili lei preferirebbe usare l'incrocio tra due medie oppure la chiusura sotto o sopra una singola media per entrare in posizione? ed eventualmente, utilizzerebbe, come pensavo io, una o più media utilizzando come durata sempre dei numeri di Fibonacci?. La ringrazio per l'aiuto e per la risposta. Arrivederci" (Email di Giampaolo...).

La risposta non può essere, per quel che mi riguarda, succinta e corredata, nel documento allegato, di qualche esempio che mostra l'eventuale operatività con le metodologie valutate nel messaggio.

Premetto che, a mio avviso, tanto i livelli studiati e pubblicati da Fibonacci, quanto altri livelli (ad esempio quelli di Gann, che si avvicinano a quelli di cui sopra), possono essere validi aiuti nell'operatività del trader, in quanto molto spesso permettono di entrare in posizione, a limite o in stop, in aree di prezzo che altrimenti il trader stesso avrebbe presumibilmente ignorato. Quello che voglio far intendere, in realtà, è che la parte più importante di un'operatività basata su livelli statici e dinamici, standardizzati o meno, è solo relativamente quella legata al momento/prezzo d'entrata, in quanto la stessa metodologia deve essere sempre necessariamente accompagnata da una tecnica di uscita dal mercato, sia per quanto riguarda stop loss che profit, con particolare importanza all'eventuale possibilità di effettuare stop e reverse della posizione stessa.

Cliccando sul documento si noteranno alcuni grafici che evidenziano i livelli percentuali tra massimi e minimi e che potrebbero essere valutati come operativi; si nota come, in questo caso, preferisca indicare tanto l'operatività limite quanto quella in stop, con, eventualmente, proprio il reverse da long a short o viceversa in caso di break di un livello. Questo per mettere insieme le singole metodologie, alcune delle quali prevedono l'impostazione della sola vendita/acquisto limite sul livello ed un numero di punti prefissato per lo stop loss (e, spesso, anche per il profit), altre l'entrata in direzione ogni volta che il titolo/mercato effettua un break su uno dei livelli. In questi esempi, infatti, si può vedere come ogni volta che i prezzi si trovano a ridosso di un livello si imposta l'operatività limite, salvo poi girare la posizione se non si va in profit quando i prezzi rompono e confermano sotto/sopra il livello stesso. E' un'operatività grezza e banale ma, tuttavia, spesso efficace se effettuata con cura e continuità, evitando di soprassedere sulle regole di base, semplici ma da rispettare in ogni occasione. In questo modo si è quasi sempre sul mercato e, soprattutto, si hanno livelli di stop, profit, trailing stop e reverse basati saldamente su regole predefinite.

L'ultimo esempio del documento è un semplicissimo grafico in cui sono evidenziate le entrare sia su chiusura sotto le medie (ho preferito il discorso che permette l'entrata solo con close sopra/sotto entrambe, invece che operare con una sola media mobile) e, come seconda opzione, le entrate sugli incroci delle medie stesse; è chiaro, come probabilmente lo era già prima, che nel secondo caso ci si deve accontentare di prezzi di entrata certamente peggiori, anche se, presumibilmente, la condizione stessa di maggiore attesa, evita qualche stop loss su entrate premature.

29 novembre 2010

 

Il Price Oscillator

Pubblico qualche indicazione sull'indicatore in oggetto indicato, mostrando come, ugualmente agli altri oscillatori di momentum e nonostante possa sembrare di più difficile interpretazione per l'assenza di una banda definita come, per esempio, stocastico e RSI, si possa adattare all'operatività con discreto successo soprattutto nel breve periodo.

Qui il documento relativo

28 ottobre 2010

 

Ultimamente sto notando un certo interesse sul mercato americano, avendo ricevuto diverse richieste di elaborare una o più tecniche relativamente semplici per tradare gli indici (tramite etf e opzioni) ed i relativi futures; in particolare, nonostante il riferimento sia tanto per il nasdaq quanto per lo S&P500, è l’indice tecnologico il più gettonato, in particolare come riferimento per l’investimento a breve o brevissimo termine su etf o derivati collegati. Altra richiesta, plausibile, quella di elaborare questa strategia possibilmente senza ausilio di alcun oscillatore ma, al limite, semplicemente con indicatori di prezzo (per esempio le medie mobili) e figure grafiche. Mi limito, quindi, a dare qualche semplicissima indicazione di base che può originare una metodologia di trading molto semplice ma basata sulla logica e sulla naturale tendenza di un mercato, il più delle volte, quando si trova in determinate condizioni di medio periodo.

Partiamo da un presupposto che è quello universalmente (o quasi) riconosciuto dalla stragrande maggioranza dei trendfollowers: se il mercato è in tendenza (di medio o lungo termine) rialzista le operazioni (di breve o brevissimo periodo) dovrebbero essere nella stessa direzione del trend, viceversa nel caso di tendenza ribassista. In tal senso ho programmato la tecnica di riferimento indicata nei grafici sottostanti e, per comodità, rappresentata in questo articolo solo in fase di rialzo di periodo. La media mobile a 200 periodi classica stabilisce la direzione del trend, la media di breve o brevissimo periodo (da 5 a 14 periodi va più che bene) serve per lo stop-loss o lo stop-profit, intendendo dunque un’operatività senza livelli di profitto ma basando esclusivamente la chiusura della posizione sulla base del trailing stop meccanico.

In pratica, quindi, la tendenza è positiva e per le entrate, esclusivamente long, si attende che si verifichi uno di questi due eventi: 

1)       3 sedute in contro-trend con massimi e minimi decrescenti o, al limite, due sedute se la terza, in qualsiasi posizione sia, rappresenti una inside bar, meglio se con chiusura comunque inferiore a quella della barra precedente;

2)       indipendentemente dal numero di sedute di ritracciamento, il mercato effettua una sorta di 1-2-3 classico rialzista (in questo caso è sufficiente che visivamente si configuri il pattern, senza necessariamente dover sottostare a tutte le regole della figura stessa, purché il break rialzista sia sufficientemente veloce e non preceduto da una lateralità eccessiva dopo il ritracciamento stesso).

L’uscita può essere regolata da due indicatori: 

1)       media mobile (generalmente semplice, la differenza con altri tipi è quasi sempre di poco conto)

2)       rottura e successivo rientro dalle bande di bollinger che, storicamente, in tali casi spesso definiscono condizioni di eccesso di prezzo. 

Vediamo ora gli esempi: nel primo ho riportato un periodo abbastanza lungo con indicate le opportunità di entrata, nei due successivi, invece, la stessa operatività ma con le specifiche di entrata, uscita e performance.

19 ottobre 2010

 

Uno sguardo allo S&P500

Nel lungo periodo l'indice americano mantiene il suo segnale long già descritto alcuni mesi fa in questa sezione; attualmente, infatti, il ritracciamento di una certa consistenza effettuato negli ultimi tempi ha portato le quotazioni a toccare il primo supporto statico, come evidenziato sul grafico. ugualmente, il permanere dei prezzi sotto gli ultimi massimi ha generato l'area di potenziale trading range di medio periodo, tra 1020 e 1205 punti circa, che sta ora contenendo le escursioni di breve e brevissimo periodo. Per ribadire quanto già espresso in passato:

- il primo segnale di possibile ripresa rialzista, quello più aggressivo e meno supportato da ulteriori conferme, si è avuto a luglio 2009 con il superamento di area 930 punti circa;

- successive conferme, solo intermedie però, sono arrivate nei due-tre mesi successivi con il break rialzista sopra 960 e 1000 punti;

- la conferma più interessante è giunta a ottobre 2009 con la rottura di area 1080 punti.

Ora la situazione appare dunque di lateralità per quanto riguarda il medio periodo, condizione che si inserisce nel contesto generale positivo di lungo periodo; eventuali rotture confermate su base mensile del supporto appena indicato relegherebbero il mercato in una nuova condizione di neutralità, in attesa di un eventuale nuovo segnale.

Per quanto riguarda le prossime date che potrebbero identificare set-up temporali con conseguente cambiamento del trend di breve e/o di medio periodo, le prossime e più probabili dovrebbero essere la terza/quarta settimana di ottobre e, interessante, quella a cavallo della metà di novembre.

5 ottobre 2010

 

Sono arrivate, nelle ultime settimane, più messaggi di posta che chiedono come identificare le aree di trading range e come utilizzarle, in particolare, cercando di sfruttarne il break direzionale. Da quello che mi pare di capire, la situazione attuale (in particolare degli ultimi due/tre mesi almeno) crea problemi alla direzionalità e rende nervosi gli operatori che, preferibilmente, cercano di lavorare esclusivamente, o quasi, con metodi di tipo trendfollowing.

Personalmente ritengo di non poter dare indicazioni supplementari o migliorative a quanto già scritto, detto, spiegato in ogni dove in merito all'argomento. La logicità dello stesso permette di valutare ogni area di trading range come base per future opportunità relative a movimenti direzionali più o meno consistenti (spesso in dipendenza proprio della tipologia di range che li ha preceduti); il mio parere è, infatti, che la decisione di lavorare principalmente in queste fasi di compressione dei prezzi cercando di sfruttare supporti e resistenze per acquisti sulla debolezza e vendite sulla forza, piuttosto che osservarne la formazione ed il conseguente break per aprire posizioni di maggior respiro, nell'ottica di un'operatività di tipo trend-following, dipenda molto dal mercato sul quale decidiamo di lavorare: mercati più speculativi, più trattati, più legati alla stagionalità, più veloci ecc. potrebbero essere più opportunamente sfruttati proprio per i loro ampi movimenti, in caso contrario la tattica di comprare e vendere su livelli statici e, magari, con l'ausilio di qualche oscillatore, potrebbe ugualmente rivelarsi interessante.

Detto questo credo che la cosa più semplice e più diretta da fare sia pubblicare una serie di esempi corredati di una semplice introduzione esplicativa dell'argomento.

Qui 

21 luglio 2010

 

"Buonasera Marco. Volevo chiederle se lei utilizza qualche indicatore particolare che si rifà alla teoria di Gann, visto che in più parti sul suo sito ho visto dei riferimenti a questo argomento e una pagina dedicata (ancora in costruzione). In particolare mi riferisco a qualche cosa che badi meno al discorso prezzi e faccia riferimento invece ai famigerati cicli di Gann per comprare e vendere in determinati momenti senza dover fare analisi troppo sofisticate sui movimenti del prezzo di un titolo. Ovviamente non c'è fretta, quando è comodo, ma se potesse rispondermi gliene sarei molto grato. Saluti." (Email di P.D. dalla prov. di Alessandria).

Le posso dire che, per quanto mi riguarda, lo strumento a cui lei fa riferimento l'ho cercato per anni ma, in tutta onestà, il più delle volte ho speso soldi ed energie per niente; in qualche raro caso, rarissimo, l'indicatore che mi veniva proposto funzionava a tratti, nel senso che alla lunga non faceva perdere soldi ma, certamente, non era così soddisfacente come era lasciato intendere nelle note iniziali, esplicative del funzionamento dello stesso. Ho dunque creato da me alcuni indicatori, qualcuno dei quali è stato inserito in alcuni grafici che ho già pubblicato in questa sezione; tuttavia, sulla base di quanto mi ha scritto, credo che il tuo ragionamento miri a trovare uno strumento che permetta di prendere una decisione operativa in un dato momento, senza aspettare che il mercato realizzi un movimento di conferma o che crei una figura grafica particolare, motivo per cui, non essendoci in circolazione strumenti di questo tipo (almeno resi pubblici), per quanto ho potuto sondare, come già detto, le faccio vedere come lavora un mio indicatore (proprietario, di cui non pubblico la formula), giusto per darle un'idea di come potrebbe essere un tipo di operatività legata ad uno strumento simile (poi, migliore è lo strumento, migliore saranno i risultati, rispetto al mio). Ripeto: simile, non esattamente come lascia intendere debba essere per quanto le riguarda.

Vediamo qualche grafico basato sulla compressione giornaliera che presuppone un'operatività di breve periodo ma che, all'occorrenza, può anche trasformarsi in posizione valida per il medio periodo. Faccio presente che le indicazioni sui vari grafici rispecchiano i prezzi d'entrata al momento in cui l'oscillatore gira da rialzista a ribassista e viceversa, ma che non è stata adottata alcuna tecnica di uscita in stop loss né in profit, motivo per cui, soprattutto quando si lavora nel breve o brevissimo periodo, da solo potrebbe non rendere sufficientemente appetibile l'operatività stessa.

In ogni caso, questo primo grafico fa notare come, anche nelle fasi di discreta lateralità, con i prezzi che si muovono in range non molto ampi (tra il 10 ed il 20%) per permettere una posizione di ampio respiro, l'oscillatore riesce ad evitare entrate su prezzi eccessivi e, pur non guadagnando molto, non dà grossi problemi di draw down in valori assoluti e nel numero di perdite consecutive.

 

Il secondo grafico indica le potenzialità dell'indicatore nei momenti di direzionalità persistente; pur non c'entrando quasi mai max e minimi di periodo, riesce comunque a creare buone opportunità di entrata in momenti nei quali il mercato manifesta forza o debolezza in linea con l'indicatore stesso, permettendo la gestione del rischio in modo sufficientemente interessante. Qui sotto, infatti, si notano i due movimenti puliti e di ampia portata accettati come validi dall'indicatore postato.

Anche in questo caso, come nel primo, pur evidenziando un movimento al rialzo con prezzi max e minimi crescenti, all'interno delle varie fasi il titolo tende a muoversi con continui movimenti in controtendenza, con alti e bassi continui che rendono il mercato quasi più laterale che non direzionale. Come si può ben vedere, dopo una perdita di circa 6 punti percentuali sul primo short, accompagnata da un draw down da non sottovalutare perchè superiore al 30%, rientra long e porta in profitto la posizione di circa il 27/28%, prima di girarsi ed assumere la posizione short dallo steso prezzo di realizzo, dunque.

Con questo grafico, invece, voglio rendere l'idea di come l'operatività su questo indicatore possa assumere connotati di posizione di medio periodo; come si può ben vedere, infatti, le entrate sui prezzi indicati e realizzate in coincidenza con il cambio di tendenza dell'indicatore, permettono di mantenere la posizione per diversi mesi, prima di realizzare e girarsi nuovamente.

Ora il grafico che, a mio parere e ragionando sul ruolo di questo indicatore, può essere usato per investimenti di lungo e lunghissimo periodo, nell'ottica di lavorare per una crescita ragionata del capitale investito speculando ma senza affanni né eccessi di operatività. Per questo la compressione temporale grafica è mensile e l'indicatore viene adattato da quella giornaliera per permettere la lettura delle varie tendenze anche su barre mensili. Anche in questo caso, come si può ben vedere, si tratta di un'operatività di tipo stop & reverse, senza implementazione alcuna di altri metodi per uscite in stop loss, stop profit o livelli di profitto anticipati e prefissati. Il periodo considerato è da circa metà degli anni '80 ed arriva fino ai nostri giorni; notare come, a fronte di perdite anche consistenti, i guadagni siano quasi sempre molto più incisivi ed in percentuale nettamente superiore.

I numeri sopra sono i risultati, in percentuale, delle operazioni e sono stati inseriti nello stesso ordine in cui sono avvenuti (blu positivi, rossi negativi). Si nota come si siano realizzate 5 operazioni consecutivamente positive e solo 2, al massimo, negative; come il draw down, pur consistente, non risulti eccessivo alla luce dei risultati positivi ottenuti. In pratica, investendo, per esempio, 10.000 euro con la prima operazione e reinvestendo sempre il montante ottenuto, nel ben e nel male,  si sarebbe avuta una sequenza di risultati di questo tipo:

Risultato %    lll    Cumulativo

10000*1,325    =       13250

13250*2,030    =       26897

26897*1,349    =       36284

36284*1,426    =       51740

51740*1,088    =       56293

56293*0,734    =       41319

41319*0,701    =       28964

28964*1,236    =       35800

35800*0,820    =       29356

29356*0,856    =       25129

25129*1,699    =       42694

42694*2,952    =      126033

126033*1,477  =       186151

Per concludere: per quanto mi riguarda indicatori ciclici infallibili non ce ne sono e l'unica cosa da fare è studiare i grafici e provare a costruirne più di uno cercando, via via, di trovare gli aggiustamenti necessari per renderlo maggiormente affidabile. Inoltre, sempre per quanto riguarda la mia esperienza, indicatori ciclici che si basano esclusivamente su calcoli derivanti da periodi temporali non esistono: ogni ciclo o sotto-ciclo deriva, solitamente, dal prezzo o dai prezzi di mercato, presi singolrmente o combinati.

6 luglio 2010

 

"Ciao Marco, sono un ragazzo di 25 anni e fino ad un anno fa, per motivi di lavoro e di studio (insieme) non sono mai riuscito a dedicarmi in modo concreto allo studio dei mercati finanziari, mia passione da parecchio tempo. Ora finalmente sono riuscito  ben conciliare tutto ed essendo a fine corso di studi e con il lavoro meglio organizzato mi sono dedicato, part-time, alla borsa, pochissimo a livello operativo, preferendo prima arrivare ad una certa conoscenza, molto di più a livello didattico. A parte i mille e più quesiti che avrei da proporti ed a molti dei quali, ad essere onesto, ho già trovato risposta su questo utilissimo e ben gestito sito finanziario (e gratuitamente!!), mi preme ora chiederti delucidazioni in merito al grafico denominato Kagi. A mio parere potrebbe essere interessante fare trading sulla base di questo grafico e, considerando il fatto che non posso permettermi l'intraday per i motivi sopra, questo potrebbe darmi tempo e modo per lavorare con una certa tranquillità valutando l'operatività in poco tempo e a mercati chiusi, per impostare successivamente la strategia. Ti pregherei, a costo di risultare pesante, di cercare di spiegarmi dettagliatamente la costruzione dello stesso, dal momento che nei vari documenti che ho trovato in internet la cosa non mi è mai parsa sufficientemente chiara per poterci operare con risolutezza e tranquillità. Certo che la cosa ti farà perdere tempo prezioso confido comunque nella tua fin troppo provata pazienza e ti ringrazio in anticipo per l'aiuto. Ciao." (Email di Giacomo delle prov. di Pavia)

Il Kagi fa parte di quella categoria di grafici che, per loro stessa natura, accantonano il fattore tempo, valutando esclusivamente l’andamento dei prezzi e disegnando il movimento sulla base di una dinamica prestabilita, sia essa basata su parametri in punti (o tick) oppure su scarti percentuali. Potrebbe quindi essere assimilato, volendogli trovare una classe di appartenenza e con le dovute differenze, ai già noti grafici tipo 3 line break e Renko, per esempio. Vediamo le regole principali del metodo Kagi, il cui grafico è composto da linee al rialzo, al ribasso e di passaggio da una tendenza all’altra). 

Le regole di costruzione prevedono l’esclusivo utilizzo di linee (verticali, significative per l’operatività diretta, e orizzontali, di collegamento) che ben evidenziano, a livello visivo, la tendenza del mercato in un dato momento. I concetti principali da considerare sono il livello di partenza, detto anche starting price (da ora in avanti SP) o price base e l’ammontare (percentuale o in punti) di variazione necessaria a configurare il cambiamento di tendenza (reversal amount, da ora in avanti RA). In pratica: partendo dallo SP, se la variazione è maggiore o uguale al RA, in positivo, allora si potrà disegnare una linea spessa denominata yang-line che indica, appunto, la direzionalità del mercato positivamente indirizzato; al contrario, partendo dallo SP, se la prima variazione è maggiore o uguale al RA, al ribasso, si disegnerà una linea sottile chiamata yin-line. E questa è la base. 

Continuando: se il giorno successivo (o la barra successiva, a seconda che si lavori intraday o su base giornaliera) il mercato prosegue nella stessa direzione e con qualsiasi variazione (indipendentemente che sia maggiore o minore del RA, quindi), non dovrò fare altro che prolungare la linea  già disegnata senza effettuare alcuno spostamento orizzontale (inflection line), spostamento che avverrà esclusivamente nel caso di un segnale di inversione (sulla base dei parametri prestabiliti).Qualora i prezzi dovessero rompere la inflection line precedente dovrò necessariamente invertire lo spessore della linea, passando, a seconda del tipo di inversione, da una yang-line ad una yin-line o viceversa (quindi, da spessa a sottile o viceversa). Riporto ora un esempio per meglio chiarire il concetto, mentre, successivamente, vedremo un paio di grafici per averne anche una visione più chiara possibile. 

Supponiamo di partire da un prezzo (SP) di 10 euro con un RA di 0,3 (30 cts). Graficamente occorrerebbe dunque disegnare una linea sottile se il successivo prezzo di chiusura è inferiore o uguale a 9,7 euro o una linea spessa se è superiore o uguale a 10,3 euro, mentre se lo spostamento del titolo non è almeno pari al RA non disegno alcuna linea. Se dunque il titolo dovesse far segnare, per esempio, 9.7 euro e, successivamente, 9,5 e 9,1 euro non dovrei fare altro che continuare a prolungare la linea spessa nella direzione iniziale; supponendo che successivamente il titolo risalga a 9,5 euro, oltre quindi lo 0,3 del RA sommato al prezzo di riferimento precedente, non dovrei far altro che disegnare prima una inflection line (orizzontale) e poi una nuova linea verticale, contraria alla precedente, fino al prezzo segnato. Da considerare che se, come in questo caso, la precedente inflection line non viene rotta al rialzo allora si disegnerà una linea sottile. Sei prezzi continuassero a salite e si portassero oltre 10 euro allora la linea diventerebbe spessa. E così via. 

Qualche considerazione che si può trarre da questo tipo di grafico. Maggiore è lo sviluppo delle yang-line rispetto a quello delle yin-line, tanto più si ha la verifica della sensazione (che visivamente si nota subito) di un mercato rialzista (o viceversa, nel caso contrario, di un mercato ribassista); al contrario, se non si notano predominanze delle une rispetto alle altre, allora il mercato è probabilmente in una condizione di equilibrio. 

Altra possibilità: una sequenza di massimi crescenti e minimi decrescenti (8/10 almeno) Potrebbe essere equiparato ad un segnale di ipercomprato e ipervenduto, quindi da monitorare per eventuali uscite dal mercato o come segnale di preallarme per possibili risvolti imminenti di cambiamento di tendenza. 

Altro fattore ritenuto importante nel Kagi è il punto che rappresenta il 50% delle long Kagi, considerate generalmente importanti livelli di supporto e di resistenza. 

Qui sotto pubblico due grafici Kagi sul titolo Autogrill: il primo con RA del 3%, il secondo con RA fisso di 1 euro (serve solo a titolo di esempio, ovviamente, essendo estremamente elevato soprattutto con prezzi bassi o medio bassi in alcuni periodi di quotazione del titolo stesso, ma adatto a rendere l’idea di un’operatività decisamente meno permissiva della media). In aggiunta, sotto ciascuno di essi lo stesso titolo ma con grafico a barre, per meglio far comprendere il livello delle entrate e delle uscite.

 

Grafico Kagi con RA del 3%

 

 

Grafico equivalente a barre

 

 

Grafico Kagi con RA di 1 euro

 

 

Grafico equivalente a barre

 

In conclusione: questo tipo di grafico potrebbe ben congegnarsi con le tue possibilità operative, dal momento che, utilizzandolo su una compressione temporale giornaliera, permette di gestire i segnali di trading con una certa tranquillità, senza necessità di effettuare un numero elevato di operazioni come avviene, per esempio, nello scalping o nel trading stretto di breve e brevissimo periodo. Inoltre, pagando sicuramente uno scotto nelle entrate in termine di prezzi non sempre vantaggiosi, con questo metodo di valutazione del mercato è spesso possibile sfruttare buona parte dei movimenti migliori realizzate su tendenze di durata temporale anche molto ampia.

 2 luglio 2010

 

"Caro Marco, vista la tua completa disponibilità nel dare consigli o valutare concetti esposti, come ben si nota leggendo il tuo sito, volevo porti un quesito che sicuramente tanti altri nell'ambito della vita di trader ti avranno già posto, e vado ora ad esprimere il concetto. Faccio trading da qualche anno (overnight perchè intraday non riuscirei a seguire) e ho provato un po' di tutto, letto un po' di tutto e frequentato diversi corsi. Se posso permettermi ti confido che in circa poco più di due anni ho speso, tra libri e corsi, oltre ad abbonamenti a siti e newsletter settimanali e giornaliere per avere consigli sulle operazioni da fare, non meno di 5000* euro! Il risultato è che nel 2008 e nel 2009 ho perso parte del capitale investito, sia che abbia lavorato sui derivati che sulle azioni, meno (perchè ho limitato le operazioni) sul forex, ma comunque ho sempre perso. I periodi buoni erano con numerosi guadagni ma limitati nell'importo, e poi spesso il totale degli stessi veniva mangiato dopo sole tre o quattro operazioni in perdita e comunque sia il periodo nero che le perdite in percentuale sono stati nettamente più numerosi delle situazioni positive. Senza dilungarmi oltre volevo chiedere questo: ritieni che possa avere qualche soddisfazione dal trading o ho solo speso soldi per insegnamenti che non servono assolutamente a nulla? E cosa credi eventualmente che potrei utilizzare per fare un tipo di trading sempre con l'overnight ma che possa andare bene per cercare almeno di sfruttare sia le situazioni che capitano nel breve periodo che quelle che magari permettono di stare dentro il mercato in modo più legato al trend che si forma? Grazie della disponibilità e buona continuazione. PS: il tuo è un ottimo sito, soprattutto perché offri più materiale tu gratuitamente di tantissimi altri a pagamento!!!" (Email di Gabriele T. della prov. di RE). * Il lettore mi ha scritto per dirmi di aver sbagliato ad indicare la cifra che in precedenza era stata pubblicata, come da mail, per 55000 in luogo di 5000 euro.

Primo: i complimenti fanno sempre bene al morale e sono sempre bene accetti, grazie. Per il resto direi che il 90% di libri e corsi, senza distinzione di percentuale tra i due, sono inutile e, talvolta, dannosi; è di gran lunga più importante rendersi conto da soli di come il mercato sia, fin troppo spesso, erratico e imprevedibile, "malizioso" e pronto a sotterrarci ogni volta che pensiamo di averlo compreso. Dare per scontato che un ritraccimento, una figura grafica, un indicatore o un oscillatore possano farci guadagnare sempre, ed a prescindere, è l'errore più grossolano che possa fare un trader; basta notare come, ai corsi o sui libri (nella stragrande maggioranza dei casi) ogni esempio a supporto di una tesi, sia essa derivante da una strategia legata a figure grafiche che a livelli calcolati su ritracciamenti aritmetici o ancora rilevati con l'ausilio di algoritmi specifici, sia in realtà ben studiato a tavolino per "provare" la bontà della discussione alla base della tecnica in oggetto (o pseudo tale). E' di gran lunga più importante, invece, che una figura di mercato o il funzionamento di un oscillatore nel tempo e nelle varie fasi di mercato sia rilevato personalmente, così da renderci conto di anomalie, eccezioni, limiti operativi degli stessi strumenti che sto verificando.

Detto questo ti posso dire che, per come la penso io, per un tipo di operatività alla quale tu riesci a dedicarti sulla base del tempo che hai a disposizione sarebbe opportuno, per esempio, utilizzare degli oscillatori e indicatori di momentum e qualche altro indicatore  a supporto o come filtro. In genere consiglio sempre di non esagerare utilizzando troppi strumenti, soprattutto se della stessa natura o totalmente contrari nel loro concetto di costruzione, onde evitare da una parte di non riuscire ad avere mai segnali definitivi per l'operatività e dall'altra di averli quando il prezzo è diventato poco conveniente. Dal momento che mi sembra inutile perdere tempo a spiegare oscillatori ormai fin troppo noti e utilizzati costantemente da quasi tutti i trader, chi più e chi meno, preferisco mostrarti più possibilità operative con un indicatore probabilmente meno sfruttato, anche se comunque ben conosciuto, ma che potrebbe permetterti di costruirci intorno una strategia ben combinata: il Kase CD.

Premetto: con questo articolo mi preme far notare come il diverso utilizzo di un oscillatore possa portare comunque a dei buoni risultati, la cui differenza, oltre che in valori assoluti (comunque buoni in tutti i casi verificati e nel periodo considerato) sta, in particolare, nella percentuale di successo, nel draw down massimo da sopportare, nella durata delle operazioni. Da considerare, inoltre, che personalmente non lo utilizzo e che il back test è stato effettuato per il periodo indicato sui grafici; per questo motivo occorrerà considerare il risultato validamente ottenuto (e facilmente verificabile da chiunque visto che i dati sono specificati) esclusivamente in queste condizioni operative, tecniche e temporali. I parametri di riferimento per l'indicatore sono, per tutti i metodi riportati, (14,3,1). Procediamo...

Il CD Kase è un indicatore derivato dal più completo Kase Peak Oscillator e creato da Cynthia Case. E’ calcolato in modo simile al certamente ben più noto indicatore MACD, sulla base, quindi, di una media mobile. Volendo semplificare lo si può definire come differenza tra il Kase Peak Oscillator e la sua media mobile. Il Kase CD utilizza, in particolare, una base statistica per la definizione di segnali di trading attraverso le rilevazione di segnali di incrocio tra l’indicatore e la sua mediana oppure attraverso le divergenze (come per qualsiasi altro indicatore). Vediamo ora più modi per operare in modo profittevole utilizzando esclusivamente (o quasi) l’indicatore.

 

Metodo nr.1

La barra set-up viene identificata dall’incrocio della mediana (pari a zero) da parte della curva di riferimento; una volta rilevato il segnale la posizione sul mercato verrà aperta in caso di break del massimo (long) o del minimo (short) della barra set-up. Si tratta di un’operatività di tipo stop & reverse, quindi la posizione è sempre attiva sul mercato. E’ chiaro, tanto per il trader alle prime armi che per il trader navigato, che è possibile qualsiasi tipo di implementazione tecnica legata ad altri indicatori/oscillatori, inserimento di livelli di stop loss e profit prefissati, livelli dinamici di stop loss e stop profit e via dicendo, allo scopo di migliorarne se non la performance assoluta i vari draw down, percentuale di operazioni in utile, equilibrio di rendimento ecc. Come si può leggere direttamente sulla figura sopra, il bilancio finale nei 10 mesi di trading considerati (sempre gli ultimi 10 mesi, per comodità e migliore riferimento al mercato reale) hanno permesso di perfezionare 15 operazioni l’ultima delle quali ancora aperta al ribasso, quindi non calcolata nella performance generale, performance che ha dato un utile di 125 punti (a 250 $ a punto realizza 31.250 $). Il bilancio percentuale dei successi sulle operazioni chiuse è pari al 50% e, sempre nel periodo rilevato, il massimo di perdenti consecutive è pari a 3 operazioni, come quello relativo alle vincenti. Con questi dati l’operatività, da un punto di vista della performance sotto ogni profilo, appare profittevole. Andiamo oltre.

 

 Metodo nr.2

Qui sopra ho provato a utilizzarlo in un modo più originale, al di fuori dello schema classico (incrocio o divergenza), semplicemente rilevando la barra set-up ogni volta che l’indicatore inverte la sua direzione e definendo l’entrata sul mercato, come del resto anche sopra, in caso di break sopra/sotto il max/minimo della barra stessa.  Chiaramente ciò comporta un numero di operazioni decisamente più elevato: ben 28 operazioni (chiuse), infatti, praticamente il doppio di quelle effettuate nel tipo di operatività precedente. La performance assoluta risulta migliorata, con 200 pti rispetto ai 125 visti sopra (50.000 $ rispetto ai 31.250); la percentuale di operazioni vincenti si è marginalmente alzata da 50 a 53,5%, quindi troppo poco per risultare significativa nel periodo considerato, mentre il numero di operazioni consecutivamente negative/positive è cambiato, nella misura di 5 operazioni perenti consecutive e 5 vincenti.  Sempre a differenza di quanto visto sopra (anche se nel precedente caso il conteggio non è stato fatto e proprio perché poco significativo), qui il draw down comincia a mostrarsi con una certa consistenza: 59 punti nella serie di 5 operazioni consecutivamente perdenti e 61 punti, invece, nella serie di 2 consecutivamente perdenti in una fase successiva. In compenso, nelle 5 sedute consecutivamente vincenti il bilancio è stato di ben 119,5 punti, praticamente il doppio del massimo draw down patito nello stesso periodo di riferimento e con lo stesso numero di operazioni consecutivamente positiva. Le operazioni negative di 20 o più punti sono state 6, quelle positive con le stesse caratteristiche ben 10; una sola negativa sopra i 35 punti (41) e ben 4 quelle positive (38/38/63/48). Anche in questo caso sembrerebbe interessante. Passiamo al caso successivo.

 

Metodo nr.3

In questo terzo caso ho provato a combinare le due soluzioni adottate in precedenza: entrate sull’incrocio dell’indicatore con la sua mediana ed uscite (e rientri, se permane la direzione precedente) sulle inversioni dell’indicatore stesso; come penso sia chiaro, le frecce mostrano le entrate mentre le semirette spesse rosse sono le uscite dalla posizione e il ritorno alla condizione flat sul mercato. In evidenza subito il fatto che il numero di operazioni risulta superiore al metodo dell’incrocio e inferiore a quello delle inversioni, con uno sbilanciamento verso il primo, avendo realizzato 17 operazioni in luogo delle 14; ugualmente evidente il miglior rapporto di operazioni vincenti con il totale, essendo le stesse pari a 12 contro le 5 solo perdenti, con una percentuale a favore del 70,5%. Vale la pena, anche solo sulla base di questi ultimi dati, di approfondire il discorso dell’operatività nel tempo effettuando un back test più lungo e, quindi, maggiormente affidabile; se, infatti, la percentuale di successi si mantenesse tale (o anche intorno al 65%) anche su un periodo di 5-7 anni potrebbe indubbiamente valere la pena di utilizzarlo, magari in coincidenza con altre tecniche. Comunque, il risultato operativo assoluto risulta pari a 170 punti (42.500 $), ma con un rapporto vincite/perdite di sicuro interesse (220/50 = 4,4!). Vediamo l’ultimo caso.

 

Metodo nr.4

E’ questo il più classico dei metodi: l’operatività sulla divergenza rialzista/ribassista. In pratica ogni volta che il mercato realizza un massimo superiore al precedente e l’indicatore, contestualmente, realizza un massimo inferiore significa che, probabilmente, le forze che stanno spingendo sempre più in alto il prezzo non sono sintomo di un movimento di continuazione affidabile; viceversa per minimi successivamente inferiori. La prima cosa che si nota è che le operazioni diventano numericamente molto limitate, se considerato lo stesso periodo di tempo degli esempi operativi di cui sopra (solo 3). Ugualmente, si nota però che tutte e tre le operazioni avrebbero avuto un certo margine per performare positivamente: limitata ma sufficiente nel primo caso, discreta nel secondo e molto buona nel terzo e ultimo caso. In questa situazione mi sono avvalso dell’aiuto di un altro indicatore, la media mobile esponenziale a 20 periodi: avrei potuto utilizzare qualsiasi altro oscillatore o indicatore ma, per comodità, ho scelto questo che, notoriamente, rappresenta un po’ l’indicatore di tendenza, soprattutto per il breve periodo, per antonomasia. Come si può facilmente rilevare l’operatività realizza circa 112 punti di gain, praticamente quasi senza sopportare draw down, salvo intraday quasi irrilevante. A maggior ragione, vista l’esiguità numerica delle operazioni, anche questo utilizzo dell’indicatore va valutato nel lungo periodo ed eventualmente implementato in uno dei sopraindicati metodi.

Bene, conclusa questa bozza di spiegazione mi auguro che possa servirti da spunto per cominciare a creare una strategia personale, basata su qualcosa che tu, personalmente, hai visto, concepito e assemblato dopo aver studiato il mercato ed i suoi grafici nel tempo e nelle varie fasi; se questo articolo ed altri che potrai trovare in giro ti sarà servito per questo scopo allora saremo in due ad essere soddisfatti. Buon trading.

30 giugno 2010

 

Euro/Dollaro: visione di base secondo il metodo grafico/temporale di Gann 

Il primo grafico illustra l’andamento del mercato su base giornaliera e con la definizione del trend di fondo (quindi principalmente valida per il trend di breve periodo) tramite la costruzione del grafico a 3 giorni, con il cambiamento della tendenza al verificarsi di tre consecutivi massimi/minimi superiori/inferiori a quelli del giorno precedente. Come si può ben vedere la situazione di negatività generale è evidente sia sotto il profilo della netta superiorità della entità e della durata dei movimenti al ribasso, sia per la continuità con cui il mercato fa segnare massimi e minimi inferiori. In aggiunta è riportato anche l'indicatore ciclico basato sul ciclo intermedio di 20 giorni: notare come il break dello stesso sotto la sua mediana abbia notevolmente favorito il ribasso che ha permesso di toccare i minimi di medio periodo pochi giorni fa.

Il secondo grafico è su base settimanale e mostra, con la massima semplicità, la tendenza del mercato su base settimanale; in evidenza sia il doppio massimo di metà 2008 a cui ha fatto seguito il break ribassista con conseguente movimento al ribasso, sia il doppio minimo realizzato tra la fine dello stesso anno e la prima parte del 2009. Sono indicate (freccine blu e rosse) anche le entrate in direzione del nuovo trend senza l'ausilio di altri strumenti (grafici o algoritmici che siano), con l'aggiunta delle eventuali uscite dalla posizione in occasione dei citati doppio max e minimo (cerchio grigio).

In ultimo vediamo anche l'aspetto ciclico sul grafico a compressione settimanale qui sotto. Le linee spesse (blu e rosse) del grafico mostrano l'ampiezza del trend in atto secondo l'indicatore temporale inferiore (denominato Gann3line), con il posizionamento, inoltre, degli estremi della linea stessa proprio sul prezzo di entrata/uscita (supponendo sempre il reverse, anche in questo caso); l'oscillatore superiore, quello immediatamente sotto i prezzi di mercato, è per natura più veloce e meno adatto ai movimenti di mercato su base settimanale ma ha la stessa valenza per quanto riguarda eventuali divergenze su doppi massimi e doppi minimi. Proprio in coincidenza con il massimo del 2008, infatti, si può facilmente notare come una reiterata divergenza negativa abbia comunicato l'alert in tempi ancora non sospetti e con prezzi in condizione di neutralità/positività.

16 maggio 2010

 

Footsie Mib by Gann

In risposta a più mail che mostrano un certo interesse per quello che potrebbe essere definito "universo Gann", provo qui a dare una velocissima panoramica (più che altro grafica, visto che dare una spiegazione dettagliata sarebbe particolarmente gravoso in termini di tempo) sulla situazione generale del nostro indice principale utilizzando le applicazioni di base grafiche e dinamiche degli insegnamenti di Gann, come spunto per chiunque "simpatizzi" per questa teoria le cui radici si possono far risalire a oltre un secolo fa.

Qui sotto l'andamento del mercato dal 1999, poco prima dei massimi storici. Si può vedere il comportamento dei prezzi mensili una volta toccati e rotti gli angoli discendenti e, in particolare, nel momento in cui il break rialzista fallisce proprio su uno di essi (l'ultimo massimo del 2007). E' indicato anche, per curiosità, l'angolo ascendente (e speculare a quello discendente principale dai massimi storici) che parte dal valore zero; una volta intercettato dai prezzi fa muovere il mercato in laterale per quasi 4 mesi ma il suo cedimento definitivo porta all'accelerazione decisa e importante conclusasi, al momento almeno, coi minimi del 2009. Notare poi, come indicato anche sul grafico, l'importanza di doppi massimi e doppi minimi di medio e lungo periodo: Gann stesso riteneva di fondamentale importanza segnare questi valori di mercato anche a distanza di anni come livelli sensibili sui quali operare. Ovviamente e come si può ben vedere, quando gli stessi si formano con distanza limitata tra i due pivot di massimo o di minimo è verosimile che si verifichi una buona inversione della tendenza di periodo. Si possono notare, inoltre, le linee rosse leggere e le linee blu pesanti (le prime direttamente sui valori di mercato e le seconde, per evitare confusione, sotto i valori ma da leggere i corrispondenza degli stessi); definiscono, rispettivamente, il trend intermedio e il trend minore, essendo legati al movimento di rottura di due massimi superiori e due minimi inferiori nel primo caso, di un unico massimo superiore e minimo inferiore nel secondo caso. Mancherebbe, in tal caso, l'indicatore di trend principale (tre massimi/minimi superiori inferiori) che corrisponde al vero indicatore di tendenza di fondo (Main trend indicator) di lungo e lunghissimo periodo, ragionando chiaramente sul grafico mensile. Il problema principale è che il nostro mercato è relativamente giovane e un grafico a compressione mensile non darebbe l'opportunità di valutarlo sull'indicatore appena citato. In ogni caso si possono vedere i segnali di cambio di tendenza generati dall'uno e dall'altro: in teoria l'utilizzo degli stessi sarebbe corretto se desse origine ad una operatività direzionale concertata; con trend secondario (linea blu spessa) al rialzo la rottura di un massimo definito dall'indicatore di trend minore sarebbe il segnale definitivo di long, viceversa per lo short.

Qui sotto ho aperto una finestra per meglio identificare il mercato tra l'ultimo massimo (maggio 2007) e il minimo del 2009. L'angolo discendente e rappresentante la 1X1 dai massimi indicati ha tenuto il mercato al ribasso per tutto questo tempo; raggiunto verso la fine del 2008 e poi successivamente ad aprile dell'anno in corso ha dato origine a brusche inversioni di tendenza sui tentativi di recupero sia di breve che di medio periodo. Sono segnalati, inoltre, i livelli di ritracciamento di Gann, sempre considerando il massimo ed il minimo appena citati; come si può ben vedere sia sul primo dei livelli (12,5%) che sul secondo più importante (25%) il mercato ha reagito negativamente, in modo più corposo nel secondo ed attuale caso.

L'ultimo grafico è la pura rappresentazione di un doppio indicatore ciclico (nella fattispecie: ciclo di lungo linea blu, ciclo di medio linea verde) ideato dal sottoscritto (valido per qualsiasi timeframe con le opportune modifiche sui parametri temporali) sulla base di alcuni dei più noti riferimenti lasciati da Gann in materia, appunto, di cicli temporali. In sostanza il funzionamento è di una semplicità assoluta: l'attraversamento della linea dello zero da parte dell'indicatore genera il cambio di tendenza del ciclo sottostante, o almeno nelle intenzioni dell'indicatore stesso. Sul grafico dei prezzi le linee spesse verdi e blu indicano, rispettivamente, gli incroci dell'indicatore con la sua mediana in ciascuna delle sue due linee specifiche.

Spero possa essere utile per spronare gli estimatori di Gann e delle sue diverse e numerose strategie e tecniche di approccio al trading ad approfondire le stesse più con lo studio personale dei grafici e le prove in backtest effettivi e personalmente eseguiti che non studiando testi ormai obsoleti nei contenuti, seppure moderni nella forma o nel modo di porsi al lettore. Unica alternativa valida: direttamente i testi scritti dal trader americano...

17 maggio 2010

 

"Volevo chiedere un consiglio: siccome ho poco tempo per fare l’intraday e quelle volte che l’ho fatto sono quasi solo riuscito a perdere perché i guadagni erano sempre piuttosto limitati chiudendoli anticipatamente e le perdite invece consistenti, preferirei fare una sola operazione al giorno al massimo e cercare di prendere solo quelle giornate che in una certa percentuale potrebbero darmi un vantaggio sull’operazione che voglio fare. A questo proposito ho sentito parlare dei gap d’apertura e in particolare sul dax. In questo tipo di operazioni potrei lavorare nemmeno tutti i giorni e senza troppo impegno così da dedicarmi come al solito al mio lavoro e dovrei guardare solo il livello di apertura del mercato per mettere l’ordine. Lei cosa ne pensa? Potrebbe funzionar sul dax? E su altri future come bund e fib? Grazie e arrivederci.(Email di Giovanni da Rovigo)"

Per prima cosa direi che il discorso dell’operatività legata ai gap d’apertura può avere senso ma il mio consiglio è quello di considerare sempre la migliore conoscenza possibile degli strumenti che si va a utilizzare per operare, onde evitare brutte e inattese sorprese con qualche stop di troppo, di eccessiva consistenza e non preventivato.

Detto questo e dando per scontato che conoscenza degli strumenti e capitale necessario non siano un problema per chi legge direi che lavorare contro il trend definito dal livello di apertura è positivamente accettabile, dal momento che, in generale e nel medio-lungo periodo, il metodo paga. Le modalità sono diverse, volendo sfruttare l’apertura sopra il massimo o sotto il minimo del precedente giorno, ma in tutti i casi se apre sopra il massimo si venderà mentre se apre sotto il minimo si provvederà ad impostare un’operatività di tipo long. Le tre modalità che verifico solitamente (e qui in particolare per darti un’idea delle differenze valutazioni che si possono fare) per l’entrata dopo il gap iniziale sono:

1)       entrata sul ritorno sopra il minimo/sotto il massimo precedente;

2)       entrata sul ritorno sopra/sotto la chiusura precedente;

3)       entrata immediata 1 o 2 tick sopra/sotto il livello di apertura se apre in gap-up/down.

Nessun livello di stop e nessun livello di profit; questo perché l’adozione di un qualsiasi livello, più o meno ampio, relativo a obbiettivi o stoploss cautelativi, generalmente porta ad una drastica riduzione della performance operativa. Inoltre, l’ottimizzazione di un metodo che funziona discretamente con una semplice regola di base è spesso deleterio e comporta quasi esclusivamente maggiori rischi e minori profitti (in ogni caso chiunque può provare a effettuare uno studio con relativo back test per verificare l’attendibilità di questa informazione). I risultati, nell’ordine (1-2-3) come riportato sopra sono quelli pubblicati in formato EXL di seguito:

1                2                3

 

Inoltre, per verificarne la fattibilità anche su Bud e Fib ho effettuato questo back test nella forma più semplice di ingresso su ritorno sopra il minimo o sotto il massimo precedente:

Bund                                 Fib   

 28 aprile 2010

 

Raggruppo alcune mail che chiedono qualche delucidazione sull'attuazione di un modello di breakout, con particolare riferimento ad eventuali filtri da utilizzare.

Premetto che, secondo me, l'utilizzo dei filtri a figure grafiche di questo tipo non è sinonimo di migliore performance in termini assoluti; penso che uno o più filtri possano aumentare la percentuale di operazioni in utile e ridurre, in parte, il draw down da sopportare, ma il risultato finale nel lungo periodo quasi sicuramente ne risentirà negativamente. Penso, piuttosto, che l'utilizzo di una stratefia di money management insieme all'operatività di base possa essere di gran lunga più interessante. Procedo però a fornire qualche informazione (limitata e succinta, vista la vastità della materia che comprende sfaccettature e sfumature di ogni tipo!).

Documento di sintesi   

16 aprile 2010

 

In risposta ad un paio di email sulla personale considerazione dell'attuale situazione di mercato per quanto riguarda il lungo termine posto un paio di grafici con succinto commento relativo: il primo grafico riguarda il nostro derivato mentre il secondo è riferito all'indice di riferimento.

Secondo lo studio personale, basato principalmente su indicatori di tipo proprietario, attualmente i prezzi del FIB sono in una condizione neutrale, dopo l'uscita cautelativa dallo short cominciato in area 39400 punti circa; uscita verificatasi intorno ai 22500 punti circa. Come si può vedere dal grafico stesso la linea rossa superiore, proprio sui massimi di questo periodo, rappresenta la resistenza principale, al momento, la cui rottura proporrebbe positività sul modello considerato. L'avvicinamento dell'oscillatore alla sua mediana potrebbe essere maggiormente significativo qualora si verificasse l'incrocio in coincidenza, o poco dopo, del break rialzista, condizione che potrebbe favorire un allungo deciso e abbastanza veloce verso livelli superiori.

Ora vediamo l'indice di riferimento.

La situazione qui può essere interpretata secondo due linee guida: più speculativa e più cautelativa. Mentre la precedente operazione ribassista ha mostrato un entrata a livelli inferiori rispetto a quelli realizzati dallo short sul derivato (qui stiamo parlando di sell in area 37400 punti circa), la possibile nuova posizione long avviene (o avverrà) più o meno sugli stessi livelli (l'uscita dallo short, invece, è stato decisamente migliore, qui a 19500 punti circa di indice, rispetto all'uscita dello short FIB). Come si evince dal grafico attualmente si potrebbe già essere long da 23800 punti oppure, secondo la formula maggiormente cautelativa, in procinto di entrare in caso di superamento dei massimi di periodo intorno a 24500/24600 punti circa.

 

I modelli utilizzati sui due grafici sono diversi: utilizzano indicatori (classici o proprietari poco importa) differenti per definire possibili uscite cautelative dalla posizione e conferme per l'entrata ma, sicuramente, l'approccio principale non si discosta minimamente, essendo improntato in entrambi i casi ad un modello guida di tipo trend-following. La situazione che ne esce è chiara: posizione attuale neutrale o, nella migliore delle ipotesi, long da tempi e prezzi recenti.

15 aprile 2010

 

Continuano ad arrivare messaggi con richiesta di pareri in merito all'operatività sull'euro/dollaro; ho già premesso molte volte che è un mercato che non seguo da vicino, principalmente per motivi di tempo ma, nonostante questo, non mi sono mai rifiutato di provare a dare pareri personali o a verificare qualche studio relativo. Anche in questo caso proverò a dare una mano, limitata come al solito, a chi opera o vuole operare su questo mercato; quanto espresso in seguito è frutto di studi personali limitati nel tempo e nelle risorse e, in particolare, la formulazione di base della strategia ha preso spunto da un vecchio metodo (almeno io l'ho letto molti anni fa) che utilizzava tre medie mobili per lavorare sulle valute (similare, come base, al ben più famoso metodo Delphic già visto e rilevabile anche su questo sito alla pagina download). Ho poi pensato di implementarlo, arricchirlo e personalizzarlo come solitamente mi capita quando elaboro qualche strategia già esistente.

Per comodità provvedo a pubblicare l'articolo in formato PDF con tutte le indicazioni del caso e qualche grafico a titolo di esempio:    

 

9 aprile 2010

 

Petrolio di nuovo verso i 100 $: condizione reale o mera speculazione? 

La nuova salita dell’oro nero che ha portato le quotazioni, proprio in questi giorni, nuovamente sopra gli 85 $, è realmente giustificata da una domanda in aumento sui mercati mondiali? In effetti, nonostante la crisi economico-finanziaria mondiale stia ancora attanagliando gran parte delle economie consolidate del pianeta, il consumo di petrolio e dei suoi raffinati ha subito un ridimensionamento solo parziale in tali Paesi e la diminuzione della domanda in questi mesi è stata nettamente controbilanciata da una maggior richiesta dai Paesi emergenti, i più ,evidentemente, relativi alle economie asiatiche. La Cina, tra l’altro, è la principale

Artefice di questo incremento di domanda: in gennaio (2010) la richiesta ha subito un balzo molto vicino al 30% in più rispetto al gennaio dell’anno precedente (dati forniti dall'Agenzia internazionale dell'energia, la IEA). La diminuzione della domanda da parte dei Paesi sviluppati, dunque, è stata ampiamente sostituita da questi nuovi “superconsumatori”, situazione che permarrà tale anche nel corso dell’anno, visto che la stessa IEA ha previsto un leggero calo di consumo (e dunque di richiesta) sempre e solo da parte delle economie sviluppate (0,3% circa).

E’ dunque in prospettiva, oltre che sulla base dei numeri ufficiali ed effettivi, di questi emergenti che il prezzo tende a salire e a consolidare, quindi a salire di nuovo e così via, innescando una inevitabile tendenza rialzista in apparenza senza fine; questo, almeno, fino a che le energie alternative non saranno seriamente prese in considerazione come valide alternative al petrolio stesso o, al limite, fino a che l’aumento sconsiderato, per indotto, di benzina e gasolio non sarà più sostenibile dalle maggiori economie mondiali. 

A tale proposito ricordo che, mentre analisti ed economisti prevedevano un prezzo nel breve periodo (qualcuno anche a fine 2008/metà 2009) sopra i 200 $ al barile, con quotazioni a quei tempi sui 130 $, gli arabi proprietari dei giacimenti si riunivano per evitare un eccessivo e troppo veloce innalzamento del prezzo del greggio; il risultato fu di 1 – 0 per gli sceicchi, considerando il fatto che il prezzo scesa dai 130 ai meno di 40 $ al barile in men che non si dica, prima di raddoppiare nuovamente da questi minimi fino ai giorni nostri, ma sempre abbondantemente lontano da quei valori previsionali. Inevitabilmente, analisi o meno, il prezzo dei derivati del greggio è in alcuni casi già insostenibile a questi livelli, figuriamoci a oltre 200 $ al barile in tempi rapidi!

7 aprile 2010

 

"Da qualche tempo mi sono appassionata alla media adattiva di Kaufman, ma faccio un po' fatica a capire i valori di imput, ovvero quelle voci relative al periodo, alla velocità, alla lentezza e così via. Soprattutto non capisco in che maniera agire, ad esempio, se devo entrare in long al superamento della media o attendere il close di alcune barre. Stessi problemi, chiaramente, per le entrate in short. Grazie come sempre della sua cortese disponibilità. Le auguro una buona serata e le invio un cordiale saluto. (Mail di Tiziana F.)"

Due indicazioni velocissime e che riguardano i quesiti di inizio mail.

Periodo: non esiste il periodo ideale, purtroppo, o, se esistesse non sarei in grado di indicarlo non conoscendolo. Posso però riportare quelli che userei io qualora la dovessi utilizzare per far trading senza l'ausilio di altri indicatori o figure grafiche (in tal caso mi farei guidare, per il parametro, principalmente dall'altro indicatore sempre che non sia un'ulteriore media chiaramente):

- tra i 12 ed i 16 periodi (preferenze 12 e 15) per un'operatività di breve e brevissimo periodo (durata operazioni tra 5 e 20 giorni) e gain atteso tra il 3 ed il 15%;

- tra i 40 ed i 57 periodi (preferenze 40 e 49) per un'operatività di medio periodo (durata operazioni tra 15 e 45 giorni) e gain atteso tra il 10 ed il 25%;

- tra i 60 ed i 90 periodi (preferenze 64 e 79) per un'operatività di lungo periodo (durata operazioni 40 e 120 giorni) e gain atteso tra il 20 ed il 50%;

Per il modo pratico di agire: io preferisco attendere sempre la chiusura del mercato sopra/sotto la media considerata, anche come conseguenza del fatto che la maggioranza delle media la si imposta proprio sui valori di chiusura. Inoltre: o si attendono due chiusure superiori con il vantaggio di evitarsi molti segnali fasulli a scapito di prezzi di entrata peggiorativi in parecchi casi, oppure si attende che l'apertura del giorno dopo sia in linea con la chiusura o, magari, anche sopra, comunque non molto negativa in modo tale da scongiurare un eccesso di prezzo realizzato in close precedente proprio per far figurare un break sopra una media che poi rientri immediatamente per trasformarsi in falso segnale.

Per il resto, riassumo nel documento pdf sottostante il mio studio, dal momento che il numero dei grafici inseriti allungherebbe troppo il documento in questa pagina.

Termino pubblicando la formula da inserire su Tradestation per coloro che volessero operare mediante l’utilizzo di questa media; aggiungo che, in genere, la si può trovare su alcune piattaforme di trading gratuitamente. Personalmente, come si vede anche dai grafici pubblicati, io uso Tradestation appunto e sulla piattaforma l’ho dovuta inserire manualmente . La formula:

Type: Function, Name: AMA

Inputs: Period(Numeric);
Vars: Noise(0), Signal(0), Diff(0), efRatio(0), Smooth(1), Fastest(.6667), Slowest(.0645), AdaptMA(0);
Diff = AbsValue(Close - Close[1]);
IF CurrentBar <= Period Then AdaptMA = Close;
IF CurrentBar > Period Then Begin
Signal = AbsValue(Close - Close[Period]);
Noise = Summation(Diff, Period);
efRatio = Signal / Noise;
Smooth = Power(efRatio * (Fastest - Slowest) + Slowest, 2);
AdaptMA = AdaptMA[1] + Smooth * (Close - AdaptMA[1]);
End;
AMA = AdaptMA;

Type: Function, Name: AMAF

Inputs: Period(Numeric), Pcnt(Numeric);
Vars: Noise(0), Signal(0), Diff(0), efRatio(0), Smooth(1), Fastest(.6667), Slowest(.0645), AdaptMA(0), AMAFltr(0);
Diff = AbsValue(Close - Close[1]);
IF CurrentBar <= Period Then AdaptMA = Close;
IF CurrentBar > Period Then Begin
Signal = AbsValue(Close - Close[Period]);
Noise = Summation(Diff, Period);
efRatio = Signal / Noise;
Smooth = Power(efRatio * (Fastest - Slowest) + Slowest, 2);
AdaptMA = AdaptMA[1] + Smooth * (Close - AdaptMA[1]);
AMAFltr = StdDev(AdaptMA-AdaptMA[1], Period) * Pcnt;
End;
AMAF = AMAFltr;

Type: Indicator, Name: Adaptive Moving Average

Inputs: Period(10), Smooth("Y");
IF UpperStr(Smooth) = "Y" Then
Plot1(LinearRegValue(AMA(Period), Period, 0), "Smooth AMA")
Else
Plot2(AMA(Period), "Adaptive MA");

15 marzo 2010 

 

Una mail di un lettore del sito mi chiede se mi ispiro a qualche regola in particolare quando faccio trading. In realtà le regole sono moltissime: personalmente, come già detto altre volte, preferisco un'attività legata a sistemi e metodologie trend-following, motivo per cui, per esempio, nella homepage del sito si possono trovare in modo stringato le regole di fondo del grande Ed Seykota. Cerco, nei limiti del possibile, di utilizzare quando adattabile la strategia di Gann, situazione che tuttavia riesco a verificare principalmente sulle tendenze di medio e lungo termine. Se però dovessi indicare una lista esaustiva e allo stesso tempo semplice da comprendere e da mettere in pratica direi che la cosa migliore sia studiare e mettere in pratica gli accorgimenti suggeriti da Murphy. Di seguito una spiegazione abbastanza stringata delle regole di trading di John J. Murphy.

Fare una mappa precisa e storica delle tendenze di mercato.

In pratica studiare i grafici di lungo termine: analizzare graficamente dati mensili e settimanali possibilmente su uno storico dati di molti anni. Una mappa del mercato ragionando su compressioni temporali alte fornisce sicuramente una maggiore visibilità e una migliore prospettiva di lungo periodo del mercato stesso. Una volta stabilito il trend di lungo termine sarà possibile passare allo studio (ed eventualmente intervenire) dei grafici daily e intraday. Una visione del solo mercato di breve termine, infatti, spesso può essere ingannevole: anche se si fa un trading esclusivamente di brevissimo termine è sempre opportuno agire nella stessa direzione del trend principale di medio e lungo termine.

Individuare il trend principale e seguirlo.

Le tendenze di mercato si presentano in svariati modi: dal brevissimo termine (pochissimi giorni) al lungo e lunghissimo termine (mesi e anni), motivo per cui la prima cosa da fare è sempre determinare con quale tipo di trend si vuole fare trading ed utilizzare il grafico più appropriato, assicurandosi di fare trading nella stessa direzione di quello stesso trend. Se il trend è in salita acquistare in corrispondenza dei ritracciamenti (buy on dips), se il trend è al ribasso vendere in corrispondenza dei rimbalzi ( sell rallies). Se si sta facendo trading utilizzando il trading intermedio, utilizzare grafici settimanali e giornalieri. Se si fa trading intraday, utilizzare grafici daily e intraday. Ma in ogni caso deve essere il grafico con il range più lungo a determinare il trend, e quindi usare il grafico a più breve termine per la tempificazione del trading.

Trovare il minimo e il massimo dei movimenti.

In sostanza: individuare i livelli di supporto e resistenza generatisi dei movimenti più recenti ma non solo. Il prezzo migliore per acquistare un titolo è vicino ai livelli di supporto, quello per venderlo sulle resistenze. Di solito un buon supporto è una reazione precedente di minimo, una resistenza è invece nei pressi di un picco precedente. Dopo che un picco di resistenza è stato violato, esso normalmente fornirà un supporto nei pullback successivi. In altre parole, i vecchi “massimi” diventano i nuovi “minimi”. Allo stesso modo, quando un livello di supporto è stato violato, esso di solito provoca delle vendite sui rally successivi – il vecchio “minimo” può diventare il nuovo “massimo”.

Studiare i ritracciamenti normali e non.

Procedere quindi alla misurazione dei ritracciamenti in termini percentuali; le correzioni di mercato, al rialzo o al ribasso, di solito ritracciano una porzione significativa del movimento precedente.  Uno dei più comuni ritracciamenti corrisponde al cinquanta per cento di un movimento precedente, ritracciamenti inferiori minimi vale normalmente circa un terzo del movimento precedente menre quello superiore generalmente arriva ai due terzi (del trend precedente). Vale la pena di considerare anche i ritracciamenti di Fibonacci del 38,2% e del 61,8%. Pertanto durante un pullback in un trend al rialzo, i punti iniziali di acquisto sono ubicati nell’area di ritracciamento 33-38% se il trend si dimostra molto forte, sul 50% in situazioni normali e sul 61-66% in casi diversi.

Tracciare le trend-line.

Le trendline sono uno degli strumenti grafici più semplici ed efficaci e per tracciarle serve semplicemente unire due punti significativi su un grafico: le trendline al ribasso sono tracciate unendo due massimi successivi, le trendline al rialzo sono tracciate unendo due minimi successivi. Spesso i prezzi ritracciano fino alle trendline prima di reimpostare il nuovo trend. La violazione di una trendline di solito segnala un cambiamento nel trend. Una trendline valida dovrebbe essere toccata almeno tre volte. La trendline diventa tanto più importante quanto maggiore è stata la sua durata e quanto maggiore è il numero di volte in cui è stata toccata.

Seguire le medie mobili.

Le medie mobili forniscono segnali di acquisto e di vendita obiettivi, esenti da elaborazioni estremizzate e da indicazioni soggettive ed emozionali. Esse ci dicono se il trend è ancora in movimento e ci aiutano a rilevare l’eventuale e potenziale cambiamento di tendenza sui nuovi break dei loro valori, anche se le stesse non ci dicono in anticipo che è imminente un cambiamento del trend. Il modo più popolare per individuare segnali di trading è quello di utilizzare un grafico con la combinazione di due medie mobili: alcune combinazioni popolari per i futures sono quelle di medie mobili con periodi di 4 e 9 giorni, 9 e 18 giorni, 5 e 20 giorni. I segnali sono generati quando la media mobile con il periodo più breve incrocia la media mobile tarata sul periodo più lungo. Anche l’incrocio, al rialzo e al ribasso, del prezzo con una media mobile a 20 o a 40 giorni genera buoni segnali di trading. Poiché le medie mobili sono indicatori trend following, funzionano meglio in un mercato in trend.

Comprendere i punti di svolta.

Gli oscillatori identificano le condizioni di ipercomprato e di ipervenduto del mercato per cui è importante seguirli nelle evoluzioni delle fasi di mercato. Se è vero che le medie mobili offrono una conferma di un cambiamento del trend di mercato, è altrettanto vero che gli oscillatori, spesso, ci preavvisano che un mercato è salito (o sceso) troppo e presto effettuerà una inversione. Due fra gli indicatori più popolari sono il Relative Strength Index (RSI) e lo Stocastico: entrambi utilizzano una scala da 0 a 100. Utilizzando l’RSI, quando il valore si trova sopra 70 ci si trova in condizione di ipercomprato mentre con un valore sotto 30 ci si trova in condizione di ipervenduto. I valori di ipercomprato e di ipervenduto per lo Stocastico sono 80 e 20. La maggior parte dei trader utilizzano 14 giorni (o settimane) per lo Stocastico, mentre per l’RSI si utilizzano sia 9 che 14 giorni (o settimane). Le svolte di mercato spesso sono preannunciate dalle divergenze degli oscillatori. Questi strumenti funzionano meglio in un mercato in trading range (orizzontale). I segnali settimanali possono essere utilizzati come filtri per i segnali giornalieri, mentre i segnali daily possono fungere da filtro per i segnali intraday.

Conoscere i segnali di allerta.

Utilizzare il MACD per il trading. L’indicatore Moving Average Convergence Divergence (sviluppato da Gerald Appel) combina un sistema di incrocio di medie mobili con gli elementi di ipercomprato/ipervenduto di un oscillatore. Viene generato un segnale di acquisto quando la media più veloce incrocia al rialzo la media più lenta ed entrambe si trovano sotto la linea dello zero. Per converso viene generato un segnale di vendita quando la media più veloce incrocia al ribasso la media più lenta ed entrambe si trovano sopra la linea dello zero. I segnali settimanali hanno la precedenza sui segnali giornalieri. Un istogramma MACD traccia la differenza tra le due linee e fornisce segnali anticipatori anche del cambiamento del trend. Si chiama “istogramma” perché sono usate delle barre verticali per mostrare la differenza tra due linee del grafico.

Tendenza o trading range.

Allo scopo utilizzare l’ADX. La linea dell’Average Directional Movement Index (ADX) serve a determinare se il mercato si trova in una fase di trend o di trading range e misura il grado di trend o direzione del mercato. Una linea ADX crescente suggerisce la presenza di un forte trend, una linea ADX discendente suggerisce la presenza di una fase di trading range e l’assenza di un trend. Un ADX crescente privilegia le medie mobili; un ADX in declino privilegia gli oscillatori. Il trader può, grazie al tracciamento della direzione della linea ADX, determinare, in funzione delle condizioni attuali del mercato, quali siano lo stile di trading e quali gli indicatori più appropriati.

Conoscere i segnali di conferma.

Utilizzare il volume e l’open interest. Volume e open interest sono importanti indicatori di conferma nei mercati futures in quanto solitamente il volume precede i prezzi. È importante verificare che vi siano volumi crescenti nella direzione del trend prevalente: in un trend rialzista i volumi crescenti dovrebbero essere coincidenti con i giorni al rialzo ed una open interest crescente conferma che nuovi capitali stanno supportando il trend prevalente. Una open interest decrescente è invece spesso un segnale indicante che il trend è vicino al completamento. Un sano incremento di prezzo dovrebbe essere accompagnato da volume crescente e anche da un crescente open interest.

9 marzo 2010

 

Una mail abbastanza lunga e che dunque non pubblico chiede informazioni in merito alla possibilità di utilizzare grafici a due o più timeframe per regolare l'operatività su un titolo o su un mercato. In particolare l'esigenza del lettore riguarda l'opportunità o meno di lavorare su un timeframe verificando però il trend sottostante su quello superiore per maggiore sicurezza nell'operatività. La definizione del trend, sempre secondo il lettore, viene attuate utilizzando una o più medie mobili e tirando dei canali direzionali che interpretano i massimi e i minimi di periodo definendo una banda di oscillazione del mercato e che, pertanto, fino a che rimane all'interno indica un trend definito, in caso contrario un cambiamento nello stesso.

In generale la risposta, in merito al discorso se usufruire di grafici a doppia compressione temporale, è affermativa; mi trova d'accordo, nell'ottica di una strategia operativa di breve o brevissimo termine, l'adeguamento della stessa al cosiddetto trend di fondo, definito appunto mediante strumenti più o meno tipicamente idonei a identificarlo (media mobili, canali, trend-line ecc.).

Di seguito mostro, per quanto sia in grado di farlo, come l'adozione di un grafico settimanale possa permettere un'operatività di breve termine, basata quindi su grafico giornaliero, sfruttando la forza del mercato (o titolo come in questo caso) nel medio termine. Molto spesso, infatti, in una fase tendenziale ben definita, le operazioni di breve termine permettono di effettuare entrate con ottime probabilità di successo e che, in tempi ragionevolmente rapidi, concedono il raggiungimento dei target prefissati. In questo specifico caso gli strumenti da me utilizzati sono elencati di seguito.

grafico settimanale:

-max e minimi successivamente superiori o inferiori

- aree di interesse sui prezzi (fasce di prezzi ben trattate)

-break dei livelli di supporto/resistenza di breve e medio periodo

-trend-lines di sostegno (eventuale aggiunta)

 

Qui sotto di nota bene, come del resto anche specificato direttamente sul grafico, la fase decisa ed importante (vista la rivalutazione dei prezzi) che ha accompagnato al rialzo il titolo Fiat dal mese di marzo fino ad ottobre dello scorso anno. Una volta definito il trend con i due break che hanno fatto seguito al doppio minimo di medio e lungo periodo, confermandolo appunto con le successive rotture, il titolo si è mosso in modo abbastanza lineare fino alla prima fase di congestione tra maggio e luglio. Sono queste le fasi che, solitamente, attirano gli operatori che tendono ad inserirsi nei trend forti e che quindi preferiscono attendere che gli stessi si manifestano in modo inequivocabile. Anche in questo caso il mercato si comporta quasi esattamente come sul precedente minimo: doppia discesa e valori minimi nella stessa area di prezzi, seguiti da un doppio break che fa ripartire ottimamente il rialzo. Tutto ciò identifica le due gambe rialziste che hanno permesso al mercato di salire, dai minimi indicati, di quasi il 300 % e, dal secondo break di ulteriore conferma, almeno del 50%. E' qui che occorre ricollegarsi al grafico successivo (giornaliero) sul quale interpretare l'operatività a livello pratico.

Gli strumenti sul grafico daily sono all'insegna della semplicità, visto che riguardano la decisione finale sulla scorta di informazione già dettagliate desunte dallo studio sul grafico a compressione temporale superiore:

- aree di congestione (riprese dal weekly ed eventualmente confermate e/o integrate)

- trend-lines di breve termine per il potenziale break

 

C'è ben poco da aggiungere: qualora i prezzi si fermassero su supporti precedenti o, in alternativa, creassero una nuova area di congestione di un certo interesse, la rottura sopra la trend-line interessata darebbe il timing e prezzo di entrata. Nell'immagine sono visibili diversi esempi, anche per potenziali entrate al ribasso sul cambiamento del trend generale. Un'alternativa sarebbe l'entrata limite direttamente sui livelli di supporto, situazione che permette sempre di ottenere un prezzo di entrata nettamente migliore. Il problema in questo caso è la mancanza di uno stop adeguatamente identificabile o, qualora lo fosse sulla base dei minimi precedenti, spesso abbastanza "costoso" (va da sé che se lo stesso dovesse essere leggero il tentativo di anticipare l'operatività potrebbe rivelarsi una valida opportunità). Per gli obbiettivi le tecniche di uscita sono molteplici ed ogni trader ne adegua una o più al proprio stile operativo.

Quello che mi sento di consigliare è, volendo operare in queste condizioni e con l'ausilio di un grafico a timeframe superiore, di non effettuare un'operatività di tipo trendfollowing e non utilizzare, soprattutto, il trailing stop a oltranza sino a che si viene buttati fuori dal mercato, ma adottare, anche se non in prima istanza, un livello di profit prefissato.

22 febbraio 2010

 

"Gentilissimo Signor Marco con la presente sarei a chiederle un favore ed un aiuto: il favore riguarda la possibilità che lei verifichi in backtest per gli ultimi due anni un sistema di trading che ho letto e imparato su alcuni documenti recuperati in parte gratuitamente ed in parte a pagamento, mentre il secondo è un consiglio, eventualmente, da parte sua sul tipo di operatività stessa (in pratica se secondo lei è da seguire nel tempo indipendentemente dai risultati storici e periodici o meglio indirizzarsi da un'altra parte). grazie e buon lavoro" (Email di Franco delle prov. di Roma).

Inizio dicendo subito che la tecnica in questione (tipologia, strumenti e parametri erano in allegato e li riporto in seguito) è uno dei metodi (tanti metodi sullo stesso strumento) insegnato e pubblicizzato da Woodie (famoso col nome di Woodie's CCI). Invito tutti a documentarsi sul sito dello stesso (si trova facilmente inserendo la parola Woodie su qualsiasi motore di ricerca). Personalmente ne ho verificate alcune tipologie ma non ho mai trovato soddisfazione, se non saltuariamente e su qualche singolo metodo operativo, ma mettendoci sempre del mio in particolare su stoploss e profit anticipati o trailing stop. Comunque faccio il possibile e vedo di renderti chiaro il risultato del backtest utilizzando i parametri che mi hai indicato (e che sono a grandi linee proprio quelli insegnati):

mercato di riferimento Dax future

- timeframe a 3 minuti

- cci a 14 periodo;

- cci a 6 periodi;

- entrata (a mercato) su doppio segnale (cci a 6 sotto -100 o sopra +100 e cci 14 periodi sotto o sopra lo zero)

- uscita su stoploss dello 0,5% (aveva indicato 30 pti ma dal momento che a 6000 punti contratto è una cosa mentre a 3000 o a 8000 sarebbe decisamente diverso ho preferito adattarlo percentualmente)

- uscita anticipata (a mercato) qualora il cci a 14 periodi dovesse andare oltre +200 (sul long) o sotto -200 (sullo short)

- commissioni 2,5 per contratto (5 euro a operazione chiusa).

 

Devo dire che i risultati sono veramente da dimenticare, sia per il 2008/2009 che per il 2009/2010 (di gran lunga peggiore). Qui sotto in XCL i risultati con le specifiche.

    2008/2009

    2009/2010

Personalmente non l'ho mai ritenuto interessante, nemmeno adattandolo su altri timeframe e usando altri parametri: in alcuni periodi va molto bene ma in altri è veramente inutilizzabile a causa delle continue e pesanti perdite. Ciò non toglie che, potenzialmente, ci sia pure chi lo usi con profitto ma, sicuramente, creando un ibrido con lo stesso sistema.

Invito comunque tutti a leggere i documenti relativi e facilmente recuperabili sul web e che spiegano le molteplici strategie che Woodie ha costruito con questo indicatore certamente molto versatile.

4 febbraio 2010

Vorrei sapere se ritenete corretto utilizzare l’indicatore Abraham per prendere posizione su un titolo o su un future come per esempio l’eurodollaro (principalmente intraday e a 15 minuti). Ho letto su internet che sarebbe un indicatore di volatilità e che si dovrebbe usare più che altro come stop e trailing stop ma a me sembra che sia valido anche usato come inversione della posizione da long a short e viceversa. Cosa ne pensate? Grazie e buon lavoro. (Email di G.M. di Reggio Emilia) 

Spiegazioni ed esempi sull’indicatore in questione si possono trovare, insieme a riferimenti vari, anche sul sito. Essenzialmente può essere utilizzato sia come trailing stop per evitare di uscire prematuramente da una posizione e quindi cercare di sfruttare il trend fino in fondo, sia come stop e reverse di una o più posizioni sul mercato. Pensandoci la cosa è abbastanza logica: se lo stop serve, infatti, a chiudere una posizione in quanto il trend dovrebbe essere finito e pronto ad invertire, non si capisce perché, a questo punto, l’utilizzo quale inversione della stessa debba essere ritenuto sbagliato o prematuramente valido. 

In realtà, ma solo secondo me, l’indicatore non è largamente utilizzato poiché, come molti altri se utilizzato solo, non è esente da falsi segnali; in alcune situazioni, in particolare con condizioni di insistita lateralità, sono tanti e spesso “fastidiosi” e, cumulandosi, creano problemi anche psicologici al trader.  

Qualcuno consiglia di utilizzarlo insieme ad altri oscillatori/indicatori ma, a mio avviso, è di gran lunga preferibile ragionare a livello grafico ed impostare esclusivamente un’operatività di ampio respiro (potenzialmente) dopo che il mercato ha realizzato forti e prolungati movimenti di salita/discesa culminati con massimi/minimi importanti e seguiti sa figure grafiche (classiche o meno). O, in alternativa, quando un trend è ben identificato e deciso, per rientrare dopo un ritracciamento di media o bassa consistenza.

Per avvalorare entrambi queste tesi direi di seguire i due grafici sottostanti (sull’Euro/Dollaro, come portato ad esempio dal visitatore del sito, a 15 minuti); quindi grafici su un titolo azionario compreso un paio di riferimenti a situazioni di massimo/minimo di lungo periodo e di una certa importanza.

Grafici

 26 gennaio 2010

 

Diversi messaggi di posta che mi chiedono una visione generale, secondo la mia analisi, del nostro mercato (derivato) nel lungo periodo. Le raggruppo tutte in questa risposta succinta e, più che altro, grafica.

Qui sotto, il grafico del Fib di lungo periodo, appunto, costruito dunque con compressione temporale mensile. Le barre assumono due colorazioni: verde indica che il trend di fondo è o potrebbe essere positivo, rosso, viceversa, negativo (ovviamente il calcolo viene fatto sulla base di uno studio analitico personalizzato e con indicatori proprietari, quindi necessariamente ripropone un esito finale assolutamente soggettivo);  i pallini rossi e blu servono a confermare il trend ed a indicare un eventuale valore di chiusura della posizione in essere.

Quello che balza all'occhio subito è che, pur mantenendosi in trend negativo di lungo periodo (barre colorate di rosso), attualmente il mercato è tornato in una situazione di neutralità al raggiungimento, dopo i minimi di marzo, di area 20900/21000 punti circa. Non vi sono ancora, per il momento, segnali di una chiara inversione di tendenza ed anzi, due situazioni definiscono ancora pericolosa la situazione del mercato:

1) il canale predominante, almeno per ora, come si può ben vedere dalle trend-line negativamente inclinate e disegnate sul grafico (linee blu discendenti) è negativo e mantiene al ribasso tutta la struttura; chiaro anche il supporto che è quasi perfettamente coinciso con il minimo realizzato nel mese di marzo dello scorso anno e che ha dato origine al rimbalzo forte e deciso ancora in corso.

2) La trend-line ascendente che collega i due minimi principali del mercato (primi mesi dalla quotazione iniziale e minimo del 2003) è stata rotta nel mese di settembre del 2008 ed al momento fornisce un buon alibi alla negatività di lungo periodo. Primo obbiettivo a 11500/12000 punti almeno, avvicinato ma non toccato a marzo dello scorso anno.

5 gennaio 2010